Piango anch'io
lunedì, dicembre 5, 2011 
“Ma com'avessa fa nu Stat a ji avant si nin tinem na lir pi piagn? Ci li levn li sold, come l'accattem la robb pe fa sta crescita?” (Traduco: ma come dovrebbe fare uno Stato ad andare avanti se non abbiamo una lira per piangere? Ce li tolgono i soldi, come possiamo comprare le cose per fare questa crescita?). Queste sono le parole in dialetto pescarese di mio nonno, 75 anni, contadino da sempre e senza alcun titolo di studio perchè quando era giovane “non c'era tempo per studiare, si doveva andare in campagna”. Saggezza antica o semplice ovvietà? Direi entrambe le cose. Perchè se è vero che una valutazione del genere dovrebbe essere normale, e quindi togliere qualsiasi serietà alla manovra appena approvata dal Governo italiano, è pur vero che c'è bisogno dell'arcigna conoscenza dei tempi antichi per rendersene conto. Ed è abbastanza assurdo. Basta guardarsi attorno, ascoltare la gente, leggere le opinioni su internet per comprendere che, in realtà, questo lapalissiano ragionamento non è minimamente compreso dalla stragrande maggioranza delle persone.
L'ultima volta ho riportato alcuni commenti dei militanti dell'Italia dei Valori susseguenti all'ipotesi lanciata da Di Pietro di non appoggiare il nuovo governo. Non sono solo loro a non capire in quali mani siamo stati affidati, ma moltissime persone che si stanno bevendo ormai tutta la fuffa sull'”equità”, sui “sacrifici”, sulla “salvezza” dell'Italia. E chissà se le lacrime della Fornero avranno commosso anche loro.
Sinceramente non capisco come si possa provare qualcosa di diverso dalla rabbia vendendo le immagini del Ministro del Welfare piangere mentre pronuncia la parola sacrifici. Rabbia nei confronti di qualcuno che sta mentendo, in modo spudorato. Rabbia nei confronti della distruzione di quel welfare che lei dovrebbe rappresentare. Rabbia nei confronti dei nostri diritti cancellati e dei sacrifici che toccano sempre a noi, che nulla abbiamo fatto in questi anni per poter essere definiti “colpevoli”. Rabbia per essere ormai degli agnelli sacrificali, in nome di teorie economiche che da tempo hanno dimostrato tutta la loro pericolosità (sempre per noi, s'intende). Rabbia nel capire che tutto ciò sarà fatto per chi, molto presto, verrà a depredare quei pochi beni comuni e un tempo intoccabili che ci sono rimasti. Rabbia e basta.
Ciò però non avviene e questo fa male. Anzi, sono stato anche recentemente deriso e tacciato di essere “berlusconiano” per aver attacco Mario Monti e accusato di “complottismo” per aver osato parlare dei poteri che questo infimo personaggio rappresenta. Mi piacerebbe snobbare il tutto con un “peggio per loro” ma la realtà è che siamo di fronte al “peggio per tutti”. Perchè non capire qual'è il compito di Monti ci rende colpevoli. I suoi ordini sono quelli di tassarci all'inverosimile senza darci quei servizi che un vero stato sociale dovrebbe garantire, raggiungere un surplus di bilancio, renderci più poveri, con meno diritti e meno strumenti per far valere anche quei pochi che ci resteranno, per poi rendersi conto che la crescita con un popolo più povero non può esserci. E allora si ricomincerà da capo, altri tagli, altre vendite, meno diritti, meno retribuzioni e via via cantanto. In un circolo senza fine che vedrà vincitori solo chi questa crisi l'ha creata (i mercati, con le loro speculazioni) e i grandi interessi privati che deprederanno fino all'ultima risorsa possibile. Uno stato feudale dove il feudatario sarà il nostro Dio in Terra che tutto vedrà e tutto potrà, con la differenza che non avrà solo i dei coloni al suo servizio, ma un popolo intero.
Non posso nemmeno concludere come fa oggi Giulietto Chiesa nel suo articolo di Megachip: “ben vi sta”. Perchè anche se la maggioranza non riesce a comprendere che eliminato Berlusconi il problema è diventato più grave, altro che risolto, non si fanno male da soli ma ci facciamo male tutti. Il punto è allora: come farlo capire a tutti? La risposta non l'ho ancora trovata...
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