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  • « La rielezione di Obama: prospettive e scenari | Main | Moleskine novembre 2012 »
    venerdì
    nov162012

    M5S: cinque stelle ma una sola Star

    Attira il personaggio di Grillo. Attira il modo in cui attacca di continuo la Casta. Attira il successo crescente del MoVimento 5 Stelle.

    Si potrebbe continuare a lungo, a proposito di ciò che sta facendo crescere il consenso a tal punto, e con tanta rapidità, da terrorizzare svariati dei vecchi partiti e da indurli a modificare in tutta fretta la legge elettorale, per rimuovere o ridimensionare il premio di maggioranza previsto dal famigerato Porcellum di epoca berlusconiana. Ciascuno dei fattori di attrazione che abbiamo elencato nell’incipit, infatti, ne contiene al proprio interno molti altri. Che in parte derivano da elementi oggettivi, e in parte scaturiscono da suggestioni soggettive.

    Ma non è una diversità a compartimenti stagni. I due piani si intersecano, si sovrappongono, si confondono. Le caratteristiche incontrovertibili e i contenuti espliciti, enumerati nel programma ufficiale, si riverberano in una miriade di messaggi più o meno generici, che ognuno dei militanti o dei semplici sostenitori tende a interpretare, anche in buonissima fede, a suo piacimento.

    Vedi, per esempio, il principio di democrazia diretta. Che di per sé è solo un metodo – e certo non esente da incognite, dopo che decenni e decenni di manipolazione liberal-consumistica hanno degradato i valori di riferimento e le capacità di giudizio di numerosissime persone – ma che viene considerato un approdo qualificante e persino risolutivo. Nell’illusione che la grande maggioranza dei cittadini sia già pronta per affrancarsi dal modello dominante e che, quindi, darle la parola equivalga a riappropriarsi istantaneamente della sovranità popolare, a scapito delle attuali oligarchie.

    In termini psicologici lo si può capire: dopo le tante vessazioni subite c’è un gran desiderio di passare al contrattacco, o addirittura di chiudere i conti una volta per tutte. E quindi, nell’ansia di sfuggire al senso di impotenza nei confronti di chi oggi ci governa, sul doppio binario della politica e dell’economia, ci si aggrappa a qualunque ipotesi di riscatto, considerandola non già un’ipotesi ma una certezza.

    Procedendo in questo modo, però, ci si espone al più tipico degli abbagli: sovrapporre i desideri alla realtà, fino ad avvolgere ogni singolo aspetto in una stessa luce favorevole, anzi entusiastica, e smettendo definitivamente di valutare caso per caso dove si sia d’accordo e dove no. In pratica, una sospensione di giudizio su ciò che accade all’interno dell’M5S, nel quale ci si identifica in maniera fideistica, e un’apertura di credito pressoché illimitata verso il leader che sta regalando questa bellissima prospettiva di riscatto, individuale e collettivo. Poiché la speranza che si è finalmente accesa è deliziosa, e quasi indispensabile, non si è disposti è rinunciarvi. I motivi di critica vengono rifiutati a priori, senza neanche prendersi la briga di valutarli nel merito. Il loro difetto, la loro colpa, non risiede tanto in ciò che affermano, ma nel fatto che sopraggiungono a turbare una sensazione piacevole – di appartenenza, di ragione, di destino - e che ne mettono a repentaglio i presupposti.

    Credere è bello. Credere, come attestano le religioni, le ideologie e il tifo, è molto più bello che ragionare.

     

    Che domande: meglio Grillo

    Il difetto non è la passione. Al contrario: la passione è un ottimo propellente, soprattutto se serve a ribellarsi all’omologazione circostante. La passione, però, è l’equivalente interiore della velocità fisica. Permette di spostarsi più rapidamente da un punto all’altro, ma non dà nessuna garanzia sull’esattezza della direzione che si sta seguendo. E, quindi, sulla meta che si finirà col raggiungere.

    Il difetto non è nemmeno il rischio di commettere degli errori di percorso. Questo rischio è accettabilissimo, una volta che si sappia bene dove si intende arrivare. Non è che debba essere tutto verificato, e sicuro, e garantito, ancora prima di mettersi in cammino. Le rivoluzioni, anche in senso lato, non sono mai dei viaggetti “all inclusive”, con un programma preciso alla virgola, coi pasti già pagati e, magari, con un’assicurazione “kasco” contro tutti i possibili imprevisti, dall’incidente al brutto tempo. Ma l’alternativa ai viaggi organizzati non sono i viaggi disorganizzati. O, persino peggio, i viaggi organizzati da qualcuno che non sappiamo neanche bene chi è, ma al quale ci affidiamo di slancio. Perché ci sembra simpatico. Perché ci sembra dei nostri.

    Riguardo a Beppe Grillo il problema è analogo. Certo: per lo più sembra simpatico, o anche simpaticissimo. E sembra dei nostri, non foss’altro perché dimostra incessantemente di non essere dei loro. Niente a che fare con Monti, con Berlusconi, con Napolitano, né con l’intera classe politica che domina la scena parlamentare o che l’ha dominata fino a poco tempo fa, nel continuo intrecciarsi di alleanze manifeste e di convergenze segrete.

    Rispetto a una compagnia di quella fatta, piena di mezze figure la cui massima preoccupazione è non perdere la poltrona e i relativi vantaggi, Grillo rifulge come una fotoelettrica in mezzo a una distesa di abat-jour. La maggior parte di loro si perde nella penombra delle chiacchiere da politicanti di professione. Lui squarcia quella semioscurità e li illumina impietosamente, mostrandoli per come sono davvero: un miscuglio di mediocrità intellettiva, che con preoccupante frequenza sprofonda nell’ottusità completa, e di spregiudicatezza morale, che con preoccupante frequenza degenera nel crimine vero e proprio.

