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Il nemico necessario

Come abbiamo visto altre volte, nella società attuale, dominata dall'immagine, dai mezzi di comunicazione e dalla persuasione costante alla quale tutti noi siamo sottoposti, se una notizia, un evento, un argomento, non passano sui canali informativi di massa, è come se se non esistessero. Se non fossero mai accaduti. 

Qualsiasi cosa, soprattutto se potenzialmente destinata al mezzo televisivo (di gran lunga il più efficace allo scopo di veicolazione) è notiziabile solo e unicamente nel caso in cui a essa si possano abbinare delle immagini, facendo percepire l'oggetto stesso da informazione, in pratica, a intrattenimento. Nella migliore delle ipotesi, a infotainment. Non solo. Allo stesso modo, mediante il sistema dell'Agenda Setting, qualsiasi argomento o notizia o evento, se non viene trasmesso e comunicato, è come se non avvenisse.

Va da sé, a questo punto, che in modo speculare, gli unici eventi, notizie e avvenimenti ad avere rilevanza e ad essere posti all'attenzione pubblica - letteralmente: a esistere - sono quelli che invece su tali media vengono comunicati, enfatizzati, dibattuti. 

Ma a un livello ancora più alto, se vogliamo metafisico e al di là dell'argomento stesso, sono i temi in generale (più che le singole notizie) a subire la medesima sorte. Soprattutto, attraverso il duplice meccanismo dei piani logico ed emotivo - e alla padronanza che i professionisti di tali mezzi hanno raggiunto nel maneggiare questi metodi - si riesce a veicolare e a far percepire all'opinione pubblica, sia mediante il meccanismo logico sia soprattutto mediante lo stimolo emotivo, in base al target di persone da raggiungere, la rilevanza di certi temi. E in maniera decisiva, esattamente il come questi temi debbano essere interiorizzati dalla gente. 

Si possono fare esempi a centinaia. Basti quello più evidente, ovvero la veicolazione della guerra, ovvero della necessità ineluttabile di farla, una guerra. Il che naturalmente implica, ancora prima, l'individuare un "nemico" contro il quale farla e dipingerlo come il male assoluto (in ovvia contrapposizione implicita al bene assoluto di chi veicola tale necessità). 

Stabilire e indicare un nemico necessita, come è intuitivo capire, che ci si riconosca innanzi tutto in un "noi", da contrapporre a un "loro". Stabilire un noi è già impresa titanica in un mondo che evita nella maniera più determinata di far percepire l'appartenenza della gente a qualche cosa di comunitario che non sia l'individualismo e la separatezza, con la quale invece serve che vengano spinti tutti gli individui al fine di favorire il consumo, il materialismo, l'individualismo sfrenato. Che è il solo e unico substrato necessario alla perpetrazione del sistema dei consumi: se io individualmente posso - anzi devo, visto che il mondo nel quale vivo è retto da questo principio - soddisfare unicamente le mie esigenze personali del qui e ora, non è un caso che non riconosca chi ho intorno (se non in termini competitivi), che non riconosca un senso condiviso con la comunità nella quale vivo. Non è un caso che io percepisca, in un mondo in cui tutto si equivale, che nulla ha più senso.

Ma il problema resta: riuscire a costituire un noi in un mondo nel quale vale - e deve valere - solo l'Io.

In questo vi sono alcuni dei grandi paradossi e controsensi - e problematiche - della nostra società. La quale tende a separare ognuno di noi dalla propria cultura e dalla propria comunità, fino anche dalla propria storia condivisa, al fine di ridurlo docile schiavo di un paradigma mondialista universale ma individuale, ma che allo stesso tempo ha bisogno, in particolari circostanze, di far raccogliere tutti questi individui apolidi, in un noi omni-comprensivo: nel momento in cui vi è bisogno di indirizzare l'opinione pubblica nei confronti di un loro - di un nemico - da contrastare con il consenso maggiore possibile. Almeno dal punto di vista emotivo. Impossibile, oggi, fare una guerra senza coinvolgere almeno emotivamente le persone (altrimenti come si potrebbe parlare poi - sebbene a sproposito - di società democratica?).

Individuare un "loro" e spingervi contro una crociata diventa dunque appannaggio di media e politica che hanno i mezzi per farlo. Ovvero di lobbies.

In questo caso, per essere chiari, un "loro" che ognuno di noi non ha individuato personalmente, non ha scelto, e che contro il quale, molto spesso, non ha veramente nulla da rivendicare.

Per essere più precisi, il "loro", il "nemico", viene individuato da poche e influenti élite di potere per soddisfare i più disparati bisogni (economici, s'intende). A questo punto, si passa alla necessaria operazione successiva: convincere tutti i sudditi della esistenza, della presenza, dell'incombenza, della minaccia di questo nemico, e dunque spingere l'opinione comune ad accettare - o quanto meno a non osteggiare troppo - un intervento contro di esso e altre operazioni fatte passare come necessarie alla sicurezza. 

