Nicola Di Giovanni - Blog

mercoledì
mar212012

Come l’Università di massa favorisce il nazismo sociale 

(Interessantissimo articolo preso da http://www.you-ng.it, di Germano Milites. Leggetelo, ne vale la pena)

Avete 22 anni appena compiuti, vi siete laureati in Scienze di qualcosa con 110 e lode, bacio accademico e commozione di mamma e papà. Poi avete proseguito gli studi alla specialistica, riprendendo molte volte materie che avevate già studiato (imparando per lo più a memoria nozioni scritte su pessimi libri stampati grazie al lavoro, spesso mediocre, dei tesisti che vi hanno preceduto). Altri due anni e a 24 vi ritrovate con la cosiddetta laurea finita. Se i vostri genitori hanno ancora qualche risparmio, a quel punto vi fate anche un bel master (che “può sempre servì oggi”) da 5000 euro almeno e poi giù con gli stage non retribuiti per “fare curriculum ed esperienza”.

              

Nel frattempo avete compiuto 26 anni e vi sentite sfigati (e frustrati) anche se non fate parte della categoria dei semplici diplomati offesa dal figlio di papà Martone. A questo punto dovete fare una cosa; una cosa che probabilmente in 26 anni di vita non avete mai fatto: porvi una domanda e cercare di capire se quella che avete vissuto era sul serio la vostra esistenza o, al contrario, era quella che il sistema sempre più omologante verso il basso vi ha sordidamente “suggerito”. Attenzione: il 90% di voi non si renderà conto di aver fatto un percorso standard, agendo in maniera così continuativa da automi-schiavi convinti di essere in realtà speciali ed unici. Al contrario, la stragrande maggioranza di voi si sarà convinta di avere una marcia in più, di trovarsi in una sorta di “empireo intellettuale e professionale” dove solo in pochi hanno la fortuna di poter sostare.

                     

La vita ed un sistema neoliberista globale sempre più ingordo vi prenderanno però a sberle fin dal primo istante, convincendovi tra l’altro che le cose dovevano andare così perché “c’è crisi” e che “devi ringraziare chi di questi tempi ti offre un lavoro”. Se per 20 e passa anni avrete sempre fatto tutto ciò che vi dicevano di fare ed ora vi ritrovate con nulla in mano, allora non dovrete lagnarvi troppo con la società che non vi ha capiti ed apprezzati: vi sarete solo presi la briga di scegliere il colore delle catene con le quali legarvi ad un futuro fatto di sfruttamento e mediocrità avvilente e lo avrete fatto, sembra incredibile, di vostra sponte.

Eravate convinti che con una laurea ed una specialistica avreste spaccato il mondo, giusto? Chi ha frequentato facoltà di economia e scienze politiche come il sottoscritto, ricorderà di sicuro gli studi fatti sul fenomeno dell’inflazione monetaria. Una sorta di “mostro” da combattere con tutte le forze e ad ogni costo. Guai ad immettere troppo denaro in circolo perché poi si rischia di tramutare i soldi in carta straccia. Ebbene: ma perché negli Atenei non si studia con la stessa accuratezza (per modo di dire) la cosiddetta “Inflazione accademica?”. Semplice: perché alle Università servono iscritti per far cassa e poi è logico, no? Più laureati di scarso valore ci sono, più il potere contrattuale di chi offre lavoro sarà forte.

                                                

Rendendo la sedicente “alta istruzione” un fenomeno di massa, alla portata di qualunque imbecille capace di ripete balbettando il contenuto di un libro, si crea automaticamente un’offerta illimitata di lavoratori a basso costo e, al contempo, si fa in modo che milioni di gonzi siano convinti che l’accesso agli atenei sia diventato finalmente “più democratico” (e facile). Crescono le pretese (“almeno due lingue, laurea + specialistica, esperienza lavorativa pregressa ecc”) e diminuiscono parimenti le garanzie e la qualità di retribuzione. Ed è incredibile che, dopo tanti anni di studio, siano così pochi a comprendere il meccanismo perverso che noi stessi, con miopia, arroganza e provincialismo, alimentiamo ogni giorno.