    Per chi ne abbia le scatole piene, di questa pseudo classe dirigente che pretende di rimanere in sella dopo che nel suo complesso ha portato l’Italia alla bancarotta sia morale che economica, è naturale che Grillo eserciti un forte ascendente. La generalità dei partiti saccheggia le casse pubbliche nascondendosi dietro il paravento dei finanziamenti di legge e degli innumerevoli privilegi che solo adesso, e con enormi resistenze, si cominciano a ridimensionare. Lui rifiuta di ricevere anche un solo centesimo a titolo di rimborso elettorale, e invoca un sistematico abbattimento dei compensi riservati a chi viene eletto e di ogni altra prebenda.

    La domanda è elementare. Così elementare che moltissimi cittadini non avvertono neanche la necessità di formularla espressamente. La domanda è questa: meglio tenersi quelli che ci sono – dai Cicchitto-Gasparri-Alfano del centrodestra ai Bersani-Letta-Renzi del centrosinistra, passando per i Casini-Rutelli-Fini del centrocentro e in ultimo per i Monti-Passera-Grilli del governo tecnico – o provare con qualcuno di totalmente diverso?

    La risposta la stanno dando in tanti. Ed è condita da qualche poderoso vaffanculo, detto o pensato, all’indirizzo dei suddetti gentlemen.

     

    Militanti. O fan?

    Niente di male, nel fatto che all’inizio vi sia un solo grande leader e che i i suoi seguaci gli riconoscano un ruolo di guida. Anzi: quanto più si tratta di una persona con delle doti particolarmente spiccate, che messe insieme configurano (o sembrano configurare) un qualche genere di carisma, tanto più questo fenomeno diventa normale. Così come è normale che l’intensità dell’adesione aumenti quando ci si trovi in condizioni di emergenza, vera o presunta, e si avvertano il bisogno e l’urgenza di affidarsi a una figura salvifica.

    Ma il dato di fatto, nel caso di Grillo e del MoVimento 5 Stelle, è che ormai sono passati diversi anni, da quando si è preso il via, e continua ad esserci una enorme anomalia, dalla quale discende una lunga serie di altre lacune e di altre contraddizioni. Questa anomalia è che a tutt’oggi non è dato sapere se la mente dell’iniziativa sia davvero il solo Beppe Grillo o se vi siano altri che lo aiutano a definirne i molteplici aspetti, dai contenuti teorici alle strategie politiche, e dall’organizzazione interna alla propaganda esterna. Di solito la questione viene ridotta al ruolo di Gianroberto Casaleggio, e della sua società di consulenza, ma in effetti è più ampia. E a rendere inquietante l’omissione non è solo l’identità sconosciuta di questi ipotetici (ma assai verosimili) consiglieri, quanto piuttosto l’ostinazione con cui se ne nega l’esistenza, fino a rimuovere l’interrogativo.

    Perché mai deve esserci questa reticenza, laddove un lavoro di squadra sarebbe la più logica e ineccepibile delle spiegazioni?

    D’altro canto, se si vuole ammettere che accanto a Grillo non c’è nessuno, a diventare inquietante è la mancanza di un gruppo sufficientemente ampio da assicurare al MoVimento le competenze diversificate di cui non può non disporre. E che sono ancor più necessarie a una forza politica che ormai, grazie al suicidio dei partiti tradizionali, è accreditata di percentuali nell’ordine del venti per cento e oltre.

    Analogamente, non si comprende perché dalla massa dei militanti non sia ancora emerso nessuno che, oltre a mettersi al servizio della Causa, abbia dimostrato di possedere le qualità sufficienti ad accreditarsi non già come un fidato esecutore delle direttive calate dall’alto, ma come un individuo capace di una propria elaborazione e meritevole, quindi, di un certo grado di autonomia e di una visibilità specifica.

    È questo, che lascia più dubbiosi. È il fatto che non vi sia traccia di una selezione interna basata sugli apporti innovativi, anziché sulla mera obbedienza. E le stesse perplessità, del resto, riguardano l’identità e i programmi del MoVimento, dalle chiavi di lettura generale (innanzitutto sul modello economico) alle strategie nel breve, nel medio e nel lungo termine. Il programma oggi disponibile è una sequela di singole istanze, più o meno condivisibili ma palesemente, e si direbbe volutamente, slegate da una visione d’insieme.

    A meno di optare per la succitata adesione fideistica, del tipo “intanto mi metto in marcia e poi si vedrà”, si rimane frustrati dall’impossibilità di soddisfare la propria ricerca di risposte compiute, riguardo a molti temi fondamentali. Il che può magari essere accettabile – e comunque accettabile non significa giusto – in una dimensione soltanto amministrativa, tanto più se di piccolo cabotaggio, ma non lo è affatto quando ci si sposti su altri piani.

    La nuova domanda è allora quest’altra: a cosa stanno aderendo, esattamente, quelli che si iscrivono al MoVimento 5 Stelle? E ancora: stanno schierandosi in modo consapevole o inseguono un sogno? E infine: perché non si chiedono che cosa mai impedisce, a parità di disciplina e di compattezza, di rischiarare le troppe zone d’ombra che vi sono tuttora?

    Così com’è oggi, o come si mostra, la creatura di Grillo fa venire in mente una palestra di arti marziali in cui, dopo anni e anni di attività, c’è ancora un solo maestro, lui stesso, mentre tutti i numerosissimi allievi sono fermi alla cintura bianca, o al massimo alla gialla. Non è proprio l’ideale, per far pensare che lo scopo ultimo sia condividere lo stesso percorso di crescita.

    Federico Zamboni

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