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Il film: Non ronde ma Bande Nere

Come le nuove armi da fuoco hanno cambiato la guerra. E come un nuovo modo di fare la guerra può cambiare gli uomini. Oppure no

“Il mestiere delle armi”, insieme all’ “Albero degli zoccoli”, è uno dei film più significativi del Maestro Ermanno Olmi, un capolavoro in cui egli ci trasporta in un mondo in profondo cambiamento: l’irreversibile passaggio dal Medio Evo all’Età Moderna. Il simbolo impiegato dal regista per registrare questo momento storico sono gli ultimi giorni di Giovanni dalle Bande Nere: la Cavalleria medievale ferita a morte dalle armi da fuoco e accoltellata alle spalle dal cinismo della politica.

Giovanni de’ Medici, ultimo vero Capitano di Ventura, è uomo in contrasto col suo tempo, inesorabilmente superato, insieme al suo ormai anacronistico senso dell’onore. Siamo trasportati dal regista nell’Italia del 1526 in cui, come dice Pietro Aretino, nato non a caso nel primo anno moderno il1492, è usanza procedere più di tutto con intrighi e inganni della politica, frase che un contemporaneo potrebbe tranquillamente pronunciare senza per questo sentirsi vecchio di mezzo millennio.

Frase estremamente attuale perché questa Italia è figlia di quella. Una nazione in cui il particolarismo dei liberi comuni è divenuto l’interesse particolaristico del Signore. Si è definitivamente consumata la separazione fra il palazzo e il popolo. Lo sfarzo rinascimentale è solo apparenza di potenza, in netto stridente contrasto con la condizione contadina. Siamo in un’epoca solo superficialmente luminosa. È vero che sono gli anni di Michelangelo (uno per tutti), ma sono anche gli anni in cui gli eserciti stranieri scorazzano liberamente per la penisola, Alemannia Francia, Spagna...

Il nome di “Bande Nere” era dovuto al colore delle bandiere che Giovanni de’ Medici aveva cambiato in nero in segno di lutto per la morte di Leone X

Non ci sono più libere leghe di liberi comuni, primo abortito embrione d’Italia, a opporsi all’Imperatore, ma Signori che all’Imperatore chiedono conferma del loro potere, se poi il prezzo è il tradimento, poco importa.

Solo un uomo, violento gigante morale fra raffinati nani, sembra ergersi contro i lanzichenecchi del Frundsberg, il Bande Nere. Poche centinaia di cavalleggeri contro 18.000 soldati. Non grande armata vero, ma abbastanza per le raffazzonate milizie italiane del Della Rovere. Siamo di fronte a un disperato tentativo, sgradito a tutti, di poche truppe scelte e motivate di salvare Roma con tattiche di guerriglia. Giovanni è al soldo del Papa, ma non sembra combattere né per lui né per i suoi alleati, Este e Gonzaga: il de’ Medici combatte piuttosto per se stesso, ma non per interesse (quello appartiene all’Este e al Gonzaga) bensì per un anacronistico senso dell’onore, per una fedeltà ad antichi, eterni valori cui sembra non voler sopravvivere.

L’integrità morale in quell’Italia, ma il tempo non sembra essere affatto trascorso, ha un prezzo caro da pagare: né ricchezze né onori. Il Bande Nere è, anzi, uomo che sparge infelicità intorno a sé, soprattutto sulle donne che hanno deciso di condividerne l’esistenza. Ben diverso è il destino delle cortigiane, che copulano fra agi e rispetto, come quella con cui si sollazza il Gonzaga quando, dopo aver aperto le porte di Mantova ai lanzichenecchi, consuma il suo tradimento negando il passaggio alle Bande Nere di Giovanni che incalza i Lanz. Anche in questo l’Italia non sembra essere cambiata di molto, o, anzi, forse lo è, ma in peggio: le favorite dei Signori, quando governavano lo Stato, lo facevano da dietro le quinte. Zoccole e puttanieri che un minimo di decoro riuscivano a conservarlo, lo classe e lo stile almeno erano salvi.

Per il Bande Nere, non solo sono pochi gli onori, ma, anzi, c’è il disprezzo condiviso: è un violento, è un mercenario! L’etica buonista moderna non gli riserverebbe, oggi, miglior trattamento. Non è forse vero che si celebrano in infinite mostre ed esposizioni più gli splendori di mecenati che hanno portato una nazione allo sbando, che non la vita di quell’uomo che difese la Terra?

Rispetto e comprensione sembra trovarne solo nel suo nemico. Splendido è come Olmi tratteggi l’incrocio di sguardi fra Giovanni e il Frundsberg prima dell’ultima esiziale battaglia. Uomini d’arme entrambi, essi sanno di non essere volgari mercenari al comando di truppe che hanno come unico onore il denaro: quelli sono coloro che li hanno ingaggiati. Soldati di ventura, certo, ma non mercenari, sono gente con un codice d’onore. Possono anche cambiare bandiera ma non la tradiscono in battaglia, anzi il più delle volte sono loro ad essere traditi dalle bandiere che servono. Anche gli spietati lanzichenecchi, i mercenari per eccellenza nella visione comune, mai hanno tradito il loro nome1, sono liberi guerrieri che contrattano alla pari con i loro comandanti2, retaggio di antiche confraternite3.

Zorzo e Ioanni4 sono due uomini accomunati dalla stessa visione della vita e anche dalla sconfitta: uno cadrà vittima delle nuove armi; l’altro non riuscirà a partecipare al sacco di Roma, l’anno successivo, e a usare la corda d’oro che teneva appesa alla sella per potervi impiccare il Papa.