                

Grazie al mio lavoro, ho incontrato e stretto la mano a centinaia di persone: ho conosciuto tantissimi uomini e donne di successo, soddisfatti della propria vita. Molti erano laureati ed avevano condotto un percorso di studi consapevole e brillante. Tanti altri erano “semplici” diplomati con la capacità di pensare (ed agire) in maniera diversa. Ognuno di loro, però, aveva dentro qualcosa che andava ben oltre le qualifiche e gli attestati che cercano di venderci (ed imporci) continuamente.

Quello che però mi chiedo è: possibile che oggi si sia arrivati ad un modello di nazismo sociale così spudorato quanto inesorabilmente accettato? Possibile che oggi sia reputata plausibile l’idea che si debba per forza avere “quel qualcosa in più” non dico per vivere da nababbi ma per assicurarsi un’esistenza decente? La gente non ha più diritto a “sogni normali”; a vite ed ambizioni semplici? Chi non è Steve Jobs deve tenersi l’illusione di una titoletto accademico sempre più svenduto, il precariato a vita e come ciliegina sulla torta anche l’epiteto di “bamboccione”? E tutto questo va bene? O meglio: va male ma non abbastanza da far fermare i milioni di giovani gabbati e rintronati che ogni anno si fiondano negli atenei più assurdi (e straripanti) perché non si azzardano a tentare strade diverse o, ancor meglio, a chidersi come fare per riformare il sistema d'istruzione e renderlo più utile e meno mercificato.

lunedì
mar052012

Non vuoi inquinare? Fai propaganda

 

Lega Pro Prima Divisione Girone A. Il Taranto Calcio è secondo in classifica nonostante tre punti di penalizzazione e sogna un ritorno in Serie B che manca ormai da quasi vent'anni. Lo stadio Erasmo Iacovone dopo anni di delusioni inizia ad assaporare un vento nuovo, la speranza di un posto nel "calcio che conta". I tifosi, che da anni girano l'Italia per la loro squadra anche se non si tratta di andare a Milano o Torino, si sono sempre contraddistinti per calore, tifo e sostegno.

Recentemente, vista l'assenza di uno sponsor sulle maglie rosso-blu tarantine, un gruppo di tifosi denominati Taranto Supporters hanno lanciato un'iniziativa volta sia ad aiutare la società guidata da Enzo D'Addario, sia a dare un segnale importante alla città. Infatti, dopo un sondaggio organizzato sul loro sito internet ed aver raccolto 11 mila euro per l'acquisto di tale spazio sulle casacche, la scritta voluta sarebbe dovuta essere molto semplice e d'impatto: "RespiriAmo Taranto".

 

Taranto è, purtroppo, una delle città più inquinate d'Italia. In tutto lo stivale movimenti e organizzazioni cercano di muoversi e di pressare le istituzioni al fine di ridurre l'emissione di tali gas, purtroppo senza alcun successo come ben sappiamo noi che combattiamo contro questo sistema di cose. Sappiamo bene che vietare le auto per qualche domenica non risolve affatto il problema, è l'intero paradigma a dover essere stravolto e rifiutato. Ma la maggioranza, ben lungi dal capire, ignora tutto questo ed anzi i movimenti ambientalisti (come vediamo in questi giorni con la TAV) vengono criminalizzati, derisi e denigrati. A Taranto si è andati addirittura oltre.

 

E' tutto pronto per Taranto-Ternana, scontro al vertice e big-match di giornata. Arriva anche l'agognato placet dalla Lega: la scritta RespiriAmo Taranto può apparire sulle maglie di gioco. Ma, improvvisamente, a due giorni dall'inizio della partita la società dichiara di aver ricevuto una segnalazione (da parte di chi non è dato sapere) che intimava l'eliminazione di tale scritta perchè contenente un "messaggio politico". In base ai regolamenti, quella scritta non può apparire sulle divise. In poche parole, qualcuno ha fatto pressione perchè quel messaggio non arrivasse alla città di Taranto, un messaggio che evidentemente avrebbe danneggiato gli interessi di qualche potente che di limitare l'emissione di sostanze tossiche non ha alcuna intenzione.

