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Internet: "chiacchiere e distintivo"?

Ecco i fenomeni più importanti, in termini

numerici, che riguardano la diffusione della rete

in ambiente domestico.

Su tutti, intrattenimento, pubblicità e distrazione.

Appare che si connettano tante più persone

quanto meno abbiano da dire, da conoscere, da incidere.

Per ora.

Considerando l’ultimo rapporto della Nielsen NetRacing1, elaborato su rilevazioni degli ultimi due anni, i dati che saltano subito agli occhi sono quelli che riguardano la percentuale delle famiglie italiane nelle quali è presente un pc (il 57% del totale) e  delle quali usa internet (il 47,9%). 

Se prendiamo in considerazione il comportamento mondiale – com’è giusto che sia, vista la diffusione del fenomeno internet – il trend di questa piccola osservazione casalinga è confermato. Secondo il DMMF (Worldwide Digital Marketplace Model and Forecast) elaborato dall’IDC2, l’attuale aumento esponenziale del numero dei fruitori del web – tramite computer, supporti mobili e “online videogames console”- è destinato a crescere ancora, e ad avere nuove importanti peculiarità. I dati del DMMF provengono da studi effettuati su oltre 40 Paesi e lo studio ha ovviamente dei risvolti economici – in realtà serve a fare delle indagini di mercato – ma il quadro che ne viene fuori dà la possibilità di fare altri tipi di riflessioni. Basta pensare che il risultato fondamentale dell’indagine è che nel 2009 poco meno di un quarto della popolazione mondiale - 1,6 bilioni di persone - ha utilizzato Internet. Inoltre sembra che entro il 2013 più di un terzo della popolazione mondiale sarà formato da netizen (cittadini del mondo virtuale), arrivando a quota 2,7 bilioni di persone connesse abitualmente al web. 

Ma non è solo la quantità degli accessi a rendere il WorldWideWeb così importante per l’analisi. 

A  questo proposito è interessante avviare delle riflessioni a partire dall’analisi delle cose più importanti accadute nel web dal 2000 al 20103, utilizzando una classifica dell’International Academy of Digital Arts4 di New York – il cui merito in proposito è stato quello di essersi letteralmente inventato il Weeby Awards, una sorta di premio che l’istituto assegna ogni anno a una realtà virtuale che si è distinta per importanza o innovazione. L’obiettivo, centratissimo, è quello di tirare le somme e cercare di capire cosa internet ha significato per il cambiamento della cultura e della vita di tutti i fruitori del web.

Al primo posto c’è il portale di annunci gratuiti Craigslist5. 

Si tratta in particolare della nascita del primo sito attraverso il quale si può fare liberamente compravendita di oggetti di tutti i tipi sul web, dagli animali ai dvd. 

Non solo più di 624 milioni di persone hanno utilizzato internet per acquistare beni nel 2009, per un traffico pari a circa 8 trilioni di dollari, ma nei prossimi tre anni il traffico totale appare destinato a diventare oltre il doppio dell’attuale6. 

Inoltre non bisogna sottovalutare il fatto che attraverso internet si acquistano merci fidandosi del marchio o dell’intuito. Sembra una stupidaggine, ma solo cinquant’anni fa era impensabile per qualsiasi massaia acquistare dei beni senza avere un rapporto personale di conoscenza e fiducia con il venditore. 

Questa caratteristica comportamentale, se si è affievolita con la nascita dei supermercati - dove si acquista ogni genere di beni (e ancor più delle catene di negozi) dove non è più importante il rapporto tra venditore e acquirente ma tra marchio e massa di consumatori - è stata praticamente azzerata dalla nascita e dall’ampliarsi dell’e-commerce. È vero che esistono certificazioni che rendono più sicuri gli acquisti on line, ma acquistare un bene tramite internet significa comunque fidarsi di un sito, non di un venditore in carne e ossa. 

 

La pubblicità

Al secondo posto c’è Google Adwords, la sezione di google che consente alle aziende di elaborare autonomamente un proprio messaggio commerciale e di pubblicarlo sul popolarissimo motore di ricerca. Questo sistema permette, attraverso i tag (le parole-chiave) di far arrivare l’annuncio pubblicitario più facilmente al proprio target di riferimento. 

