Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Il Web. E il nulla.

“Non si volta chi a stella è fisso". Leonardo da Vinci. 

Chi le rincorre tutte, invece, rischia non solo il torcicollo, la vertigine e il capogiro, ma continuando a girare inutilmente su se stesso, rischia di cadere rovinosamente a terra. Internet è una galassia infinita. Tanto grande da non poterla contenere. E l'unico mezzo che abbiamo per orientarci, e in un certo senso per dominarla e renderla utile al nostro scopo (ammesso che ne abbiamo uno) è la nostra capacità di navigarci dentro. Dunque di avere un orientamento. Un obiettivo, meglio: un motivo per il quale lo si va a usare.

A quanto pare, per i più, come in tanti altri campi dell'esistenza, a mancare è lo scopo. Dunque il reale motivo per navigare all'interno della rete. E quindi, di conseguenza, i punti di riferimento attraverso i quali tentare di tracciare una rotta ogni volta che si accende il computer.

Il mezzo si presta molto all'arringa ma poco al ragionamento complesso (e necessario per capire realmente le cose). Si presta poco alla riflessione e ai tempi più lunghi della pausa - quella che si può avere tra una pagina e l'altra di un libro, ad esempio - per riflettere e per assorbire realmente ciò che si sta leggendo. Internet si presta in modo decisivo alla perdita di concentrazione, saltando da una pagina all'altra, da un input all'altro, da un commento a un post che è rilevante a uno che non lo è, da un richiamo pubblicitario a notizie che, impaginate nello stesso modo, pur essendo di tipologia e rilevanza completamente differente, appaiono, per la struttura stessa del mezzo sul quale sono pubblicate, della medesima importanza.

A tutto questo c'è rimedio. Ma il rimedio implica la vigilanza e l'attenzione. La selezione spietata che si deve fare tra i vari stimoli e i tempi che si dedicano a ognuno di essi. Il che comporta una personalizzazione nell'utilizzo del mezzo. Ovvero una scelta, che presuppone un obiettivo. Cosa che i più hanno difficoltà a individuare. E in questo risiede il problema principale.

Con tutta evidenza dunque, chi vuole usare internet (e non esserne usato) o meglio mettere in forma la mole di possibilità che la rete comporta, deve innanzitutto selezionare. Dunque stabilire a chi (o a cosa) dare fiducia in tale e indispensabile lavoro. Se una persona, un gruppo di persone - tipicamente, una redazione - oppure una macchina (ad esempio un motore di ricerca). In un contesto dove tutto è messo sullo stesso piano, tutto ha in teoria la stessa rilevanza. Ovvero tutto ha nessuna rilevanza. Selezione, indirizzo, e messa in prospettiva diventano dunque imprescindibili, a meno di disperdersi nel mare magnum. 

L'esempio più semplice: cercare qualcosa. A questo proposito, generalizzando, ci sono due possibilità. Si digita l'argomento su un motore di ricerca oppure si utilizza un contatto diretto con qualcuno. Attraverso un sito, o una email, ma pur sempre con qualcuno che, dall'altra parte dello schermo, digiterà a sua volta il suggerimento secondo il proprio criterio.

Delle due, dunque, l'una: ci si affida a una macchina o a un uomo. Dare la fiducia all'una oppure all'altro determina già da sé una differenza fondamentale. Non solo tecnica, ma sociologica. Antropologica, addirittura. In soldoni: in internet, o ci affidiamo a una macchina - ovvero all'azienda che lo gestisce - che ci darà una risposta attraverso algoritmi, rilevanza delle pagine viste e necessità pubblicitarie a indirizzarci a un sito oppure a un altro, oppure ci affidiamo a qualcuno, o a un gruppo di persone con le quali c'è, almeno intellettualmente, una sorta di reciprocità, per arrivare alla risposta. Il discorso è chiaro, la scelta è tra l’uomo e la macchina.

La possibilità maggiore che esiste per il mondo del web, a nostro avviso, non è tanto il fatto di trovare di tutto, quanto quello di trovare la persona (che ha pubblicato un contenuto) della quale ci si può fidare. Oltre, è evidente, alla possibilità che il web consente di comunicare con un numero maggiore di persone.

È, in sostanza, la possibilità di poter dialogare con la persona specifica che utilizza tale macchina. A fronte di avatar, nickname e pseudonimi, ci sarà chi, mettendoci la faccia, un nome e un cognome, inizierà un dialogo, e ci sarà chi, riconoscendogli fiducia, accetterà tale dialogo.

La capacità di gestire informazioni da parte di ognuno di noi è infatti giocoforza limitata. Il web estende i rumori e la mole di stimoli a dis-misura. Se non ci accorgiamo della nostra limitatezza nel gestirli, rischiamo di disperderci nella massa, nel rumore inutile, nel frastuono che a tutto serve fuorché a conoscere, approfondire, risultare utile. La cosa è semplice e può essere applicata a tutto. 

Il punto strettamente collegato a internet è dunque la rimozione dei limiti: la nostra società offre la falsa promessa della illimitatezza, del tutto possibile e del di più è meglio. Questo comporta, necessariamente, la perdita dei punti di orientamento. Non si possono prendere dei punti di orientamento, non ci si può orientare se non, appunto, all'interno di limiti. La rimozione dei limiti, l'illimitatezza, porta sullo stesso piano ogni cosa, giacché ogni cosa sembra apparentemente possibile. Ma dove ogni cosa conta, nulla ha più valore, ha più senso.

