Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
La WebRadioNotizie, talk, live, e musica dalla redazione del Ribelle
Fondatore Massimo Fini - Direttore Responsabile Valerio Lo Monaco
  • Home
  • PAGINE ▼
  • Sezioni Sito ▼
  • WebRadio ▼
  • WebTV ▼
  • Mensile ▼
  • Info ▼
  • NEGOZIO
  • Il Ribelle Minuto per Minuto
  • Abbonamenti
  • Accesso Abbonati
  • (articoli ricevuti in redazione che reputiamo interessanti per tutti)

    M5S: il partito del "Just in time" »
    giovedì
    gen162014

    La barbarie avanza

    Qualche anno fa, la Società Geografia Internazionale decise di risolvere il mistero delle sorgenti del Nilo. Molti esperti si diedero da fare: si studiarono le correnti, le specie ittiche, i sedimenti, i contesti climatologici, e si ipotizzò, autorevolmente, che le sorgenti del Nilo si trovassero nel Sahara Orientale, in un zona indeterminata tra Sudan e Ciad. Zona che all’intelletto del profano parrebbe più arida dell’inferno, ma gl’ingegni fini dei più insigni professori non si fanno ingannare dalle apparenze.

    Non pochi tra i più grandi conoscitori plaudirono a questa ipotesi, peraltro, secondo loro, in perfetto accordo con alcune tra le tesi più accreditate della letteratura scientifica. Furono rapidamente approntate faraoniche spedizioni per setacciare la supposta landa d’origine del Padre Nilo.

    Nel contempo, un manipolo di geografi dissidenti – forse un po’ lunatici - basandosi anch’essi su opere di credito internazionale, sosteneva che le sorgenti del Nilo erano state scoperte definitivamente da Burckhart Waldecker nel 1934 (http://it.wikipedia.org/wiki/Nilo). L’esploratore le aveva localizzate in Burundi, a una quarantina di chilometri dal lago Tanganica. I dissidenti, in un empito d’arroganza francamente assai irritante, mostravano mappe, fotografie scattate da aerei e libri di terza media, dichiarando che non c’era alcun mistero, che si sapeva benissimo dov’erano le sorgenti del Nilo. Per provarlo, allestirono una spartana spedizione, a puro scopo dimostrativo, e partirono.

    Le faraoniche spedizioni vaganti nel deserto tra Ciad e Sudan frugarono sotto ogni più piccolo granello di sabbia; trapanarono gli affioramenti rocciosi; setacciarono con estrema cura ogni oasi; interrogarono ogni essere vivente – lucertole e vipere cornute comprese – ottenendo in genere risposte tipo: “Il Nilo? Mai sentito…Si mangia?... Qui stiamo lavorando e non abbiamo tempo da perdere”; e non trovarono nulla. Nel frattempo, il manipolo di oppositori era arrivato alle sorgenti – che, miracolo, erano proprio lì ove si sapeva fossero - e aveva invaso i media con mail, comunicati e filmati.

    Gli eventi, fortunatamente, si svilupparono in modo del tutto adeguato alle caratteristiche di un‘epoca scientifica come la nostra, epoca che ha il suo fondamento inscalfibile nell’oggettività (i famosi fatti). Ovvero, lo sparuto gruppo che sosteneva l’inesistenza del mistero fu rimproverato di aver preso fischi per fiaschi: aveva evidentemente confuso le marane nelle vicinanze di un villaggio di autoctoni con le sorgenti del Nilo. I coraggiosi esploratori vaganti nell’infuocato Sahara, invece, furono giustamente lodati per la pervicace adesione a una teoria di adamantina verità, teoria che la pratica prima o poi avrebbe di sicuro confermato.

