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A che punto è la crisi?

Tutt’altro che passata. Anzi, se i media vi si fossero dedicati un po', con un respiro leggermente più ampio rispetto a quello accordato alle beghe interne del nostro paese, sarebbe stato possibile fare una fotografia della situazione attuale a livello mondiale: la sola possibile per capire lo stato delle cose. 

Cerchiamo di farlo qui con un rapido ma indicativo giro d'orizzonte, consci che per capire anche intuitivamente la situazione, basti, ognuno di noi, guardarsi in tasca e intorno. Al di là di chi risiede, e da tempo, nella fascia alta di reddito e tenore (economico) elevato di vita, non vi è praticamente nessuno che non abbia avvertito e non stia avvertendo che la crisi è ancora in corso. Non vi è praticamente nessuno che non abbia, nella propria cerchia di conoscenti e parenti, almeno un caso evidente di peggioramento delle condizioni economiche (e sociali). E questo ovviamente solo per i "fortunati" che un lavoro ancora lo hanno. Discorso differente, e se vogliamo superfluo, per chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione da mesi. Per chi gravita nell'orbita diretta o indiretta di aziende che chiudono o stanno chiudendo, che delocalizzano, che stanno soffrendo in maniera pesante la situazione di tutti i giorni.

Per il resto, per cercare di anticipare le riflessioni, basta veramente solo guardare al di là dei nostri confini, visto che in questo mondo globalizzato leggere i fenomeni interni è insufficiente. Molto più utile, al riguardo, semplicemente conoscere alcune notizie estere e i meri - reali - dati che provengono da più parti.

Vediamo prima l'Europa e quindi a livello ancora più ampio, considerando che a livello italiano il discorso è presto fatto. Sintetizzando al massimo, per quanto riguarda il nostro Paese basti prendere in considerazione alcuni fenomeni di grande respiro e impatto. Non vi è bisogno di elencare caso per caso quanto avviene a singole aziende e settori lavorativi piccoli o grandi che siano. La tendenza si capisce bene mettendo a fuoco pochi grandi punti.

Piccole e medie aziende sono in crisi o hanno già chiuso. Hanno fatto ricorso alla cassa integrazione e ora, quando questa arriverà a scadenza, dovranno decidere se reintegrare i lavoratori in organico oppure fare dei tagli. Facile immaginare quale dei due scenari si verificherà, visto che la crescita - considerata, a torto, la panacea di tutti i mali - è tutt'altro che ripresa. Le grandi aziende stanno facendo tagli draconiani, stanno delocalizzando, aiutate non poco dai sindacati, e più in generale stanno attuando tutta una serie di norme a detrimento dei diritti dei lavoratori, imputando il tutto alla crisi economica e precipitando lo stato del lavoro del nostro Paese a livelli "cinesi", con tutto quello che ne consegue.

La spesa pubblica aumenta, malgrado tagli agli enti locali e ai servizi, e soprattutto il debito pubblico aumenta a dismisura, senza nessuna possibilità intravista all'orizzonte di poterlo un giorno ripagare. La politica, come abbiamo visto, è del tutto assente, oltre che inadeguata a rispondere a queste necessità. Peraltro andiamo incontro all'ennesima, inutile e deleteria campagna elettorale che oltre a non poter prevedere alcun cambio all'orizzonte, una volta che si sarà conclusa (visto che i due schieramenti andranno al voto con l'attuale antidemocratico sistema elettorale autoconservativo) porterà al governo una banda o l'altra che non sono state in grado, ormai da decenni e ancor meno in questo impasse attuale, di dare risposte di alcun tipo alla situazione italiana.

In Europa ci sono proteste praticamente in ogni paese e in ogni settore. In Francia è sceso in piazza un miliore di persone (2.7 secondo gli organizzatori) per le riforma delle pensioni voluta da Sarkozy. Si è fermata la metropolitana di Londra per uno sciopero dei dipendenti in seguito al piano di licenziamento per 800 addetti. In Spagna c'è stata una mobilitazione per protestare contro la riforma del mercato del lavoro (voluta dal governo socialista...) in concomitanza con il livello di disoccupazione ufficialie a circa il 20% (quello reale, naturalmente, è molto più ampio). In Grecia è in atto, e si inasprisce con conflitti sociali in crescita, una vera e propria macelleria: era ovvio si verificasse un ulteriore calo dei consumi in seguito alle misure prese dal Governo Papandreou che da una parte toglie denaro e lavoro ai cittadini e dall'altro impone loro di pagare più tasse per rifondere il debito usuraio contratto con l'Europa e le Banche. Il Portogallo è quasi ufficialmente entrato in una fase “greca”. Idem per l’Irlanda.