Ma il secondo posto non è stato assegnato a Google Adwords per questo motivo - che senz’altro rende il servizio appetibile per le aziende - ma per il cambiamento che tale mezzo ha provocato nel mercato pubblicitario. 

Non solo per avere una pubblicità mirata e d’effetto sul web non c’è bisogno di rivolgersi a dei professionisti del settore,  ma soprattutto non c’è bisogno di investire molti soldi. Questo ha permesso a molte aziende di accedere alla pubblicità su internet ma, allo stesso tempo, ha moltiplicato in maniera esponenziale il numero di messaggi pubblicitari - spesso vanificandone l’effetto. 

Nonostante ciò, sempre facendo riferimento agli studi dell’IDC, nel 2009 sarebbero stati spesi circa 61 bilioni di dollari in pubblicità on line, toccando il 10% del totale della pubblicità effettuata su tutti i media durante l’anno. Anche questo dato è destinato a salire e ad arrivare al 15% entro il 2013, per una cifra superiore ai 100 bilioni di dollari.

 

La pseudocultura

Al terzo posto troviamo Wikipedia, l’enciclopedia on line elaborata e distribuita dalla stessa comunità virtuale: infatti, dopo essersi iscritto, ogni utente può partecipare alla sua realizzazione proponendo nuove voci, modificandone di già esistenti o chiedendone la cancellazione. Questo contenitore comincia però a far sentire i primi segni dell’eccessiva fiducia riposta nelle potenzialità della libera circolazione dei contenuti. Il problema fondamentale al quale Wikipedia sembra stia andando incontro è la perdita di collaboratori7. 

Secondo uno studio di Felipe Ortega, ricercatore dell’università Re Juan Carlos di Madrid, i volontari dell’enciclopedia on line sarebbero in netta riduzione in parte perché le voci più interessanti e generali sarebbero già state elaborate, in parte per le regole che Wikipedia avrebbe introdotto per limitare gli scontri tra collaboratori e in parte per i casi di introduzione di contenuti errati, che ne hanno già messo in dubbio l’attendibilità. Ma questo dato è più interessante se viene considerato alla luce del fatto che alla diminuzione di volontari produttori di contenuti non corrisponde un’altrettanta diminuzione di fruitori. Anzi, sembra che la consultazione sia aumentata del 20% tra il 2008 e il 2009: si vuole usufruire dei contenuti gratuiti senza in cambio produrre nulla. 

Ma probabilmente dietro la fuga di collaboratori c'è anche un’altra motivazione. Wikimedia Foundation, l'organizzazione che coordina Wikipedia, ha invitato ultimamente gli utenti che usufruiscono del sito a sostenere il progetto attraverso una donazione per contribuire ai costi di mantenimento dell’enciclopedia virtuale. 

Finora infatti Wikipedia è sempre stata un’enciclopedia gratuita, cui quindi chiunque può accedere senza restrizioni e senza pagare nulla. 

Ovviamente non solo si tratta di una politica che non può durare - la realizzazione e la gestione dei siti hanno un prezzo che non può non essere a carico di chi ne usufruisce - ma soprattutto, qualora continuasse a durare, sarebbe deleteria. La motivazione è semplice: è difficile che contenuti di qualità – che provengano quindi da esperti o professionisti del settore - possano essere prodotti sul lungo termine a costo zero. 

Al quarto posto c’è la chiusura di Napster nel 2001. Si trattava di una applicazione che permetteva lo scambio di dati in modalità peer to peer (pari a pari) tra gli utenti. La chiusura del sito è legata alla diffusione tra gli utenti della pratica dello scambio senza intermediari, che elude ogni forma di controllo del copyright e che, essendo ovviamente più conveniente per gli utenti perché a costo zero, ha soppiantato del tutto l’attività dei mediatori. 

Questo mette in difficoltà, però, tutti coloro che vivono di diritto d’autore – dal musicista allo scrittore - e cambia (in negativo) la percezione del valore del lavoro intellettuale. 

Al quinto posto c’è la quotazione in borsa di Google, nel 2004. Questo evento segna la presa di coscienza del mercato sull’importanza del web. Oggi Google è il primo motore di ricerca al mondo per numero di accessi8.

