Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

La Politica? Non pervenuta

Il parlamento è diventato davvero un’aula sorda e grigia, come la chiamò con disprezzo Mussolini dopo la Marcia su Roma. Ma al posto dei manipoli di descamisados in camicia nera, a bivaccarci sono i soldatini della partitocrazia messasi al servizio del tecnico Mario Monti. Non erano rappresentanti del popolo nemmeno prima, visto che rispondevano alle segreterie dei partiti, e ora hanno definitivamente gettato la maschera: il loro mandato è ubbidire al dio spread, alla Bce e alla Germania, i reali detentori della nostra presunta sovranità nazionale. 

 

Dittatura europea

Il governo Monti nasce dalla lettera spedita il 5 agosto scorso dalla Banca Centrale Europea. Il presidente uscente Jean-Claude Trichet e quello attuale Mario Draghi dettavano l’agenda politica ad uno Stato membro bypassando la Commissione e gli altri organi istituzionali europei, in modo del tutto inusuale e irregolare. Ma coerente: il vero capo dell’Europa è chi siede sulla poltrona più alta dell’istituto che controlla l’euro. È stata un’operazione-verità che dovrebbe aprire gli occhi sulla vera natura della costruzione europea, un edificio monetarista che ha come referente la finanza, le banche, i mercati. Non i popoli. 

Agitando lo spauracchio del crollo dell’euro, la Bce si è imposta come centro decisionale supremo. Dietro, come sappiamo bene, c’è il sistema delle grandi banche, specialmente tedesche e francesi, e il socio forte dell’Unione, cioè Berlino. Sullo sfondo gli Usa e il suo istituto centrale, la Fed, che può comprare direttamente stock di debito, cosa che la Bce non può fare, lasciando trasparire chiaramente la condizione di minorità dell’area europea rispetto all’America. Nella gara delle monete e delle zone di influenza economica, Eurolandia deve fare i conti con questo handicap di partenza1. Unito alla sudditanza militare presidiata dalla Nato, si delinea perfettamente il quadro della voluta inferiorità politica del Vecchio Continente nei confronti della superpotenza statunitense. 

Il proconsole Napolitano

Da quella fatidica missiva estiva il diktat si è fatto valanga, con l’interesse sui titoli di debito usato per schiacciare il debole e screditato Berlusconi con la minaccia del default. Ecco che allora interviene il capo dello Stato, l’atlantista rosso Giorgio Napolitano: indossati i panni del proconsole locale del moloch europeista, dà un calcio nel sedere al Berlusca agonizzante e insedia a Palazzo Chigi l’uomo più amato dal liberismo internazionale, dai club esclusivi come Trilaterale e Bilderberg e, ça va sans dire, dai gruppi bancari: l’ex commissario europeo Mario Monti. La sobrietà diventa l’ideologia patriottica dopo un quindicennio abbondante di vaccate berlusconiane, ma occulta il dato davvero importante: il Quirinale si è prostrato ai voleri dell’Europa e ha inaugurato un periodo in cui scelte socialmente letali vengono camuffate per “tecniche” quando non sono altro che un preciso programma politico. Formalmente non si è trattato di un “golpe”, perché la precedente maggioranza di centrodestra si era sfasciata e tutto si è svolto secondo le regole costituzionali2. Nella sostanza, però, le Camere hanno subìto un commissariamento in piena regola da parte del Presidente della Repubblica per ottemperare ai superiori ordini dell’economia internazionale.

 

La grande ammucchiata

La dittatura eurocratica ha il suo riflesso speculare nella compagine governativa guidata da Monti. Emissari delle banche come Passera allo sviluppo economico e Fornero al lavoro e fedelissimi Nato come Di Paola e Terzi di Sant’Agata alla difesa e agli esteri, rendono l’idea di quali interessi ci governano (senza dimenticare l’apporto della Chiesa, potere forte sempre pronto a sedersi a tavola quando è ora di spartirsi la torta). A sostenere Monti sono tutte le forze parlamentari, ad eccezione della Lega Nord e, dopo un iniziale voto di fiducia, l’Italia dei Valori. La prima si rifà una verginità d’opposizione dura e pura dopo anni di compromessi e porcate filo-Arcore. La seconda si ritaglia a sinistra un congeniale spazio critico, per non farsi vampirizzare da un agguerrito Vendola nelle piazze e da un Grillo in ascesa nei sondaggi. 

