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La versione di Fini - luglio 2012

Berlusconi is back
Il suo ritorno rischia di mandare a monte quel poco di buono che è stato fatto in questi mesi. È una cosa, intanto, che può avvenire solo nel nostro paese. Thatcher ha governato per due mandati molto bene, li ha finiti ed è andato a casa. Sarkozy ha fatto un mandato, non è piaciuto ai francesi, ha perso le elezioni successive e il giorno dopo la polizia, siccome era indagato, è andata a perquisire casa sua.
Qui abbiamo un soggetto che praticamente ha governato dieci anni su sedici, non ha combinato assolutamente nulla, è inseguito da tutta una serie di cose, di questioni giudiziarie, alcune risolte con prescrizione ma con affermazione da parte della Cassazione che i reati erano stati commessi, che si ripresenta.
Detto questo, io ritengo che la gente non gli crederà più: c’è un limite a tutto. È come se dopo la guerra, Mussolini non fucilato, si presentasse come candidato premier dell’Italia, fatti tutti i debiti distinguo e proporzioni. Dimostra tutto quello che si sospettava: che il nano di Arcore non si dà mai per vinto. Ha una faccia tosta inaudita. È anche vero, inoltre, che il Pdl senza di lui scompare dalla scena politica.
Montanelli, in tal senso, non ha avuto successo: pur avendolo provato non ne sono diventati immuni. Gli italiani di oggi non hanno l’intelligenza di Montanelli e sono facili e più soggetti alle apparenze, come tutta la politica. Le apparenze, le cravatte, le girls, ma insomma sui fatti di sostanza, capiscono poco e nulla. Certo ora siamo entrati in una crisi politica ed economica  che certamente non è tutta responsabilità di Berlusconi, ma sulla quale certamente egli non può togliersi di mezzo - ma insomma dubito che l’operazione gli riesca.
Napolitano e le intercettazioni
Al di là delle interpretazioni giuridiche, la posizione di Napolitano è estremamente grave perché lui ricevendo una telefonata da un indagato ha accettato di parlare delle indagini di cui questi è indagato - non sappiamo il contenuto della telefonata ma sicuramente ha accettato di parlarne - invece la cosa corretta che avrebbe dovuto fare, appena Mancino lo chiamava, se non gli parlava della moglie o della pastasciutta, insomma non appena introduceva l’argomento delle indagini, avrebbe dovuto rispondergli “mi dispiace, Nicola, ma di questo io con te non posso parlare”, e avrebbe dovuto mettere giù il telefono. L’atto grave, almeno dal punto di vista politico, è già avvenuto ira ipsa. Ricordo un precedente, dove il pur abominevole Cossiga, Ministro degli Interni all’epoca del sequestro Moro, fu avvicinato da Donat-Cattin, con il quale era amico da secoli, il quale gli chiese se suo figlio era indagato per le questioni di terrorismo, e Cossiga disse, correttamente, che a questa domanda lui non poteva rispondere e che questi discorsi non poteva farli con lui. Questo avrebbe dovuto essere l’atteggiamento di Napolitano.
È un po’, mutadis mutandis, come quando Berlusconi telefona alla questura di Milano: il fatto grave è già avvenuto comunque. È che egli parli con un indagato delle indagini che lo riguardano. È una questione che può non essere giudiziaria ma è sicuramente politica e in un altro paese porterebbe all’impeachment immediatamente. Sulla cosa si crea poi un gran polverone e devo dire che a difendere le questioni di fondo sono stati solo Di Pietro e poi Il Fatto Quotidiano, che sulla cosa ha battuto molto, ma giustamente, perché nella sostanza profonda del fatto c’è che lui accetti di parlare con un indagato delle indagini. In pratica si finisce per distogliere l’attenzione dalla questione di fondo, cioè se c’è stata o non c’è stata la trattativa Stato-mafia. Ma, ripeto, anche non volendo andare al punto di fondo, la scorrettezza di Napolitano c’è già stata. Non solo: il Presidente della Repubblica ha il coraggio, a Palermo, durante un discorso, di dire che bisogna accertare tutta la verità sbarazzandosi della ragion di Stato e poi di fatto oppone la ragion di Stato alle indagini dei giudici di Palermo, con la massima disinvoltura. La stessa disinvoltura con la quale Berlusconi pensa di potersi ricandidare. 
Stato Mafia
