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La Sinistra di Vendola

È rimasto solo lui, per tentare di rimettere assieme i brandelli di un Centrosinistra alla deriva da decenni. Inviso a D’Alema e alla Sinistra cachemire, ultimo erede di Bertinotti, rappresenta in realtà una figura tutta da valutare. Per ora, c’è poco.

Per le primarie del centrosinistra nel 2012 c’è già un candidato ufficiale che sta scaldando i muscoli: è Nichi Vendola, il governatore della Puglia, l’unico superstite all’estinzione parlamentare della sinistra cosiddetta estrema e astro nascente di una possibile alternativa rossa al berlusconismo1. L’ambizione dichiarata del segretario di Sinistra Ecologia e Libertà - ciò che resta della vecchia Rifondazione e company -  non è infatti battere Berlusconi sul terreno delle polemica giudiziaria sparando a salve sulla sua indegnità di corruttore e spergiuro, ma combattere l’antropologia berlusconiana, il berlusconismo come senso comune. Contrapponendo alla Berlusconeide «un’altra narrazione», un’altra visione non solo della politica ma della società. 

 

Marchio di fabbrica

Di qui la capillare organizzazione del consenso attorno alla sua persona messa in piedi con largo anticipo esportando in tutta Italia, e persino al Nord nell’ostile Padania, le “Fabbriche di Nichi”2. Cantieri di elaborazione d’idee e d’azione sul campo a metà fra i circoli culturali e le sezioni di partito che devono formare il suo popolo, queste antenne sul territorio uniscono la modernità del marketing alla antica e inestinguibile necessità del contatto diretto, della prossimità, della raccolta d’istanze dal basso. Nichi, infatti, è il solo brand vincente che la sinistra che vorrebbe ancora chiamarsi sinistra può spendere sul mercato della politica italiana. Poiché non solo è uscito riconfermato, di contro al trend nazionale che ha premiato il centrodestra, presidente della sua Regione alle ultime regionali, ma ha anche scornato l’acerrimo nemico Massimo D’Alema che considera la Puglia un pezzo d’Italia di sua spettanza e alle primarie locali gli aveva messo contro un pallido manichino, finito stracciato dal trascinante e parolaio Vendola. 

Comunista?

Nichi Vendola nasce a Bari, penultimo di due fratelli e una sorella, nel 1958. La sua famiglia è cattolica e comunista. Lui erediterà entrambe le fedi, e di suo aggiungerà una caratteristica che gli rovinerà i rapporti coi genitori fino a solo qualche anno fa quando è avvenuta la riconciliazione: l’omosessualità3. Divoratore di libri, autore prolifico lui stesso4, appassionato di poesia, si laurea in lettere e filosofia con una tesi su uno scrittore comunista, omosessuale e guarda caso molto sensibile, come Nichi, al retaggio delle tradizioni rurali: Pierpaolo Pasolini. Più che il Capitale di Marx, la sua bibbia è la Bibbia che conosce attraverso l’insegnamento di don Tonino Bello, teologo della “differenza” e vescovo di Terlizzi, da lui riconosciuto come maestro morale (per farsi un’idea, basterà dire che ha firmato una «Teologia degli oppressi»). Iscrittosi nel 1972 alla Fgci, effettua un brillante cursus honorum nell’apparato del Pci fino a entrare nel 1990 nel comitato centrale del partito. Si oppone alla svolta della Bolognina con cui Occhetto mette fine a settant’anni di comunismo italiano e con Cossutta e Garavini fonda Rifondazione. Parlamentare dal ’92 al 2001, non è ben chiaro se rivendichi ancor oggi la definizione di comunista. Nel 2005, a Bari, dichiara: «Io voglio mettere in discussione e bruciare la mia tradizione culturale, quella di chi non si dichiara ex, ma comunista». L’anno scorso, introducendo il seminario sulla Rifondazione per la Sinistra a Chianciano, afferma invece: «Siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità». Quel che è certo è che Vendola è un animale politico a tutto tondo, che ha capito che con la nostalgia masturbatoria della falce e martello non andrebbe da nessuna parte. E che ha compreso soprattutto la necessità, l’urgenza drammatica di dare un’anima ad una sinistra morta per consunzione e succube dell’agenda imposta dall’egemonia berlusconiana. 

