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Alì il Chimico, e gli altri ladroni?

Il 25 gennaio è stato impiccato a Bagdad il cugino di Saddam Hussein, Alì Hassan al-Majid, detto anche "Alì il chimico" perché in varie occasioni usò le famose "armi di distruzione di massa". Esecuzione sacrosanta, solo che su quella forca avrebbero dovuto dondolare, e con maggior ragione, anche altri pendagli.

E qui bisogna rifare un po' di storia, opportunamente dimenticata. Nel 1980 Saddam Hussein attaccò l'Iran ritenendolo indebolito dalla caduta dello Scià, sostenuto dagli americani benché non rappresentasse che una sottilissima striscia di borghesia ipericca (il 2%) in un mare di miseria, e dall'arrivo di Khomeini. Per cinque anni il cosiddetto Occidente, e non solo, stette a guardare la "guerra assurda" ritagliandosi però i suoi guadagni (business is business) vendendo armi agli uni e agli altri. Nel 1985 dopo sacrifici immani (erano i basii, con i loro corpi, saltando per aria, a "ripulire" i campi minati dagli iracheni con ordigni, molto spesso, di fabbricazione italiana) le truppe iraniane erano davanti a Bassora e stavano per prenderla. La conquista di Bassora avrebbe avuto come conseguenza immediata la caduta del regime di Saddam Hussein definito da Khomeini "l'impresario del crimine" per la feroce repressione nei confronti degli sciiti e dei curdi iracheni. A questo punto intervennero gli americani, gli occidentali, i sovietici e tutte queste "anime belle" dichiararono che non si poteva permettere, per motivi umanitari, alle "orde iraniane" (nostri sono eserciti, quelli degli altri "orde") di entrare a Bassora: sarebbe stata una strage. Questa la motivazione ufficiale. In realtà perché l'Occidente e i sovietici presero le parti di Saddam contro Khomeini? In fondo era l'Iran ad essere stato aggredito e stava vincendo legittimamente una guerra che l'avversario aveva provocato. Le ragioni sono molteplici. Saddam Hussein stava perfettamente nella logica del biimperialismo sovieto-americano: era laico (si sarebbe inventato campione dell'islamismo all'epoca della prima Guerra del Golfo) e inserito nel modello di sviluppo globale. Khomeini invece, che propugnava una "terza via", un modello di sviluppo compatibile con la tradizione e la cultura islamica, e quindi né capitalista né marxista, era il pericolo. Gli americani avevano poi una ragione ulteriore. Saddam gli serviva in funzione anticurda. Se fosse caduto i curdi iracheni avrebbero proclamato la propria indipendenza contagiando i 10 milioni di loro confratelli che vivono in Turchia (circa un sesto della popolazione) e repressi nel modo più feroce e sanguinario dal governo di Ankara. E la Turchia, immensa portaerei naturale, è il grande alleato degli americani nella regione, molto più importante, ai loro occhi, dell'Europa.

Così mentre all'Iran venivano tolte tutte le forniture militari Saddam Hussein era rimpinzato di ogni genere di armi, comprese quelle chimiche, le famigerate "armi di distruzione di massa", di cui lo dotarono gli americani, i francesi e, via Germania Est, i sovietici.

Risultato dell'intervento "umanitario": la guerra che sarebbe finita nel 1985 con un bilancio di mezzo milione di morti, durò altri tre anni portando questa tragica conta a un milione e mezzo, finché Khomeini fu costretto a "bere l'amaro calice" e firmare la pace. Saddam, invece di essere spazzato via dalla faccia della terra, come meritava, si trovò saldamente in sella e pieno d'armi. E, per prima cosa, secondo i desiderata americani, le usò contro i curdi. Nel 1988 "gasò" la cittadina di Halabya uccidendone tutti i 5000 abitanti. Io, che avevo dei buoni informatori in Iran, lo seppi e pubblicai la notizia su l'Europeo ma, benché l'Europeo fosse allora un settimanale di prestigio e di notorietà internazionale, nessun giornale occidentale, che io sappia, la riprese. Saddam era allora un alleato dell'Occidente e non "istava bene" far sapere che faceva queste brutte cose.

Saddam, come dicevo, era pieno zeppo di armi. Cosa fa una rana con sulla groppa un grattacielo di armi? Le rovescia sul primo posto che gli capita, che fu il Kuwait. E questo provocò la prima Guerra del Golfo. Guerra legittima perché era stato attaccato uno Stato sovrano, anche se dalle dubbie origini perché fu creato di sana pianta, nel 1960, dagli americani per i loro interessi petroliferi (del resto anche l'Iraq è un'invenzione cervellotica degli inglesi che nel 1930 misero insieme tre popolazioni che non si potevano sopportare, curdi, sunniti e sciiti). Guerra legittima nel principio ma non nei modi. Per non affrontare fin da subito l'imbelle esercito iracheno, che era stato battuto anche dai curdi (in quell'occasione fu la Turchia a salvare Saddam) gli americani bombardarono per due mesi Bagdad, Bassora e altre città facendo 160 mila morti civili (dati del Pentagono) fra cui 32195 bambini che non sono meno bambini dei nostri. Dopo ci fu la gloriosa cavalcata nel deserto del generale Schwartzkopf che si arrestò però a una cinquantina di chilometri da Bagdad. Ma come, dopo quella carneficina, non si andava a prendere il principale responsabile? No. Saddam serviva sempre in funzione anticurda e antisciita. E il rais, diligente, questa volta rovesciò le armi chimiche sulle città sciite di Karbala e Najaf. A questo punto le aveva esaurite e per questo non furono trovate quando gli americani ne presero pretesto per invadere l'Iraq (seconda Guerra del Golfo).

Ecco perché a pendere dalla forca il 25 gennaio insieme ad "Alì il chimico" avrebbero dovuto esserci, almeno in effige, un paio di presidenti americani, Ronald Reagan e Bush padre.

Ma, come sempre, e come si vedrà presto anche in Afghanistan, gli americani si sono dati la zappa sui piedi da soli. Dal 1985, come abbiamo visto, la loro politica nella regione è in funzione antiraniana. La pseudodemocrazia che hanno imposto in Iraq non ha portato la sicurezza nel Paese (proprio nei giorni precedenti l'esecuzione di "Alì il chimico" ci sono stati due attentati che hanno provocato 120 morti e centinaia di feriti), in compenso ha consegnato due terzi dell'Iraq agli sciiti che sono la maggioranza e che sono sotto il controllo dell'Iran, com'è naturale poiché si tratta della stessa gente. Proprio quello che gli americani volevano evitare quando, nel 1985, intervennero per impedire che "le orde iraniane" entrassero a Bassora. 

Massimo Fini 

Febbraio 2010 - Anno 3 Numero 17

Il nemico necessario