 

Ed ecco che anche una semplice scritta su una maglia diventa oggetto di censura. Non basta ammalarsi di tumori, di morire di cancro, di dover respirare ogni giorno veleno, ma ora anche cercare di sensibilizzare gli altri su tale problema (che non è politica ma vita, a meno che non si abbiano interessi contrari ma a quel punto si è criminali) è diventato qualcosa da non fare, da bollare come “propaganda”. Strano che non si sia parlato di “violenza”: infatti alcuni tifosi del Taranto sono stati respinti dalle forze dell'ordine nell'atto di entrare allo stadio Iacovone con tale maglietta (dato che erano già state prodotte). Ma non se n'è parlato semplicemente perchè Taranto non è Milano. Non c'era scritto “RespiriAmo Milano” sulle maglie del Milan, quindi non c'è problema. Non essendo una squadra e una città che saltano all'occhio dell'opinione pubblica nazionale, il dissenso può essere tranquillamente messo a tacere e represso nel caso serva (come ho spiegato, le forze dell'ordine in base a non si sa quale legge, hanno arbitrariamente vietato l'accesso ad una struttura pubblica a dei cittadini) senza che nessuno ne sappia nulla.

 

Come scrisse Massimo Fini nel suo romanzo “Il Dio Toth”: “La notizia è il fatto. Il fatto è la notizia”. Se non c'è la notizia non c'è nemmeno il fatto, non esiste. Quindi, cari tarantini, potete tranquillamente crepare e sacrificarvi per questo modello di sviluppo e vedete di farlo anche in silenzio. Buona “vita”.

giovedì
gen122012

Tweet: il Referendum sulla Legge elettorale "non s'ha da fare"

La Consulta ha bocciato con due 'no' entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale: ecco, se mentre leggete questa notizia mettete in sottofondo il rumore di uno scarico del bagno, avrete in mente l'esatta immagine di cos'è diventato il popolo in democrazia.

venerdì
dic232011

Tweet: il genocidio armeno in Francia

Per la Francia il Negazionismo sul Genocidio Armeno sarà reato. E' sbagliato condannare le opinioni, qualunque esse siano (le cazzate vanno distrutte con gli argomenti, non con le leggi), ma è un grande passo verso il riconoscimento della verità che il popolo Armeno cerca ormai da quasi un secolo.

venerdì
dic162011

Tessera illegittima? Buona notizia per tutti

Probabilmente il calcio è tutto meno che un argomento “ribelle”. Ed effettivamente discutere e dibattere di quel carrozzone mediatico ed immorale che è lo sport più popolare al mondo non è né saggio, né necessario. Per quello ci sono (purtroppo) diversi quotidiani nazionali che vi dedicano ampio spazio. E' di qualcos'altro che voglio parlare, di qualcun'altro, di persone che spesso vengono additate come degli “stupidi” per il semplice fatto di seguire la propria squadra del cuore: i tifosi.

 

Nella giornata di mercoledì è arrivata una sentenza da parte del Consiglio di Stato che considera “illegittima” la Tessera del Tifoso, vista come pratica commerciale scorretta. Infatti, chiunque volesse sottoscrivere una tessera (che, ricordiamo, serve per seguire la propria squadra in trasferta e per ottenere l'abbonamento stagionale allo stadio), è costretto anche a diventare cliente di una banca. Che c'azzecca con la sicurezza negli stadi questo? Nulla ovviamente. La Tessera del Tifoso non ha infatti nulla a che vedere con la sicurezza, a differenza di quanto propagandato, ed è un mero mezzo economico a favore dei soliti noti che ottengono clienti in modo completamente gratuito. Non c'era possibilità di rifiutarsi: se non si dava il consenso a questa particolare clausola, la tessera veniva negata. Oggi questo non è più possibile e toccherà al TAR del Lazio pronunciarsi sulla soluzione del problema.

 

Questo è un primo riconoscimento verso la bontà della battaglia di tanti tifosi italiani. Molti la definirebbero “inutile” perchè “ci sono altri problemi molto più importanti del calcio” a cui pensare. In realtà non è proprio così. La Tessera del Tifoso rappresenta un punto di partenza molto serio per misure che verranno prese per il resto della cittadinanza. Vaneggiamenti di un complottista? Non direi. Anni fa negli stadi veniva esposto questo striscione: “Leggi speciali: oggi per gli ultras, domani in tutta la città”. Venne visto come il canto del cigno di un gruppo di delinquenti che difendeva la propria “libertà” di vivere il tifo come pretesto per usare la violenza, per danneggiare, per attaccare le forze dell'ordine impunemente (ed in parte è anche vero). In realtà, a distanza di anni, la previsione si è rivelata esatta con le parole di Maroni che settimane fa, in occasione degli scontri con i Black Bloc a Roma, ha proposto il DASPO ai manifestanti.