Lascia molto perplessi il fatto che Ingroia venga trasferito a fare il PM in Guatemala: a voler pensar male gli han fatto capire che gli avrebbero fatto la pelle. In caso contrario la cosa non si capisce. E se non si capisce allora il punto è chiaro: il magistrato che è impegnato più di tutti in questo processo lascia l’Italia nel momento più cruciale. Strano, no?
Mesi addietro parlavo, in merito all’Italia, di un riposizionamento di parti politiche, di persone, ma ora la cosa è più profonda. Non è solo un riposizionamento di uomini che si spostano, vanno in un altro partito, fondano movimenti eccetera. Sembrerebbe di essere alla resa dei conti su piani più profondi e che noi non siamo ancora in grado di decifrare.
È questo un periodo molto interessante perché può succedere assolutamente di tutto. Interessante dal punto di vista internazionale, intanto, perché potrebbe crollare l’intero modello di sviluppo: se dopo la Spagna viene la volta dell’Italia e poi della Francia e della Germiania anche gli Stati Uniti non vanno lontano.
A livello italiano, più che il quadro politico può cambiare l’intera situazione. Attenti però, sembrava così anche nel ‘92-94, ma la restaurazione ha impiegato due anni o tre - in pratica in modo più rapido di Napoleone III - per tornare più e peggio di prima.
Via le province
Le province, una volta create le regioni, sono diventati enti inutili. Un tempo avevano una loro funzione, ad esempio la manutenzione delle strade, che tra l’altro era fatta piuttosto bene. Insomma non è stata tutta merda la storia delle province, ma oggi sono oggettivamente una assurdità. E la creazione di queste aree metropolitane è ovvia. Non è che il sindaco di Milano, ad esempio, debba tenere in conto di ciò che pensa il sindaco di San Giuliano Milanese per prendere qualche decisione: deve avere le mani libere per poter agire.
Sentenza Diaz
Cosa tipicamente italiana: sono sempre i ranghi bassi a pagare, rarissimo che siano quelli alti, non solo in Polizia, ma ovunque. Non mi stupisce più di tanto. È una sentenza nel solco della vecchia politica italiana.
Siria
È una specie di fotocopia della Libia. Indubbiamente ci sarà un malconento di opposizione nei confronti della dittatura di Assad, ma sono stati mandati lì agenti provocatori e armi per rovesciare il regime siriano e tentare una operazione in stile Libia. Cosa che gli è più difficile, visto che, grazie a dio, ora ci sono ancora Cina e Russia (bisogna rimpiangere tutto...) altrimenti si sarebbe arrivati rapidamente a passi tipo la No-Fly Zone e ai bombardieri Nato.
Dopo l’11 settembre, del resto, hanno perso completamente la testa perché un attacco alla Siria (che non è la Libia) incendia tutto il Medio Oriente ed è il preludio all’attacco all’Iran e a quella che possiamo definire la terza guerra mondiale. Per fortuna c’è la vecchia casa sovietica, ridipinta fintamente in funzione democratica, che per interessi suoi dice no. Il no della Cina è ancora più valido perché non ha interessi in Siria (a differenza della Russia che invece ne ha). È, dunque, quella cinese, una opposizione geopolitica, non economica. In sostanza dice no al neo espansionismo e colonialismo sempre più inquietante dell’occidente.
Default Spagna
Questo era ipotizzabile, nel senso che è chiaro che se dai, ad esempio, cento miliardi alla Spagna, arriva la speculazione per mangiarseli. E il prossimo Paese sarà l’Italia, anzi lo è già. Se uno volesse giocare in Borsa sarebbe facilissimo, perché se dopo ogni salvataggio il paese successivo è quello attaccato è veramente evidente immaginare il prossimo futuro. Certo se crolla l’Italia poi crolla tutto, sarebbe la volta poi della Francia e quindi anche della Germania. E poi non dimentichiamo che c’è anche l’interesse americano a sfasciare l’Europa. Il fatto che le agenzie di rating sono tutte americane e a ogni piè sospinto sono dietro, o in concomitanza, a ogni attacco speculativo, è indicativo. Quanto accade ora in Spagna è un ulteriore passo sulla medesima strada, certa già da tempo.
Strage di Denver
Io la leggo come la punta estrema dei disagi vastissimi delle persone. Nel corso di solo quest’anno, avvenimenti del genere si susseguono a ritmi impensabili solo qualche tempo addietro. Ce ne era uno ogni tre anni o giù di lì. Oggi c’è un disagio crescente che poi esplode anche in forme del genere soprattutto nei giovani. Come abbiamo detto spesso: la vita che facciamo non è per niente soddisfacente.

La cura è sbagliata

L'arroganza al potere