Il nemico, in sostanza, è indispensabile a chi voglia continuare a mantenere un controllo su una grande massa di persone e popoli, utilizzando un falso concetto di appartenenza di campo (campo del quale naturalmente comanda i destini).

Questo avviene per tutte le norme e le azioni attuali volte alla conquista: di territori, di mercati, di popoli. Ma anche per avere carta bianca in una delle operazioni più determinanti degli ultimi tempi: la restrizione delle libertà personali (nel mondo libero che si sforzano di veicolare...) a fronte della necessità di sicurezza, che a chi si sente padrone del vapore serve per sbirciare nelle nostre abitudini (in modo da venderci meglio qualunque cosa) nelle nostre inclinazioni politiche (evitare associazioni potenzialmente eversive o comunque di stampo contrario a quello voluto) e in modo più generale a tenere il numero più alto possibile di persone sotto controllo (ne parliamo in questo numero della rivista). 

Finita la Guerra Fredda, e caduto ciò che era stato per decenni considerato il "nemico" dell'Occidente, ovvero l'Unione Sovietica, è stato urgente individuare e indicare il prima possibile dei nuovi nemici. In modo da mantenere l'attività della Nato e in modo particolare da mantenere l'Europa sotto il cappello statuinitense. In modo da mantenere, ecco la chiave di tutto, la supremazia Usa in chiave economica - il Dollaro - come base mondiale per il commercio: totem assoluto della nostra società. Il quale a sua volta è, attualmente, l'unico senso (direzione e significato) del mondo nel quale ci troviamo a vivere.

Ciò si è ottenuto grazie a una operazione grossolana, eppure riuscitissima, che ci ha fatto passare, appunto, dalla Guerra Fredda (Usa-Urss) alla Pace Calda di oggi: un nemico persistente e quasi invisibile, potenzialmente annidato ovunque (ovunque serva...) e che per combattere il quale risulti necessario fare guerre di Enduring Freedom, operazioni di pace militarizzata perpetua. In altre parole, di guerra costante per mantenere la pace. Pace con morti e distruzione, s'intende. Paradossale, eppure l'Occidente in toto, o quasi, si beve la storiella.

 

Riepiloghiamo: se la natura del "noi" è decisa dal mondo dell'immagine e della comunicazione solo quando serve, ovvero da chi detiene i fili per poter utilizzare ai propri fini (che sono meramente economici e di potere) tale fittizio sentire comune; se la natura stessa del "noi" è decisa e veicolata da chi attraverso questo "noi" intende perseguire degli obiettivi personali fatti passare come appannaggio di tutti, e se la natura e le motivazioni di indicazione del "nemico", del bersaglio da colpire, sono individuati e decisi dalla stessa fonte, quale speranza hanno i popoli e le singole persone nel cercare di svincolarsi da una direzione di vita, da una pseudo-cittadinanza, da uno pseudo-scopo di esistenza e da inutili e ingiuste battaglie da compiere indicati - e imposti - da chi sceglie e veicola il tutto?

I nostri media, i governi dell'Occidente (e di chi vi si riconosce in tutto il mondo), le lobbies di potere - si tratta di poche famiglie, oltre che di intere schiere di giornalisti e pseudo-intellettuali a libro paga, consciamente o avendone erroneamente interiorizzato i fondamenti - indicano come nemici principali del nostro mondo tutti quelli che respingono la mercificazione dell'esistente come unico scopo di vita, tutti i popoli e le culture che vogliono resistere all'omologazione che ci rende schiavi, tutti i Paesi che non vogliono adottare tale sistema e in senso assoluto tutte le persone che reagiscono al pensiero unico dominante. Questi, a vario titolo, sono indicati tutti come terroristi o nella migliore delle ipotesi come attentatori del "migliore dei mondi possibili". 

A fronte di questa sommaria indicazione del nemico, ci impongono il controllo delle menti e delle nostre vite, ci impongono di vivere la nostra esistenza, di fatto, secondo la dottrina unica che sta portando al dissolvimento delle nostre società e alla distruzione della Terra, ci impongono di impegnarci in guerre contro chi, legittimamente, preferisce combattere e morire in un istante piuttosto che piegarsi a novanta gradi e rimanere schiavo per tutta la vita. 

Ne consegue - irrimediabilmente - che tutti gli uomini liberi, tutti i ribelli che si sentono estranei a tale "noi" imposto, debbano considerare nemico esattamente chi vuole imporre loro tali coercizioni, e si debbano sentire solidali con chiunque, in qualunque parte del mondo, voglia mantenere la propria specificità e identità, e tenti di opporsi e combattere contro il nemico principale, che attualmente è il nostro modello di sviluppo e chi ne pretende di dirigere le sorti.

 

Valerio Lo Monaco

Alì il Chimico, e gli altri ladroni?

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