 

Fiumi di retorica

A ben guardare, la realizzazione su fondamenta più solide, vissute e di sinistra del sogno (di cartapesta) veltroniano di mettere assieme «istanze cattolico-progressiste, movimentiste, post-berlingueriane, la cultura dell’antimafia e quella dei diritti civili», come ha scritto il Riformista analizzando il vendolismo in fase di gestazione5. Il problema è che, in concreto, il vendolismo finora non ha superato l’handicap del veltronismo: parlare molto per dire poco o nulla, molto fumo e pochissimo arrosto. Gratta gratta, dopo aver ascoltato e letto il nuovo messia in innumerevoli presenze televisive e interviste sui giornali, non rimane in testa granchè a parte un diluvio di metafore, similitudini, allitterazioni, allegorie con cui il freak in giacca, cravatta e orecchino copre di retorica una sostanziale mancanza di argomenti. Un esempio su tutti: la crisi economica mondiale, il fatto centrale di questi anni. 

Vendola sostiene correttamente che è sbagliato presentarla come «uno tsunami, una catastrofe naturale senza responsabilità»6. Se la prende, anche qui giustamente, col centrosinistra, che ha «un respiro corto che non porta da nessuna parte». 

Eppure, eccetto un fuggevole riferimento all’Fmi, si guarda bene dal fare i nomi dei colpevoli limitandosi a parlare genericamente di «tecnocrazia che ha legittimato la finanziarizzazione delle risorse e occultato le rapine degli speculatori». 

E soprattutto non s’arrischia a dare non diciamo una proposta di cambiamento del sistema intrinsecamente speculativo e autodistruttivo dell’economia globalizzata, ma neppure una diagnosi approfondita del criminogeno primato della finanza sovranazionale sulla “democrazia”. Anzi, Nichi è abbarbicato al mito della crescita infinita, of course da riformare con la green economy, e sullo strapotere delle oligarchie affaristiche, ormai evidente anche ai bambini, non trova nessun parolone dal suo traboccante repertorio. 

Ha detto bene, credendo di fargli un favore, l’iperliberista direttore emerito dell’Economist Bill Emmott quando di recente lo ha paragonato a Obama, il lifting nero fatto al Potere, che «con l’oratoria e il carisma evoca i sogni»7. Beninteso facendoli restare tali, al puro stato di promesse oniriche per i gonzi che ci credono.

 

Amici e affari

Ma difatti dovrebbe indurre in sospetto la gente di sinistra il fatto che il loro homo novus riceva attenzioni ed elogi sperticati dall’establishment “padronale”. La virago di Confindustria, Emma Marcegaglia, è una fan entusiasta del cattocomunista pugliese8. Di solito un imprenditore non va in deliquio mistico per un politico se non per interesse, l’unica cosa che per un individuo votato al denaro qual è un industriale conti davvero. E questo caso non fa eccezione. Il generoso governatore, infatti, ha donato su un piatto d’argento al gruppo di Emma un affarone: la costruzione di un inceneritore vicino Cerignola, nel mezzo di una zona agricola fra le più belle della Puglia. Vendola si schermisce chiamandolo col rassicurante nome di “termovalorizzatore”. In realtà, come hanno dimostrato i comitati locali che vi si oppongono, si tratta di un impianto di incenerimento vero e proprio, che fa a pugni con l’epica dell’energia rinnovabile sbandierata ai quattro venti da Nichi il rosso(verde)9. 

Ma non è finita qui. Mentre è ansioso di dar battaglia al berlusconismo, il paroliere delle Puglie fa affari con Berlusconi e i suoi sodali. Il futuro complesso ospedaliero di Taranto se l’è accaparrato la Fondazione San Raffaele del Mediterraneo, filiazione meridionale di quella fondata a Milano da don Luigi Verzè, padre spirituale di Silvio (per farvi capire il tipo: è stato riammesso al sacerdozio dopo la sospensione decisa da papa Montini che così lo ammonì: «occupati più di sacramenti che degli affari»). 