 

Il DASPO, acronimo di Divieto di Accesso alle manifestazioni SPOrtive, è un misura cautelativa emessa senza alcun provvedimento da parte di un giudice ma basato su un semplice rapporto di polizia. Il questore, dopo averlo letto, emette il DASPO nei confronti del presunto reo, in barba alla presunzione d'innocenza. Ovviamente, spesso è palese che un “daspato” sia colpevole, ma altrettanto spesso non è affatto così. Chi vi scrive ha personalmente visto un ragazzo essere daspato per non aver voluto lasciare le sue stampelle fuori dallo stadio, nonostante avesse un piede rotto e non potesse camminare senza. Recentemente i tifosi del Pescara si sono recati in trasferta a Modena dato che non c'era alcun divieto su quella partita e si sono visti rispondere dalle forze dell'ordine, nonostante il biglietto in mano (ma non la tessera), che se non si fossero allontanati immediatamente di qualche chilometro sarebbero stati daspati dal primo all'ultimo (circa 300 persone). Se i tifosi del Pescara hanno evitato questa persecuzione, altre tifoserie non sono state più fortunate: c'è chi si è recato in massa in trasferta senza la tessera, ha fatto il biglietto per le tribune, è stato fatto entrare e dopo qualche giorno gli è arrivata a casa la notifica del DASPO (e sia ben chiaro, ora è stato vietato con una nuova circolare, ma fino allo scorso settembre chiunque volesse andare in trasferta senza tessera poteva farlo benissimo, però acquistando biglietti per settori diversi da quello ospite. Mischiandosi con i tifosi di casa!).

 

Tutto questo per mostrare come sia facile ricevere un DASPO, senza bisogno di essere un violento distruttore di camionette dei carabinieri. Il tutto senza prove, ma solo con le parole di chi ha redatto il rapporto. Ora, immaginate una cosa del genere nei confronti di manifestanti di piazza. Notate la diabolicità della cosa? Essere interdetti ad esprimere il proprio pensiero è totalmente incostituzionale, eppure una sentenza della Corte Costituzionale ha sancito che si tratta di una misura di “prevenzione” in attesa del processo vero e proprio. Ma con la lentezza dei processi italiani ci si ritrova a subire un trattamento totalmente arbitrario e ingiusto (la maggioranza dei daspati viene poi assolta in sede di processo). Magari si insulta Monti durante una manifestazione e, invece di ottenere un applauso, ci si ritrova con l'obbligo di firma in questura da un giorno all'altro (DASPO per “coro insultante”, allo stadio è routine).

 

Insomma, la battaglia dei tifosi italiani è sacrosanta. Non si tratta di un lotta per il tifo, ma per l'essere cittadini. Oggi uno dei punti più antipatici di questa circolare (ah si, la Tessera del Tifoso NON è una legge, ma solo una circolare amministrativa, un protocollo d'intesa fra Viminale e società di calcio) è stato abolito ma resta ancora intatta tutta la struttura fondante e discriminatoria. Una lotta contro la violenza negli stadi è necessaria, ma con mezzi diversi che passino attraverso la solita riforma della giustizia che tarda da anni a causa degli interessi giudiziari dei soliti noti. Quello che si è visto fin'ora non è una soluzione, bensì una banco di prova per ciò che si vorrebbe fare nei confronti di tutti quando la situazione – inevitabilmente – precipiterà.

 

Non guardate gli stipendi di Ibrahimovic ed Eto'o per bollare il tifoso come uno stupido, bensì pensate alla bellezza dello stare insieme, con un gruppo di amici a divertirsi, a cantare, ad esaltarsi, a scherzare, a ridere e a dimenticare per sole tre ore tutto quello che ci circonda. E per cui vale la pena combattere.

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