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Debito pubblico: ultima bolla. Appunto

L’avevamo previsto in tempi non sospetti, grossomodo già all'inizio dell'avventura de La Voce del Ribelle. E non solo noi, naturalmente, visto che da circa un secolo ci sono già in giro testi, via via incrementati negli anni, in cui si sostiene la stessa cosa. E per essere più precisi, se allora era quanto meno visionario prevedere dove saremmo arrivati, oggi come oggi chiunque abbia ancora lucidità e capacità di analisi, ovvero chi non legge i quotidiani di massa e non guarda la televisione (o lo fa con occhio molto critico e con chiave di lettura non conforme) lo avrà certamente intuito facilmente, quando non proprio vissuto sulla propria pelle: siamo in un meccanismo economico-esistenziale infernale, e la crisi attuale, affatto passeggera, è invece cronica. Bastano i dati a dimostrarlo. A patto di leggerli con franchezza e non lascirsi imbonire.

Dal che non ci si deve esimere - almeno non qui - dal fare qualche previsione. Nessuno ha la palla di vetro né può scrutare e giurare (figuriamoci scommettere...) sul futuro andando a interrogare la Pizia di Delfi o qualche santone. Ma alcune cose si possono ipotizzare. E per farlo basta un pallottoliere da terza elementare, altro che computer e proiezioni con algoritmi.

Stiamo crollando. E stiamo cercando di difenderci dal crollo con un sistema desolante: facendo finta di nulla e girandoci dall'altra parte. 

Vorrei essere chiaro su questo punto: la crisi economica attuale non si risolverà, nel senso che molti sperano, ovvero con una ripresa dei consumi e la ripartenza dell’economia. Con tutto quello che questa cosa comporta. Non vi sono i numeri matematici per poter prevedere una risoluzione della crisi né si sono prese, al momento, le giuste misure anche solo per abbozzare un percorso in grado di tirarci fuori. Il che può non essere del tutto negativo, per chi non ne può più di vivere in questo sistema. E la cosa ovviamente - altro aspetto fondamentale - non implica dover credere ad apocalissi di vario tipo o Kali Yuga che scemano. Significa, molto semplicemente, che vivremo molto presto in un mondo e in un sistema diverso.

Non parliamo dunque messianicamente della fine del mondo, ma di questo mondo. Meglio, di questo modo di vivere. 

Vediamone i perché, prendendo come esempio la Grecia (ma andando subito altrove e anche in casa nostra, per intenderci) visto che quanto sta avvenendo nella terra del Partenone è paradigmatico della situazione generale. E perdonate la natura prettamente economica del discorso, lasciando ai margini, per una volta, l'aspetto esistenziale della faccenda, che ci interessa assai di più ma che, visto il momento storico, discende in primo luogo proprio dal fattore economico che dobbiamo dunque affrontare. Al momento in cui andiamo in stampa gli "aiuti" alla Grecia non sono ancora stati concessi, ma lo saranno probabilmente a breve. Naturalmente non si tratta di aiuti, visto che parliamo di prestiti a interesse, ovvero usura. Cioè esattamente l'opposto di un aiuto. 45 miliardi di euro (30 dall'Unione Europea e 15 dal Fondo Monetario Internazionale). 5.4 miliardi vengono proprio dalle nostre tasche, nel senso che Tremonti infila le mani nelle tasche di ogni italiano e ne preleva per via indiretta 90 euro, giocando alla roulette la scommessa seguente: dà questo denaro alla Grecia con tasso al 5% con la promessa di farsi restituire capitale e interesse. Ovvero, scommette che la Grecia non fallirà (sarebbe uno sciocco, altrimenti, a scommettere su un cavallo destinato al macello, o no?).

Il punto è che la Grecia non potrà mai rifondere il denaro ricevuto. Per un motivo semplice. Abbisogna - cifra accertata a oggi, ma passibile di incrementi - di 300 miliardi di euro, 45 entro il 2010. Poi dovrà vendere altri titoli di Stato per fare fronte ai debiti (e chi li comprerà?). Con delle ulteriori aggravanti: per ricevere questo denaro, Ue, Bce ed Fmi impongono una condizione imprescindibile, ovvero fare un piano economico di rientro delle finanze pubbliche, il quale si deve svolgere in due modi. Primo: tagli interni, ovvero taglio degli stipendi, tredicesime, nuove tasse, tagli alla sanità e al welfare e in generale ai servizi. Secondo: privatizzazioni e liberalizzazioni, ovvero vendita di asset statali a privati, che vorranno guadagnarci. Come, da che questo mondo è questo mondo, lo sappiamo.