È invece proprio nel senso (direzione e significato) che si annida una delle chiavi di lettura più importanti. Anche con internet, prendere coscienza di questo, capire che la sua illimitatezza è in realtà la sua debolezza, deve indurci a tornare a capire l'importanza dei limiti. Sarà ognuno di noi a doverli porre. Ci si dovrà autolimitare - sfida difficile ma indispensabile, in un mondo che spinge in senso opposto - perché una volta capiti e stabiliti i propri limiti, ci si potrà iniziare nuovamente a orientare. E dunque ritrovare il senso di ciò che si sta facendo. Anche in rete.

Ogni giorno in cui si naviga sul web - e scendiamo sul pratico - esiste un limite fisico in merito al numero di siti che è possibile consultare, un limite intellettivo in merito al numero di informazioni che si riesce a leggere, recepire, elaborare e rendere utili al fine della propria conoscenza. Ognuno di noi copre mediamente sempre lo stesso percorso, ovvero visita un certo numero di siti al giorno. Generalmente sempre gli stessi. Naturalmente si trova sempre qualcosa di nuovo (raramente di utile) ma in media, i siti visitati sono sempre gli stessi, dunque, a meno di non cadere trappola delle rete (cosa comune, a dire il vero) per esempio navigando a caso da un sito all'altro, da una notizia all'altra, da uno stimolo all'altro, ognuno di noi già opera, anche inconsciamente, una selezione. Si tende insomma, anche su internet, a essere abitudinari. Si consultano alcuni siti, alcuni blog, alcuni portali. Oltre è impossibile senza disperdersi, senza diluire la propria attenzione e il proprio tempo nell'inutilità dell'illimitato. Il concetto è chiaro: la risorsa è scarsa (tempo, attenzione, capacità di gestire le informazioni e gli stimoli) mentre l'offerta è illimitata (milioni di pagine web, link, rimandi, dispersioni di vario genere). 

Il web è insomma a prima vista una opportunità infinita, ma si rivela, si è rivelato (per i più) una trappola infernale in grado di eliminare qualsiasi vera utilità, di annacquare la propria capacità di apprendimento e riflessione. È diventato una arma di distrazione di massa atta a disinnescare del tutto le pulsioni umane e naturali dell'uomo.

La sfida è sottrarsi a questo effetto dannoso. È, in altre parole, piegare internet a un ritorno necessario all'umano, per poterne cogliere le reali, nuove e utilissime possibilità, lasciando invece andare alla deriva i miliardi di navigatori dispersi nell'oceano del tutto e del nulla, del frastuono e del silenzio della ragione. Quanti riescono a cogliere tale sfida e quanti, invece, sono preda di questa bestia?

Il bilancio sulla società, a oggi, è dunque presto fatto. E i termini più adatti per definire lo stato delle cose sono pochi: distrazione, dispersione, depotenziamento, caos. Al momento, quella che è stata definita come la "più grande rivoluzione moderna" - e probabilmente lo è - non è riuscita a impedire alla società di arrivare dove è attualmente. Non è riuscita, per i più, neanche a far prendere coscienza dello stato della società stessa. Non è riuscita, ancora, a innescare una sorta di rivoluzione di cui ci sarebbe pure un disperato bisogno. Non è riuscita, a quanto pare, a fare in modo che la contro informazione potesse implicare dei ragionamenti differenti - e diffusi - sul mondo e sulla società. Per quanto attiene ai grandi numeri, gli unici effetti evidenti sono la distrazione delle persone da altre attività che sarebbero più utili personalmente e a livello collettivo e, di fatto, una possibilità di espressione illimitata. Ovvero la possibilità per tutti di urlare a più non posso. Il che comporta oltre a un rumore impressionante e controproducente, anche il fatto - sul quale sino a ora non si è riflettuto molto - di essere sottoposti alle urla di chi non ha nulla da dire, o di chi ha da dire cose che hanno poco o nullo valore.

I punti cardine, a nostro avviso, per un utilizzo consapevole del mezzo sono, affatto paradossalmente, negli estremi opposti a quelli che sono offerti dalla rete stessa: riduzione, selezione, limite.

Ridurre il numero delle fonti a quelle che umanamente è possibile gestire e assorbire, dunque selezionarle accuratamente grazie a rapporti con persone, e non con macchine, con le quali condividere un discorso, e limitare i propri campi di interesse per focalizzarsi su ciò che realmente conta per se stessi.

Quali sono i motivi per i quali si inizia a navigare? Ancora prima di accendere il computer e connettersi, bisognerebbe porsi questa domanda. E se la risposta è (consciamente o meno) qualcosa di più che non il semplice "distrarmi e perdere tempo andando alla deriva", allora si potrà tracciare una rotta. Per ora, quanti seguono una rotta all'interno del web appaiono la minoranza assoluta, rispetto a quanti navigano, condividono, si incrociano, si scontrano e si perdono senza un motivo preciso. La decadenza della società nella quale viviamo è fedelmente rispecchiata nelle abitudini della maggior parte dei navigatori. E probabilmente oggi ne è anche una conseguenza.

 

Valerio Lo Monaco

Si avvicina l'ora del sangue

Non capisco però intervengo