Al sesto posto c’è la nascita di Youtube, e in generale di tutti i sistemi di condivisione di video on line. Questo evento ha cambiato le possibilità di condivisione di contenuti visivi: chiunque abbia una videocamera o un telefonino e una connessione internet può usufruirne. 

Inoltre, qualsiasi cosa accada nel mondo, esiste potenzialmente la possibilità che qualcuno possa riprenderla e che, in tempo reale, possa pubblicarla sul sito. Oggi esistono milioni di canali tematici di intrattenimento, informazione ma anche formazione (come nel caso dei tutorial).

Al settimo posto c’è la nascita di Facebook e Twitter, i più famosi network della rete che ormai sono anche i siti più visitati al mondo. L'importanza dei social network, tra l'altro, è confermata da una ricerca di Hitwise9 che riguarda le pagine più visualizzate del web. Bill Tancer, un dirigente di questa società di monitoraggio di Internet, ha da poco pubblicato un libro intitolato “Click: What Millions of People are Doing Online and Why It Matters”. 

L’inchiesta, sulla quale si incentrano le riflessioni di Tancer, è stata effettuata nel 2009 su più di dieci milioni di utenti di internet statunitensi. Al di là delle note di colore - che comunque possono risultare interessanti - come il picco registrato nelle ricerche della parola “antidepressivi“ durante le festività statunitensi del Thanksgiving, il dato più importante riguarda i siti più visitati.  Contro ogni pronostico, sembra che ci sia una sensibile diminuzione degli accessi sui siti pornografici: la percentuale, che era del 20% nel 2000, sarebbe calata al 10%. Al contrario in netta ascesa sarebbero appunto i social network, primo fra tutti Facebook, ma anche MySpace e Youtube. Insomma la nostra quotidianità su internet riguarderebbe in primo luogo questo tipo di siti, nei quali si “socializza” con gli altri netizen.

All’ottavo posto c’è il rilascio sul mercato dell’i-phone, inteso come inizio della diffusione degli smartphone in generale. A oggi le applicazioni per gli smartphone consentono ormai di fare (quasi) le stesse cose che si fanno dal computer di casa, dallo scaricare video a mandare mail, e questo li ha resi sempre più appetibili sul mercato. 

È interessante notare che se gli Stati Uniti, dalla loro, continuano a detenere il primato per quanto riguarda il numero di fruitori del web, è la Cina ad essere in prima fila in questo settore emergente con i suoi 85 bilioni di connessioni mobili10. 

Ma non solo. Il fatto che l’IDC preveda un incremento generale, per il 2009, degli smartphone - incremento che si prevede porterà a far almeno raddoppiare in tutto il mondo il numero degli accessi mobili a internet entro il 2013, ci dà la misura del fenomeno a livello mondiale. 

Questo dato non significa altro che il tempo e lo spazio dedicati alla navigazione internet non sono più racchiusi tra l’ufficio e la scuola o le mura domestiche, ma si ampliano in tutto lo spazio e tutto il tempo a nostra disposizione: siamo collegati costantemente attraverso una connessione mobile. 

Al nono posto c’è la campagna elettorale di Barak Obama e al decimo le proteste contro l’elezione di Ahmadinejad sul web. Al di là della scelta degli eventi in sé (non bisogna dimenticare che la classifica proviene da un istituto statunitense) questi due ultimi dati mostrano in modo lampante come il web faccia ormai parte di ogni aspetto della nostra vita: non solo il consumo, l’informazione, lo scambio di dati e la socializzazione ma anche la comunicazione politica. 

 

Sara Santolini

 

Note:

1) Awtrends, www.netracing.org

2)www.idc.com

3) www.webbyawards.com/press/topmomentsdecade.php

4)www.iadas.it

5)www.craigslist.org

6)dati dell’IDC

7)www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2009/11/25/visualizza_new.html_1621130422.html

8)www.nielsen-online.com

9)www.hitwise.com/us/datacenter/main/dashboard-10133.html

10) dati dell'IDC

Non capisco però intervengo

Il sudanese dai piedi piccoli