Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Neurodelirium Found

Un giovane genietto di nazionalità per ora sconosciuta, ma probabilmente di origine napoletana se non di residenza, ha creato una singolare azienda, per ora piccola ma già fruttuosa, chiamata "Neurodelirium Found" (NEFO in sigla). Si tratta di un fondo di psicolabili internazionali, particolarmente utilizzabili in prossimità delle feste religiose o in estate perché si sa che questi soggetti in tali periodi perdono anche gli ultimi freni inibitori, cui Potenti e Potentati della terra, previo un congruo compenso in nero attinto dalle riserve occulte dei Servizi, possono attingere quando si trovino in particolari difficoltà.

Silvio Berlusconi aveva appena finito di fare, in sede europea, affermazioni talmente gravi e deliranti (anche lui quando avrà dato definitivamente fuori di matto è candidato ad entrare nel pacchetto del "Delirium Found", il genietto lo ha già adocchiato), «il Parlamento è stato occupato dal partito dei giudici di sinistra, la Consulta ormai non è più organo di garanzia, ma politico», da costringere persino il Re Travicello, Giorgio Napolitano, a non fare il solito ammonimento "urbi et orbi", ma a indirizzarlo al presidente del Consiglio, parlando di «violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana», il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a ricordargli il primo articolo della Carta che recita: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» (altrimenti il popolo potrebbe decidere legittimamente a maggioranza che, poniamo, tutti quelli che hanno i capelli rossi vanno fucilati), mentre il pur timorato Casini aveva invocato una "union sacrée" contro il Cavaliere che andasse dall'Udc a Rifondazione comunista, Di Pietro incluso. Ed ecco che spunta un Tartaglia che, alla modica spesa di un naso e due denti rotti, l'equivalente di un pugno ben assestato, riporta tutti a rigar dritto. Napolitano ha ripreso a recitare, rosario in mano, la consueta giaculatoria («abbassare i toni»), la cosiddetta opposizione ha promesso collaborazione, Casini ha ritirato la sua proposta, Sabina Guzzanti, davanti all'immagine del premier insanguinato, è scoppiata in singhiozzi (le tipe non dovrebbero fare politica, hanno una sensibilità perennemente mestruata e la lacrima facile) e Berlusconi ha potuto calarsi nella parte in cui, nella sua proteiforme personalità, più eccelle, quella della vittima. Dimentico di tutte le sue prepotenze e violenze, non solo verbali, si è inventato il "Partito dell'Amore" contro quello dell'Odio (e già questa è una manifestazione di odio) e si può star certi che il suo ruolo di martire gli consentirà di far approvare tutte le leggi che gli premono: un nuovo "lodo Alfano", il "legittimo impedimento", il demenziale "processo breve", il divieto di intercettazioni telefoniche per i reati di "lorsignori", l'abolizione del reato di "concorso esterno in associazione mafiosa" che, a mio parere, è giusta ma che sarà riservata solo ai politici e agli amministratori pubblici in omaggio al principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Perché Benedetto XVI sia voluto quasi cadere per lo strattone della svizzero-itala Susanna Maiolo, trascinando con sé l'ottantasettenne cardinal Etchegaray, appartiene ai misteri vaticani. Berlusconi penserà sicuramente che l'ha fatto per invidia. Ma i misteri d'oltretevere, da Calvi trovato impiccato sotto il ponte londinese dei "Black friars" a Marcinkus, sono sempre così tenebrosi, come si conviene a chi si oppone a Mammona, che è pressoché impossibile trovarne il filo. Lasciamo quindi questo lavoro ai vaticanisti. 