Attenzione: il tutto senza gara d’appalto, come se la Fondazione fosse un ente di carità, quando al contrario il Consiglio di Stato ha stabilito che il San Raffaele svolge attività commerciale a tutti gli effetti. Il 15 febbraio scorso don Luigi dichiarò solennemente: “Vengo in Puglia per trovare un amico: Vendola. Nichi, fossero come te tutti i politici. Non dovrei parlare di politica ma ve lo confesso: Silvio Berlusconi è entusiasta di Vendola”. E ti credo: il capo del governo ci guadagnerà direttamente perché nei nosocomi di Verzè lavora un’azienda specializzata nella cura del cancro, la MolMed Spa, partecipata al 24% dalla Fininvest (nonché dall’amico Ennio Doris della Mediolanum). Vicepresidente del San Raffaele del Mediterraneo è Renato Botti, contemporaneamente consigliere di amministrazione della MolMed e direttore dell’area sanità del San Raffaele di Milano 10. D’altronde si sa che la sanità costituisce il grosso delle competenze e del bilancio (in media l’80%) delle Regioni, e le tentazioni di commettere abusi è forte. Nichi ci si è scottato le dita nella primavera di quest’anno finendo coinvolto in un’inchiesta su presunte nomine pilotate dei primari negli ospedali pugliesi. Lui, in particolare, avrebbe commesso il reato di concussione per aver sponsorizzato un luminare delle neuroscienze, Giancarlo Logroscino, in un concorso da primario a Bari. Gli inquirenti, a partire da un’intercettazione, ipotizzano che il governatore avrebbe fatto indebite pressioni per raccomandare il “suo” candidato. 

 

Diversità

L’unica ideuccia degna di rilievo che abbiamo scovato setacciando il Vendola-pensiero è quella di «un esercito europeo»11 da costituire per risparmiare, ad esempio, sui 20 miliardi spesi quest’anno dallo Stato italiano per i cacciabombardieri. 

Ora chi si professa di sinistra, appena sente proferire parola su qualsiasi cosa abbia a che fare col mondo militare, cioè con la guerra (le “missioni umanitarie” sono rassicuranti menzogne), va in escandescenze. Vendola è obbiettivamente coraggioso nell’affrontare il problema, in una situazione internazionale che vede le guerre moltiplicarsi anziché diminuire, alla faccia del pacifismo obbligato delle bandiere arcobaleno. 

Ecco a voi Vendola, il rosso-rosè degno erede di Bertinotti cui per molti versi somiglia (anche il compagno Fausto ci alluvionava di avvincente demagogia per poi starsene nel cantuccio di una sinistra estrema ed estremamente ossequiente all’ordine costituito). 

Eppure, che Dio ce lo conservi, Nichi. Perché qualcosa di diverso dal piattume imperante sta comunque tentando di dirlo, se non proprio di farlo. Il suo limite, almeno per ora, è che lo dice e basta.

 

Alessio Mannino 

 

Note:

1)“Scatta l’operazione Nichi Vendola”, La Stampa, 29 aprile 2010

2) http://fabbrica.nichivendola.it

3) “Nichi Vendola parla del suo coming out”, Gaywave.it, 19 febbraio 2010

4) Li elenca lui stesso nel ritratto autobiografico presente nel suo sito internet: “Ho scritto alcuni libri: Prima della battaglia, Soggetti smarriti, Il mondo capovolto, Lamento in morte di Carlo Giuliani, Ultimo mare”,  www.nichivendola.it

5) “I neo-pasoliniani di Vendola”, Il Riformista, 10 giugno 2010

6) “Nichi Vendola. Io alle primarie sfido il Pd”, Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2010

7) “Where now for the crisis-hit European Left?”, The Times, 14 giugno 2010

8) Nichi Vendola è il migliore governatore del Mezzogiorno, ho imprese in Puglia e lo posso testimoniare è regione per gestita e si sono fatte cose buone. Vendola non è tutti i governatori del Mezzogiorno ma è l'esempio migliore”, Emma Marcegaglia nell’intervento conclusivo dell’assemblea di Confindustria Vicenza, 14 giugno 2010.

9) “Marcegaglia: l’inceneritore più pericoloso in Capitanata”, www.italiaterranostra.it/?p=106

10) “L’affare sanità: don Verzè, Berlusconi e Nichi Vendola”,  www.italiaterranostra.it/?p=5150

11) ibidem, Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2010

Moleskine luglio 2010

Nucleare, la verità