Terzo aspetto e poi le conclusioni. Grandi speculatori, soprattutto di stampo anglosassone, stanno impazzando con il mercato dei Credit Default Swap relativamente alla caduta definitiva della Grecia, ovvero stanno scommettendo - scambiandosi titoli - sul suo fallimento.

Il risultato è che la Grecia si trova strangolata dal debito, con delle imposizioni esterne da dover rispettare che non faranno altro che farla sprofondare sempre di più nel baratro, con una popolazione giustamente avvelenata, al limite della guerra civile, con asset statali svenduti al mercato e senza alcuna possibilità di far ripartire la propria economia interna al fine di arrivare anche solo a ipotizzare di poter pagare gli interessi sugli interessi sul denaro che Ue e Fmi gli sta dando. Quanto ci vuole a capire che la Grecia è spacciata?Torniamo in Europa. Per mantenere l'Euro a certi livelli (è già sceso da 1.50 a 1.30 dollari), la  Grecia non deve fallire e uscire dalla moneta unica, ma allo stesso tempo non si può mantenere in vita con flussi di denaro costanti. Visto che la Grecia fallirà, si porterà dietro altre nazioni europee (Portogallo, Italia, Spagna...) che viaggiano sulla stessa linea di accumulo del debito senza alcuna possibilità di invertire la rotta: il che significa che presto o tardi arriveranno al punto in cui la Grecia si trova adesso.  

Le recentissime dichiarazioni delle agenzie di rating (guarda caso americane) stanno di fatto declassando ancora di più la Grecia (“titoli spazzatura”) e stanno iniziando l’assalto agli altri Paesi europei che seguiranno a ruota: il primo, come abbiamo visto, è il Portogallo.

Gli Stati Uniti, pur ricevendo questa boccata d'ossigeno proprio dalle “proprie” agenzie di rating (speculazione ad hoc?) - visto che il dollaro riacquista qualcosa, come abbiamo visto - hanno però al loro interno degli stati che stanno fallendo né più né meno della Grecia. A livello generale, tecnicamente gli Stati Uniti sono già falliti da decenni, visto che l'unico modo per andare avanti è mantenere il dollaro come moneta mondiale, e continuare a far acquistare titoli di stato a paesi stranieri (che infatti, subodorato "il pacco", li stanno via via eliminando dai propri forzieri). Ma soprattutto hanno (oltre che i problemi interni ed esteri, per esempio quelli militari in Iraq e Afghanistan) una pletora di Banche, industrie e lobbies politiche che stanno continuando imperterrite a fare esattamente cosa facevano prima della crisi. Con delle aggravanti.

Ovvero il fatto che a salvare le Banche che hanno portato dritte l’economia mondiale a questo stato, sono stati proprio i popoli. Per mezzo di chi, paese per paese, abbiamo eletto a rappresentarci e che ha dato atto alla cosa, ci siamo caricati - sotto forma di debito pubblico - le spese per salvare tali soggetti. I quali, dopo averci spennato, si sono salvate per ricominciare a spennarci e a dividere somme mostruose di (nostro) denaro tra i propri leader oltre che ricominciare imperterrite a fare ciò che hanno sempre fatto. Diabolico. Il crescere del debito di tutti i Paesi - ultima bolla - senza possibilità alcuna di ripagarlo, naturalmente porterà al collasso del mondo occidentale, quando non al punto in cui nessun Paese potrà pagare il proprio debito a un altro, il quale dunque avrà a sua volta una perdita, e così via. Ma nel frattempo - attenzione: questo il punto - governi, ma soprattutto Banche e speculatori, succhieranno tutto il possibile dall’economia reale, cioè a noi, con strumenti analoghi a quelli messi in atto attualmente in Grecia. Direttamente e indirettamente. 

Prima del crollo, saremo costretti a tentare di ripagare il pagabile, fino all’ultima goccia possibile. Con i problemi reali che si possono immaginare, e che in molti casi già sono qui tra noi. Certamente già sono ad Atene, solo al di là del nostro mare.

A meno che, qualcuno inizi a parlare di una cosa a questo punto sacrosanta, ovvero del ripudio del debito. Ed è cosa tutt’altro che inedita. Ne parleremo la prossima volta. 

 Valerio Lo Monaco

25 aprile. La verità

Banche e buoi dei paesi tuoi