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Energia, il problema

 

Riconversione Fiat, green economy
e libero mercato: il punto di vista
dello scienziato Mario Palazzetti.
Investimenti nell’industria e nuovo modello di sviluppo. Possibile la coesistenza? 
Un’idea: utilizzare biogas e co-generatori.

Riconversione Fiat, green economye libero mercato: il punto di vistadello scienziato Mario Palazzetti.Investimenti nell’industria e nuovo modello di sviluppo. Possibile la coesistenza? Un’idea: utilizzare biogas e co-generatori.

 

L’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, ha gelato sia il governo che il presidente del Senato, Renato Schifani, sulla possibilità di utilizzare anche per il 2010 aiuti statali a sostegno del mercato dell’auto in cambio della rinuncia alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Si parla quindi di riconversione, ma non si sa per produrre cosa. Eppure le soluzioni ci sono, da svariati decenni.

La domanda è: possono coesistere nuovi investimenti nell’industria e la decolonizzazione dell’immaginario, per dirla con Latouche, che tutti noi auspichiamo? Certo l’ideale sarebbe disfarsi dell’industrialismo che ha colonizzato non solo l’immaginario, ma anche la politica e l’economia da due secoli a questa parte. Ma bisogna tener conto del fatto che migliaia di persone, a partire da quelle in questo caso interessate dalla chiusura dello stabilimento siciliano (3.000, compreso l’indotto), stanno letteralmente restando a casa disoccupate. E senza aver probabilmente mai fatto il ragionamento sull’immaginario colonizzato o meno. Quindi?

Per fare il primo passo verso la risoluzione degli attuali problemi basterebbe riconvertire l’industria differenziando la produzione, come farà già da quest’anno la Volkswagen, che userà i motori delle auto per farne co-generatori di energia. L’impatto della riconversione sarebbe enorme, sia in termini economici che ecologici, con migliaia di nuovi posti di lavoro dovuti non solo alla loro produzione, ma anche alla conseguente installazione/manutenzione.

Ma chi è stato ad inventare il primo rivoluzionario co-generatore che oggi potrebbe rilanciare la sfida per rispondere alla crisi? Il suo nome è Mario Palazzetti, un ingegnere del Centro Ricerche Fiat (CRF) che, già nei primi anni ’70, inventò il micro-cogeneratore Totem (Total Energy Module), una macchina in grado di produrre contemporaneamente energia termica ed energia elettrica grazie al funzionamento di un motore automobilistico, a suo tempo quello di una Fiat 127. 

Oggi nessuno sembra trovare le risposte che, quasi quarant’anni fa, aveva già trovato l’ing. Palazzetti, inventore di una macchina che dal 2010 la Volkswagen produrrà in centomila esemplari, seppure con un altro nome, EcoBlue, in seguito all’intesa con un piccolo, dinamico produttore-outsider di elettricità.

Ma cosa è questo Eco Blue? Una mini-centrale che, a prima vista, sembra un congelatore, o una piccola caldaia, e può trovare facilmente spazio sia in una casa unifamiliare che in un appartamento. Una macchina che, come il Totem di Palazzetti, funzionando produce energia termica e, allo stesso tempo, muove un generatore. La mini-centrale Volkswagen fornisce l’energia necessaria al consumo domestico, con un’efficienza di produzione di circa il 94% nel rapporto consumo-produzione e produzione-utilizzo possibile di energia, ossia molto di più del 38% circa delle moderne centrali nucleari o a carbone. La produzione di energia residua, non utilizzata in casa, viene convogliata insieme alla residua produzione delle altre 99mila 999 centrali domestiche e immagazzinata in un accumulatore, con cui poi l’ente energetico ridistribuisce la corrente ai suoi utenti in rete.

Funziona con un motore a biogas (ossia una miscela di vari tipi di gas - per la maggior parte metano, dal 50 al 80% - prodotto dalla fermentazione batterica in anaerobiosi - assenza di ossigeno - dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell'agro-industria) derivato dai propulsori di serie della Golf. 

Differenziazione della produzione avviata dalla Casa tedesca in vista non solo dell’irrimediabile declino del settore automobilistico, ma anche dell’indipendenza energetica, necessaria in uno scenario geopolitico sempre più incerto ed a causa di un sempre più rapido esaurimento delle risorse di origine fossile. Il tutto associato agli ormai noti sforzi dei tedeschi per quanto concerne la salvaguardia dell’ambiente.

Ma sentiamo un po’ dallo stesso ing. Palazzetti che cosa ne pensa dell’attuale scenario economico, politico ed ambientale. Iniziando ovviamente parlando del suo Total Energy Module, inconsapevole antenato dell’EcoBlue tedesco.

 

Può descrivere brevemente il Totem?

