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Ribellione sui mari

Il Bounty e i suoi ammutinati. Ma attenzione ai falsi ribelli. Il terzo, tra i film dedicati alla nave più famosa di Sua Maestà, ridimensiona il mito, e lo specifica: forse il vero ribelle era il comandante cattivo.

La ribellione sui mari per eccellenza: l’ammutinamento del Bounty. Mitico evento che colpì le coscienze di allora e da cui sono stati tratti ben tre film, oltre ad aver ispirato un racconto di Jules Verne. Le prime due pellicole seguono la tesi della romantica ribellione: l’eroico Fletcher Christian contro il crudele capitano Bligh. Non tratteremo, però, né del capolavoro del 1935, dove un titanico Charles Laughton ruba la scena a un pur eccellente Clark Gable, né del sopravvalutato remake del 1962 con Marlon Brando, tormentato come al solito. Parleremo invece dell’ultima versione, datata 1984, con Anthony Hopkins e Mel Gibson, perché è quella più accurata storicamente e infatti sposa una tesi molto diversa dalla vulgata dell’eroica ribellione.

Non è tutto oro quello luccica e non tutti i ribelli sono quello che sembrano, così fu per il Bounty e guardandolo, come fa il regista Roger Donaldson, attraverso gli occhi di Bligh, la realtà che emerge è ben diversa, e il Fletcher Christian che ne viene fuori è una delusione sia come ribelle che come uomo. Quella del “Bounty 84” la si potrebbe quasi definire un’operazione di revisionismo storico e, come spesso accade in questi casi, la realtà demolisce il mito, e forse per questo quasi ogni rivisitazione della storia che porti alla verità a discapito delle versioni di comodo è oggetto di demonizzazione a prescindere.

Non necessariamente gli uomini che guidano rivolte sono dei veri ribelli, talvolta sono lì come per caso, magari solo perché sono gli unici soggetti presentabili e disponibili a coagulare il gruppo, ma non sono loro a condurre l’azione, ne sono piuttosto trascinati. Questo è il caso del Fletcher Christian (Mel Gibson) del Bounty 1984: una figura debole che è trascinata dagli eventi. L’eroe è un succubo dei marinai, i veri rivoltosi, il cui caporione è interpretato da un eccellente Liam Neeson. È lui ad essere la vera anima dell’ammutinamento, ma è troppo carico di rabbia e di rivalsa sociale per poterne divenire il capo.

“Quell’anno sul Bounty non ci fu nessuna rivoluzione sul mare, ma, coincidenza, in quello stesso anno, 

il 1789, fu sulla terra ad esserci un ammutinamento di portata epocale.”

Anche in questa pellicola il confronto è fra Christian e Bligh e, come nel capolavoro del ‘35, è la figura del comandante a oscurare quella dell’ammutinato, ma non solo per doti artistiche stavolta.

I difetti di Bligh non vengono nascosti, non va però dimenticato che è un figlio della sua epoca, ma non vengono neppure nascosti i suoi pregi. Bligh è un eccellente marinaio, uscito dalla gavetta e per questo, pur essendo un duro, tiene alla vita dei suoi uomini come raramente in quell’epoca, in cui i marinai della Royal Navy venivano spesso reclutati a forza nelle bettole dei porti. Certo cerca una rivalsa sociale, spera di riuscire grazie ai suoi meriti a supplire alla mancanza di nobili natali o di grandi patrimoni, ma gli si può fare grande colpa di ciò? Sì, cerca di agire nel sistema e non contro, però almeno cerca di farlo con le sue forze e non grazie ad amicizie influenti o altre meschinità.

Christian è diverso: appartiene alla gioventù dorata londinese e imbarcherà sul Bounty su invito di Bligh, perché gli sia amico nell’importante impresa che potrebbe comportare la circumnavigazione del globo. Amicizia che tradirà, lui che non è stato imbarcato a forza ma che è a bordo per desiderio di avventura, senza rendersi conto che l’avventura comporta senso di responsabilità. Un fardello che si rivelerà sempre troppo oneroso per le sue fragili spalle di damerino londinese. In questo film, come forse fu nella realtà, il vero ribelle sembra piuttosto essere il Comandante e non il suo secondo ufficiale.