    Comunque, visto che non si può non tener conto del dato empirico, alcuni dei più dotati geografi si sono spremuti le meningi sul perché dello strano insuccesso e sono arrivati alla conclusione che, a causa di alcune coordinate sbagliate (la longitudine presa per la latitudine: se ne sono accorti due ragazzotti della quinta elementare), le sorgenti del Nilo non sono tra Ciad e Sudan, ovvero nel Sahara orientale, ma nel Marocco Meridionale, cioè nel Sahara occidentale: infatti, il Nilo scorre attraverso Marrakesh, come già le testimonianze dell’Antico Egitto dimostrano: i sudditi del faraone parlavano di Tebe e Menfi, ma intendevano Marrakesh e Casablanca. Gli abitanti di Marrakesh hanno sostenuto, con imperdonabile spirito antiscientifico, che, loro, il Nilo non l’hanno mai visto, ma si tratta di incompetenti la cui opinione non ha rilevanza.

    Quindi, si stanno apprestando altre faraoniche spedizioni per esplorare le terre sconosciute attorno a Marrakesh. Alcuni tra i più autorevoli geografi – e politici – del mondo plaudono a tale sviluppo. Frattanto, i pochi e ciechi ostinati, che continuano a inondare i media di testimonianze dalle pseudo sorgenti del Nilo in Burundi, sono stati classificati come persone di poca competenza e di dubbio equilibrio mentale, e gli si è steso intorno un cordone sanitario. Si sperava ciò li spingesse a cambiare idea e ad allinearsi alla Verità.

    I dissidenti hanno risposto picche, e si è deciso di lasciarli al loro destino, certi che la natura (sotto forma di leoni, iene e mosche teze tze) avrebbe fatto il suo corso. Stranamente, però, gli ingenui indigeni dei villaggi circostanti, i quali credono – ah sancta simplicitas – che le sorgenti del Nilo debbano rimanere lì dove sono sempre state, stanno rifocillando i dissidenti, rifornendoli nottetempo di cosce di zebra e otri d’acqua, affinché questi ultimi possano continuare a lottare.

    Inoltre, con una mancanza di pudore sconcertante, questi nemici del progresso si sono messi a pestare i tam-tam per chiamare a raccolta tutte le tribù della zona. Non hanno intenzione di farsi strappare senza lottare le sorgenti del Nilo. Gli abitanti di Marrakesch si sono dichiarati d’accordo. Innanzi tutto, hanno dichiarato che preferirebbero non a vedere sommerse le mura e i minareti dell’antica e venerabile città imperiale dai flutti del Nilo. Sporchi nazionalisti, senza dubbio. Inoltre, appartengono a quegli oscurantisti che credono che i fatti debbano prevalere sulle interpretazioni.

    Tali indecorosi modi di pensare hanno cominciato a diffondersi anche altrove. In Europa per esempio. Qualcuno ha cominciato a supporre che Copenaghen non sia sull’isola di Ischia, che Parigi non sia un quartiere di Helsinki, che la Scandinavia non sia al largo di Tenerife, che Roma non sia una città abbandonata dell’età del bronzo, ovvero c’è chi sta mettendo in discussione tutte le più moderne, certe e comprovate scoperte dei migliori geografi – e politici – degli ultimi decenni.

    La barbarie avanza. Il mondo potrebbe non esser più secondo l’opinione dei forti, dei giusti e dei saggi, ma forse dovrà adeguarsi alla comune ragione umana. Forse, addirittura, un geografo dovrà prima esaminare i monti, i mari, i fiumi e poi disegnare una cartina.

    L’impero scricchiola.

    Saluti

    Bruno Di Prisco

    Reader Comments

    There are no comments for this journal entry. To create a new comment, use the form below.
    Member Account Required
    Per poter commentare devi essere registrato al sito. Vai al form registrazione nella homepage del sito. È gratuito. Nota bene: registrarsi al sito offre la possibilità di commentare, ma per poter leggere La Voce del Ribelle in edizione On-Line e accedere all'archivio degli editoriali di Massimo Fini e al Filo Diretto con lui, devi essere abbonato, operazione che puoi fare attraverso la pagina relativa.
    comments powered by Disqus