Nuove armi

I cambiamenti non sono solo nella società ma anche nelle armi e, come viene detto nel film: le nuove armi da fuoco cambiano le guerre, ma sono le guerre che cambiano il mondo. Affermazione ineccepibile: le nuove armi saranno non solo la fine del Bande Nere, la cui armatura nulla potrà contro la Falconetta5, ma anche rinnovamento di tutto il mondo militare e della società. Il ricco cavaliere addestrato perderà la sua superiorità sulle masse di fanteria male addestrate e, a lunga portata, partendo dalle prime avvisaglie della rivolta Hussita6, si potrà arrivare alle grandi rivoluzioni popolari dei secoli XVIII-XX. La democrazia è strettamente legata alla polvere da sparo: si può quasi dire che la libertà sa di zolfo.

La cavalleria sopravviverà ancora a lungo, anche se con diversi termini di impiego, più simili a quelli del mondo antico, ma non meno eroici. Questa soccomberà solo grazie all’azione incrociata della mitragliatrice e del motore a combustione interna. Anche il coraggio sopravvivrà sul campo di battaglia, sarà un coraggio diverso, ma non minore, anzi! Ma è nella vita civile che scarseggerà, oggi come allora.

Il vantato italico ingegno era all’avanguardia nell’arte come nella tecnica: è l’Este ad avere la Falconetta, ma la mette al servizio dell’Imperatore. Allora come oggi va al servizio dello straniero. Ingegno italico, forse mai come in quel periodo l’Italia fu così all’avanguardia, mai più così tanta bellezza e tecnica, eppure fu la fine della penisola come entità politica significativa. Anche ora si pensa all’eccellenza del made in Italy in termini di estetica e gusto, ma non è col design e la moda che un paese si rende libero o si afferma sul piano politico internazionale: al massimo la reggia o la villa del suo Satrapo saranno le più belle dell’Impero, ma l’Impero risiederà altrove.

L’agonia di Giovanni è allegoria splendidamente dipinta… Andrebbe detto filmata, ma siamo nel Rinascimento. Mentre la cancrena lo rode sul suo lettuccio da campo il suo delirio è circondato dal meglio dell’arte rinascimentale, tanta bellezza figlia di intrigo e tradimento circonda la fine dell’uomo che il Machiavelli vedeva come capace di unificare l’Italia e ridarle quella dignità perduta alla caduta di Roma, alla fine del mondo antico, e mai più ritrovata. Pochi mesi dopo la morte di Ioanni Roma cadrà di nuovo, per mai più rialzarsi. Poche città al mondo (anzi nessuna) sono più belle per un turista, ma non è più Capitale e oggi, perso anche il senso di bellezza, l’unica cosa che le resta è la straordinaria capacità all’intrigo e al servilismo, con cui corrompe anche chi viene da fuori millantando di volerla moralizzare.

La morte del de’ Medici - e dell’Italia - è dovuta a cancrena. Una devastante ferita a una gamba. Devastante, ma pur sempre solo a una gamba: è che l’arte medica non era all’altezza dell’arte di corte, anche se qualcosa cominciava a cambiare. La Chiesa riusciva sempre meno a soffocare la scienza, che cominciava il suo sviluppo autonomo. Non è un caso che il medico chiamato, con colpevole ritardo, al capezzale di Giovanni, sia ebreo.

Il Bande Nere muore nel 1526 e, secondo Bertrand Russell, nel 1527 muore il Rinascimento, schiacciato dalla riforma, dalle prime avvisaglie dello scisma inglese e dalla crescente minaccia turca all’Europa.

La morte della bellezza

Anche la bellezza comincia ad abbandonare l’Italia e la controriforma metterà una pietra tombale sull’uscita di scena del nostro Paese come protagonista dalla vita culturale oltre che da quella politica. Solo Genova e Venezia, Repubbliche aristocratiche, ma comunque ancora Repubbliche, riusciranno a sopravvivere, come potenze locali e finanziarie, ancora per qualche secolo, in un’Italia spezzettata. Spezzettata come la Germania, campo di battaglia delle guerre di religione e di successione, ma con una fondamentale differenza: al contrario delle signorie italiane l’elite tedesca non si vendette mai allo straniero. Oltre il Brennero Signorie e Principati rimasero sempre in mano tedesca al contrario che in Italia, divenuta terra per volontà straniere, scavando ancora di più il solco fra palazzo e società. L’Italia come proprietà del Potente: così vista allora, così vissuta adesso.

Contrasto fra popolo e potere che nel film può essere anche visto nel forbito, artificiale, italiano parlato dalle corti e dagli intellettuali (allora almeno ci riuscivano) cui si contrappone il dialetto del popolo e della soldataglia.

Dialetti diversi parlati da genti che, però, si capiscono fra loro, l’incomprensione è con la lingua di corte e degli intellettuali del Signore, più puttane delle cortigiane, allora come oggi…

Solo Giovanni sapeva capire il dialetto e far capire l’Italiano, ma la sua morte ha impedito che ciò potesse perpetrarsi. 

Ferdinando Menconi

Note:

1 Lanzichenecco: Servitore della Terra, della Patria

2 Il Frundsberg stesso fu costretto ad abbandonare il comando a seguito di un colpo apoplettico di cui fu vittima durante le concitate contrattazioni con truppe. I Lanz evidentemente avevano sindacati più efficaci dei nostri, o forse, più semplicemente, il popolo armato ha vera forza contrattuale.

3 Simili per certi versi ai Gaesati e alla Fianna

4 Zondberg e de’ Medici

5 Cannone di piccolo calibro, impropriamente definito a retrocarica come il fucile Hall della guerra Usa-Messico del secolo scorso.

6 Rivolte dei cechi legate alla riforma di Jan Hus. Citato anche nella bella canzone di Guccini dedicata a Jan Palach

 

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