Il Totem va pensato come una “caldaia” che eroga 39kw di potenza termica alimentata a metano e 15kw di potenza elettrica. Serve a generare energia elettrica laddove c’è bisogno di energia termica. Una macchina che, se prodotta con criteri automobilistici, come costo all’unità di potenza sarebbe il modo più economico di produrre energia elettrica. È un peccato che continui a non essere utilizzata, anche se ora lo potrà fare la Volkswagen.

 

In Germania il fatto di avere una mini-centrale in cantina o nello sgabuzzino, che produce l’energia per l’appartamento o la villetta in cui si vive è stata definita una trovata rivoluzionaria. Come definirono, invece, la sua stessa trovata in Italia nell’ormai lontano 1973?

Idea del ’73 presentata però al Salone della tecnica di Torino nel ’75. In realtà ci fu entusiasmo, ma l’entusiasmo non basta, perché il singolo senza l’aiuto di chi si occupa davvero di energia non fa niente.

 

Che cosa impedisce quindi all’Ad di Fiat, Marchionne, di riconvertire lo stabilimento di Termini Imerese in modo da produrre micro-cogeneratori di energia?

La Fiat è un costruttore che sa fare molto bene i motori, e non avrebbe alcuna difficoltà ad avviare la produzione di un tale tipo di macchina. Il problema è che il cliente rimarrebbe Enel, caratterizzata come tutti i grandi enti da una certa inerzia. Anche l’intervento del governo sarebbe di fondamentale importanza. Ma se non c’è un “gioco di squadra” non vedo come ciò possa accadere. 

 

Che cosa porta l’Italia, a suo avviso, a non cercare soluzioni che la possano portare all’indipendenza energetica, essendo il nostro Paese particolarmente povero di materie prime? 

Il fatto che noi italiani ci distinguiamo sempre per non avere atteggiamenti drastici o anche solo ben delineati. È ciò che sta succedendo anche riguardo all’attuale apertura alle nuove fonti di energia. L’Italia dovrebbe semplicemente utilizzare bene ciò di cui dispone, e ciò che in qualche modo è costretta ad importare. Ma non è così, e rimaniamo un Paese nel quale si tende a non fare assolutamente niente.

Oltre ad una riconversione dell’industria automobilistica, quali vantaggi potrebbe portare la micro-cogenerazione?

Un sistema distribuito di micro-generazione può essere una soluzione molto economica, tanto da poter parlare di un dimezzamento dei consumi di energia primaria per avere le stesse caratteristiche dell’energia all’utenza. Il beneficio per l’ambiente non è legato tanto alle dimensioni delle centrali quanto all’efficienza dei micro-generatori. Questi, quando possono lavorare in cogenerazione, hanno un’efficienza irraggiungibile per le centrali di grandi dimensioni.

 

Lei parla di “dimezzamento dei consumi di energia primaria”, ma siamo in  un sistema politico-economico dominato dal mito della crescita illimitata, anche degli stessi consumi. Pensa che una mentalità di questo tipo possa cambiare, prima che sia troppo tardi per l’umanità e per gli ecosistemi che la ospitano?

Il compito delle nuove generazioni, e non più della mia, è quello di riuscire a mantenere un decoroso stile di vita diminuendo l’impatto ambientale. In questo senso la tematica della Decrescita è fondamentale. 

 

Oltre la possibilità che il Totem darebbe alla Fiat di riconvertire i suoi stabilimenti, differenziandone la produzione in modo da non chiuderli, pensa sia davvero così grave la questione dell’occupazione, pensando anche a fenomeni quali la green economy?

Secondo me ci sarà da lavorare di più in futuro che nel passato, perché nel passato abbiamo ottenuto ciò che volevamo non preoccupandoci di insozzare l’ambiente. Adesso invece bisognerà lavorare di più, perché per avere le stesse cose dovremo fare più attenzione, e allo stesso tempo fare pulizia. Non mi preoccuperei infatti di chiedermi se ci sarà lavoro, ma se saremo in grado di svolgerlo tutto.

 

A quali conclusioni è giunto, in tutti questi anni?

Che tranne quello che è successo adesso, e che vedremo come andrà a finire, ossia questa grande novità promossa dalla Volkswagen e da questa compagnia elettrica (la Lichtblick, ndr), tutto il mondo si è mosso in un grigiore assoluto. 

 

Perché, secondo Lei?

Perché la gente vuol fare ciò che ha sempre fatto. E questo è vero a tutti i livelli: dal cittadino al costruttore. Un problema molto serio, che diventa un problema della democrazia. E se la democrazia non riesce a fare le cose giuste, prima o poi salta.

 

Andrea Bertaglio

Moleskine maggio 2010

Pensare la politica controcorrente