La svolta nella vicenda è il passaggio per Thaiti, dove la vita primitiva e semplice, ma soprattutto la libertà sessuale delle indigene, sconvolge gli uomini dell’equipaggio vittime della repressiva società puritana inglese. Che “l’amore libero” potesse portare i marinai alla rivolta è comprensibile, anche accettabile, sono uomini arruolati a forza, gente che ubriacatasi in una bettola del porto dopo un colpo in testa si ritrovava a bordo, marinaio di Sua Maestà. Christian, invece è lì di sua volontà, alto in grado per volontà di un amico, e il suo innamorarsi di un indigena non giustifica in alcun modo il suo tradimento. I suoi atteggiamenti anticonformisti, come il tatuarsi o il non rispettare l’etichetta di bordo, non sono segni di ribellione, ma di debolezza e egoistica ingratitudine. Su queste debolezze farà leva l’equipaggio portandolo a capeggiare una rivolta che altrimenti non potrebbe aver luogo: il Signor Christian sarà un fantoccio a capo di uomini disorientati.

È facile schierarsi con chi si ribella per il solo fascino che la ribellione esercita, ma talvolta può essere il lato sbagliato, talvolta vi sono regole che è giusto siano rispettate: come quelle dell’amicizia o del mare. Leggi dure queste ultime che Bligh conosce bene: la grande impresa dell’ammutinamento, quella che ispirò il racconto di Verne, è il viaggio di Bligh che, abbandonato su una scialuppa sovraccarica con altri diciotto uomini, solo con una bussola, un orologio e un sestante rotto, riuscì a coprire 3618 miglia nautiche fino a Timor.

Anche nella sua memorabile impresa Bligh non rinuncerà mai all’esercizio inflessibile dell’autorità, la cui legittimità per lui discende da Dio, tramite il Re d’Inghilterra, ma la userà per i suoi uomini. Infatti ne perderà solo uno, ma ucciso dagli indigeni durante uno scalo in terre ignote, non per sue manchevolezze di navigazione o comando.  È un uomo odioso per i nostri canoni, ma erano altri tempi e nel processo che seguì rischiò la condanna, cosa che non sarebbe stata se avesse avuto altre ascendenze, ma, nonostante umili natali, riuscirà comunque ad avere un’eccellente carriera, sempre marcata dalla rivolte però, come gli accadde con la “Rum Rebellion” quando  era governatore del “Nuova Galles del Sud”.

Quella di Fletcher Christian non è vera ribellione, è fuga, fuga dalle responsabilità. Egli è incapace di gestire il sentimento, è semplicemente attratto dalla vita apparentemente facile di Thaiti, dove anche lì senza sforzo, riesce a trovare una collocazione sociale alta, è costantemente refrattario al sacrificio e non mostra carattere, e finirà per essere schiacciato da quello dei marinai. Non si può però essere ribelli, guidare una rivolta, senza avere salde qualità morali. La ribellione, la rivolta, non sono cose facili e leggere: necessitano di forza interiore, altrimenti sono solo trasgressioni alla “Lucignolo”, funzionali al sistema.

“La ribellione, la rivolta, non sono cose facili e leggere: necessitano di forza interiore, altrimenti sono solo trasgressioni alla “Lucignolo”, funzionali al sistema.”

Certamente la società inglese di allora, specie se comparata al “buon selvaggio” di Thaiti, ha le sue indubbie colpe. I marinai avevano le loro ragioni, anche perché Bligh grande marinaio non era, però, era un altrettanto grande comandante, e l’attrattiva che il sesso facile ha su di loro è troppo forte. Anche qui, però, Bligh, fedele alla moglie - al contrario di altri, che profittano solo della parte materiale - sa comprendere e rispettare la cultura altrui in maniera più evoluta, almeno per i suoi tempi. Al processo, infatti, rivendicherà la regalità del sovrano di Thaiti al livello di quella del Re d’Inghilterra. Regalità che il comportamento di Christian mette a repentaglio a causa del suo amore, corrisposto, per la figlia del re, ma il suo è davvero trionfo dell’amore o piuttosto dell’egoismo? Amore che quando riterrà intralciato per colpa dell’amico, che cerca piuttosto di farlo rinsavire, difenderà tenendo un bambinesco broncio che porterà all’esasperazione Bligh e permetterà all’equipaggio di strumentalizzarlo.

Più che un ribelle il Christian di questa versione cinematografica del Bounty è un vile, addirittura un traditore, non solo della bandiera ma, anche, dell’amicizia. È un uomo in fuga, dalle responsabilità e da se stesso: la forma più pericolosa e seducente di falso ribelle. Forma che è fra le più facili da amare perché fanno credere che ci voglia poco per essere dei ribelli, quando è esattamente il contrario. È molto più ribelle l’ambizione di Bligh che vorrebbe profittare della missione confidatagli per circumnavigare il globo.

Quell’anno sul Bounty, se vogliamo accettare il revisionismo storico del film, non ci fu nessuna rivoluzione sul mare, ma, coincidenza, in quello stesso anno, il 1789, fu sulla terra ad esserci un ammutinamento di portata epocale.

 

Ferdinando Menconi

Baustelle. Pace, non indifferenza

Ah, che bella libertà