Il più recente sondaggio condotto negli Stati Uniti sulla guerra in Afghanistan diceva che circa il 60% degli americani è contrario. Ed ecco che spunta fuori questo nigeriano di 23 anni, figlio di un banchiere, che con un petardo legato alle mutande pretende di far saltare un Airbus, così preparato che un passeggero l'ha preso per il collo e l'ha portato di peso nella cabina di pilotaggio. Appena acchiappato il mitomane ha dichiarato: «Sono di Al Quaeda». Ora uno di Al Quaeda l'ultima cosa che dice, e solo sotto tortura alla Guatanamo, è di essere di Al Quaeda. Peraltro Al Quaeda non esiste e se esiste è formata da fannulloni che invece di fare il loro mestiere si ubriacano tutte le sere, in barba al Corano, e vanno a puttane, sempre in barba al Corano.

Dovevano esserci, secondo l' "intelligence" americana, organizzatissime basi di Al Quaeda in 66 Paesi nel mondo. In otto anni, dopo l'11 settembre 2001, non hanno fatto un solo attentato (quelli ai treni spagnoli e di Londra furono opera di elementi autoctoni che con Al Quaeda non c'entravano nulla).

Ma il comico tentativo di attentato di Abdul Faruk Abdulmutallab permetterà al presidente degli Stati Uniti, il pseudonero e pseudodemocratico Obama Bin Laden, di affermare che bisogna tenere altissima la guardia contro il terrorismo internazionale il cui centro è, naturalmente, l'Afghanistan.

Abbiamo chiarito più volte, su questo giornale e altrove, dati alla mano, che gli afgani non sono mai stati terroristi, tantomeno internazionali, tantomeno kamikaze. Sono dei guerrieri, che è cosa diversa. E se dal 2006, dopo un'aspro dibattito interno, hanno deciso di ricorrere, nel loro Paese, anche ad atti di terrorismo, sempre comunque mirati a obbiettivi militari o politici, è perché la Nato, a differenza  dei sovietici (contro i quali non ci fu mai un solo atto di terrorismo), non ha nemmeno la decenza di stare sul campo, ma sta chiusa nelle sue basi superblindate e bombarda con aerei fantasma, senza equipaggio, telecomandati da Nellis nel Nevada o da Londra e presto, a quanto pare, anche dall'Italia. Contro un nemico invisibile, contro un combattente che non combatte, cosa può fare una Resistenza?

I Talebani, e ormai non solo loro ma anche molti altri afgani che talebani non sono mai stati e che anzi li avversarono, stanno combattendo una guerra di liberazione contro l'arrogante occupante straniero. Al Quaeda non c'entra nulla. La Cia ha calcolato che su 50 mila combattenti solo 386 non sono afgani. Ma si tratta di uzbeki, di ceceni, di turchi. Non di arabi, di salafiti, di wahabiti, cioè di quei fanatici che vorrebbero portare la jihad contro l'intero mondo occidentale. Ai Talebani, agli afgani, interessa solo riappropriarsi del proprio Paese. Ed ho la netta impressione che l'occupazione occidentale si rivelerà, per quelle popolazioni, molto più devastante di quella sovietica. Perché i russi si limitarono ad occupare quel Paese, peraltro loro confinante, ma non pretesero di cambiarne le strutture sociali, economiche, istituzionali, non pretesero di cambiare la mentalità, gli usi, le tradizioni dei suoi abitanti, di "conquistare i cuori e le menti" degli afgani. Noi invece, con la tremenda e sanguinaria presunzione delle "buone intenzioni", abbiamo preteso di portarvi la "civiltà". La nostra. Distruggendo quella altrui. Ha detto Ashraf Ghani, il più occidentalizzante dei candidati alle elezioni-farsa di quest'estate, e quindi al di sopra di ogni sospetto: «Nel 2001 eravamo poveri ma avevamo la nostra moralità. I miliardi di dollari che hanno inondato il Paese ci hanno tolto l'integrità, la fiducia l'uno nell'altro». In realtà la sola cosa che siamo riusciti a esportare in Afghanistan è il nostro marciume morale.

 

Massimo Fini

Gennaio 2010 - Anno 3 Numero 16

Il 2010 del Ribelle