Gli Stati Uniti, invece, sono di fatto falliti da anni. L'economia non riparte, gli incentivi operati da Governo e Fed (acquisto dei titoli tossici con denaro stampato dal nulla per mascherare il fallimento della Banche; tassi di interesse ai minimi storici e necessità, adesso, di stampare nuova moneta per non fallire) stanno arrivando al termine senza alcun risultato raggiunto. Obama cambia il team al ministero del tesoro, con una operazione di facciata utile (secondo lui) ad affrontare meglio le elezioni di novembre visto che la sua popolarità è in caduta libera, ma le altre grandi economie non credono più ai titoli pubblici né al Dollaro Usa. Un americano su cinque, e probabilmente il dato reale è maggiore, è disoccupato. Il consumatore americano non spende perché è insolvente o non si fida del futuro. Il mercato immobiliare è in ulteriore crisi senza alcuna speranza di ripresa e l'economia, nel complesso, non riparte.

Da ultimo (anche di questo abbiamo aggiornato nell'edizione quotidiana on-line del Ribelle) Bernanke ha iniziato a parlare come un vero e proprio strozzino agli esponenti della altre Banche Centrali, intimando loro di continuare a credere nell'economia americana perché altrimenti "avrebbe svalutato il dollaro e i titoli di Stato statunitensi portando al panico il mondo intero". Insomma le altre economie sarebbero obbligate a credere ancora alla carta straccia americana perché se così non facessero la Fed farebbe crollare davvero tutto. Diabolico.

Grazie alla leva monetaria, soprattutto la Cina, quindi, riesce a mantenersi a galla, creando ancora di più degli squilibri interni (con lo stato del lavoro schiavistico del proprio paese) e esterni (continuando a esportare a prezzi che gli altri paesi non possono sostenere e dunque sono costretti a licenziare e delocalizzare) e soprattutto, da tempo, stanno eliminando via via le riserve di dollari e titoli di Stato Usa che detengono (hanno capito benissimo che sono carta straccia) a fronte dell'acquisto di materie prime e oro: il prezzo di quest'ultimo è infatti in forte ascesa. Quando non si crede più in una moneta ci si rifugia in un bene "solido". La nuova corsa all'oro è insomma indice inequivocabile della perdita di credibilità della moneta.

Sopra ogni altra cosa, gli Stati Uniti non hanno più nelle mani delle operazioni da fare per risollevare le cose, e quelle messe sul piatto non hanno portato praticamente ad alcun risultato. E ora che si fa? Facile immaginare il buco nero nel quale sprofonderanno per la seconda volta, e in modo più virulento di prima (forse finale?) l'economia mondiale. Prepariamoci.

Sintesi brutale: dalla crisi non siamo usciti affatto. L'ultima bolla possibile, ovvero quella del debito pubblico (ne scrivemmo, proprio qui, già nel maggio 2009 come i nostri lettori sanno!) sta per esplodere in tutta Europa e i guru dell'economia non hanno più cartucce (inutili) da sparare per evitare il crollo di questo sistema economico.

Cosa ci aspetta? Difficile e ipocrita dirlo: non abbiamo la sfera di cristallo. Forse, malgrado appelli alla stabilità e alla fiducia continuino ad arrivare da tutte le parti che non possono fare altro che questo per salvare - temporaneamente - il salvabile, non abbiamo ancora visto il fondo. Che arriverà. Leap2020 prevede entro il primo trimestre del 2011.

Seguiremo il tutto, senza ipocrisie, e aggiorneremo costantemente sulla situazione, come sempre, sia qui sul mensile sia sulla versione quotidiana on-line, che ci permette un contatto giornaliero per gli aggiornamenti sulla situazione.

Una cosa è certa: ciò che abbiamo innanzi sono tempi bui, economicamente e dal punto di vista sociale. E tutti quelli - i più - che sino a ora non hanno "letto" la situazione per quello che realmente è (ma hanno scelto di farsela raccontare e raccontarsela per quella che preferivano fosse) sbatteranno più forte la faccia sulla realtà. 

 

Valerio Lo Monaco

 

Moleskine ottobre 2010

Clima e mutamento. Oggi.