Il resto, dal Pdl al Pd all’Udc a Fli, è tutto un coro diretto da Napolitano. Ogni tanto qualcuno, soprattutto a destra, fa stecca, perché l’elettorato non manda giù la defenestrazione di Silvio e la mazzata di tasse decisa dal torquemada liberista con la parlata robotica. A sinistra c’è pure qualche mugugno, perché a pagare sono i soliti: chi vive di stipendio e di pensione (che con la riforma contributiva diventerà un miraggio all’orizzonte). Ma a conti fatti, la Grosse Koalition regge. 

 

Comitato trasversale d’affari 

Fine del bipartitismo, sospensione della democrazia? Queste sono ingenuità o slogan di propaganda. I due partiti maggiori e gli altri che si contendono il mitico “centro” costituivano già un blocco unico, ossequioso verso quegli stessi poteri interni ed esterni che attraverso Monti hanno assunto in proprio la gestione dell’esecutivo. La Bce-Ue, la Nato (cioè gli Usa), la finanza bancaria, le grandi industrie (beneficiarie delle liberalizzazioni) e il Vaticano: non erano anche prima le cupole che avevano e hanno in pugno la mediocre e venduta classe politica romana? Il parlamento, che nella sacra rappresentazione è il luogo principe della democrazia, non ha mai smesso di essere il terminale, la facciata, il teatro visibile della messinscena. La sola differenza è che adesso è palese che era una messinscena. Perché quando la base su cui poggia l’organizzazione finanziaria, ossia il debito pubblico (di una nazione decisiva per l’euro come l’Italia, per altro), ha dato segni di instabilità mortale, immediatamente è scattato l’esautoramento del potere legislativo. Senza un dubbio, come se fosse la reazione più naturale del mondo. In barba alla retorica parlamentarista del popolo sovrano e dei partiti strumenti-chiave della democrazia. 

 

La regola dell’eccezione

E questi partiti ridotti a barzellette si sono resi subito docili esecutori, mostrando quanto siano false e ipocrite le loro divisioni, le etichette di destra e sinistra, le baruffe televisive e i proclami di essere gli uni alternativi agli altri. Si dirà: ma è in simili frangenti, dove si rischia il fallimento di bilancio e la povertà di massa, che si rendono comprensibili e anzi obbligatorie le unioni sacre, i governo di unità nazionale. Certo. Ma non su comando di organismi che non sono legittimati a comandare, come la Banca Europea, e men che meno per compiacere entità private come sono i famigerati mercati. E assolutamente non per fare l’interesse di un altro paese, in questo caso della Germania. Il giurista Carl Schmitt insegnava che negli stati d’eccezione si vede chi decide sul serio, chi è davvero sovrano. Ebbene, mi pare non ci siano dubbi: il parlamento non è sovrano, non lo era prima e lo è ancor meno oggi. Sovrano è, si darebbe detto una volta, il capitale finanziario. Benvenuti nel mondo reale, pii democratici dei miei stivali. 

Alessio Mannino

 

Note:

1.Sostiene con acume il saggista autore del best-seller “Euroschiavi” (Arianna Editrice), Marco Della Luna: «…la BCE non è una banca centrale, perché non è autorizzata ad assicurare l’acquisto dei titoli del debito pubblico dei paesi aderenti in modo idoneo a sottrarli all’aggiotaggio dei grandi predoni finanziari. Se avessimo una vera banca centrale, questa potrebbe farlo, come fa la Fed, la banca centrale nipponica, quella britannica. E come  faceva la Banca d’Italia prima del 1981! Lo dice anche Paul Krugman: l’Italia si è assurdamente messa nelle condizioni di un paese del Terzo Mondo, che deve finanziarsi in una moneta straniera. Se la massa monetaria dell’euro deve essere coperta da titoli americani, dollar-backed, allora la BCE è come uno switch-board sottoposto alla Fed, non una banca centrale di emissione al servizio dell’Europa, bensì un qualcosa di imposto imperialisticamente per impedire che gli europei abbiano una banca centrale effettiva propria, in modo che l’euro dipenda dal dollaro e non gli contenda il ruolo di moneta internazionale»,  HYPERLINK "http://marcodellaluna.info" http://marcodellaluna.info, 7 gennaio 2012. 

2.Sarebbe ora di smetterla di considerare “democratica” la nostra osannata Costituzione: priva il popolo del diritto di esprimersi sulle due materie essenziali che fanno libero e sovrano uno Stato, il sistema fiscale e i rapporti internazionali (art. 75: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”).

A proposito di complottismo

Indignados nel mondo: dalla strada alla storia