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    mercoledì
    apr022014

    Un altro diktat a Renzi. E a tutti noi

    I nemici di Matteo Renzi non sono soltanto quelli che si ritrova in casa. Anche sul fronte europeo le cose non è che siano messe così bene. L'Italia del fare dell'ex sindaco è infatti parente stretta di quella analoga di Berlusconi che, pure quando aveva i numeri in Parlamento non era riuscita a fare granché. 

    I problemi per il nostro Paese sono sempre i soliti, ci ammoniscono. L'alto debito pubblico e il disavanzo che continuano a rappresentare un pericolo per la sopravvivenza dello stesso euro. A tranquillizzare i Paesi forti dell'Unione, quelli “virtuosi” sul fronte conti pubblici, tipo Germania, Olanda e Finlandia, non possono bastare le promesse e le dichiarazioni di intenti nei quali noi italiani siamo considerati maestri. E proprio da un olandese, il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, è arrivato il solito monito all'Italia: meno chiacchiere e più fatti. 

    La richiesta dell'Italia di allentare i vincoli di bilancio, ad esempio non conteggiando nel debito e nel disavanzo gli investimenti in opere infrastrutturali, non è piaciuta a Bruxelles. Essa è stata vista infatti come una scappatoia per continuare con la politica della spesa facile. Oltretutto, valutano a Bruxelles, sono proverbiali i tempi lunghi di realizzazione e i costi sempre al rialzo rispetto a quelli iniziali, di tutte le opere pubbliche italiane. Renzi, allo stesso modo di Berlusconi, vuole prenderci per i fondelli. I sorrisi non bastano. Ha detto che vuole tagliare la spesa pubblica, il debito e il disavanzo? Lo faccia. Ha garantito che farà la riforma del mercato del lavoro, che trasformerà i lavoratori in merce? La Commissione europea aspetta, fiduciosa come San Tommaso. 

    Il buon Dijsselbloem si è mostrato cauto ma non ha nascosto la sua irritazione, sentendosi l'Olanda una delle coscienze critiche dell'Europa. «È troppo presto per valutare le riforme annunciate dall'Italia – ha spiegato - ma le raccomando di attenersi agli accordi». Quindi l'Italia deve intervenire sul disavanzo per portarlo al 2,6% entro la fine dell'anno e azzerarlo in tre anni. Mentre il debito dovrà essere tagliato per arrivare ad un tetto del 60% sul Pil rispetto al 133% odierno. Quanto previsto dal Patto di Stabilità, insomma. Facile a dirsi, impossibile a farsi. 

    È necessario fare le riforme affinché tutti diventiamo più competitivi, ha insistito Dijsselbloem, richiamando all'ordine Renzi, che in questa fase appare troppo preso dalla sua riforma costituzionale. Una richiesta, quella del politico olandese, che assume un duplice significato. Essa infatti è venuta da Atene dove si sono riuniti i ministri dell'Economia europei. In quella Grecia che con le rivolte di piazza e gli assalti ai Palazzi del potere ha dimostrato di essere contraria alle politiche dell'austerità che diffondono soltanto povertà e disoccupazione. Ed è un messaggio preciso all'Italia che dal 1 luglio assumerà la presidenza del secondo semestre europeo. Visto che dovrete essere voi a fare i professorini, voleva dire Dijsselbloem , sarebbe il caso che prima facciate i compiti a casa. E li facciate bene. 

    Sulla stessa linea il commissario europeo all'Economia, Olli Rehn, il quale ha affermato che la ripresa economica sta guadagnando terreno ma che bisogna sostenerla con tutte quelle riforme (sempre il mercato del lavoro) in grado di aiutare la competitività delle imprese. Rehn è un finlandese e come i colleghi olandesi e tedeschi pensa di impersonare il rigore protestante contro le mollezze cattoliche. Inoltre, con l'imminenza delle elezioni europei, è obbligato a fare la faccia dura, sperando di incassare i voti dei suoi connazionali ed essere issato ad ancora più importanti incarichi. Da qui la volontà sua e degli altri, i ministri tedeschi ed olandesi, e della Commissione europea nel suo complesso, di non concedere ulteriori sconti all'Italia. Fate quello che dovete fare, quello che vi è stato chiesto di fare e non pensiate che la vostra politica economica possa essere autonoma. 

    Con buona pace di Renzi che garantiva che non si sarebbe fatto dettare i compiti a casa. In realtà la maestrina Merkel e i suoi scudieri lo hanno già messo dietro la lavagna.

    Irene Sabeni

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