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Crisi: cose che contano (e altre che no).

Mentre in Italia siamo indaffarati a discutere di Craxi - sul quale invece basterebbe (e per noi almeno è bastata) una messa a punto rapida - e molti si stanno commuovendo per la tragedia di un popolo che l'Occidente ha iniziato a martoriare già da quando Cristoforo Colombo, dopo aver scoperto l'America, ne prese 2000 unità per rivenderle al mercato degli schiavi in Europa, le notizie più importanti per la vita delle persone sono altrove.

Negli Stati Uniti ad esempio, dove al momento una persona su otto vive di food stamps, ovvero di assegni per il cibo. Una persona su otto significa una persona ogni tre famiglie. Parliamo, per quel paese, di 40 milioni di persone. Allo stesso tempo il credito al consumo, per quanto attiene novembre 2009, ha fatto registrare il decimo mese di calo. La cosa non accadeva dal 1943. Aumenta inoltre il deficit commerciale degli Usa, del 9,7 per cento rispetto al mese precedente, e allo stesso tempo la Cina diventa il massimo esportatore mondiale, surclassando anche la Germania. 

In altre parole, relativamente a questo ultimo aspetto, il dogma "libertà-democrazia-profitto" marcato "made in Usa" - anche se sappiamo bene che in tale sistema (che poi è il nostro) la libertà non è realmente tale, la democrazia non ne parliamo, e il profitto è per banche e multinazionali, ma non per i cittadini - è stato scalzato dal mix di confucianesimo e capitalismo, stavolta "made in China". Solo che in questo caso, il dogma recita "dittatura-schiavitù-profitto". 

L'unica cosa che rimane uguale al modello Occidentale, per quanto riguarda il dogma, è l'ultima parte, ovvero il profitto. E uguale rimane la destinazione di tale profitto, che è sempre, ovviamente, a favore di chi è padrone del vapore.

Qui da noi, anche se fittizia, un po' di libertà in più rispetto al modello cinese la abbiamo. Ma se la Cina, oltre ad aver invaso i mercati - come era giusto che fosse, beninteso, in un mondo che si dichiara a favore del libero mercato - oltre ad aver giocato un rilancio continuo verso il basso nei confronti di salari e norme sul lavoro, oltre ad aver iniziato a comperare interi pezzi d'Africa (la crisi alimentare è dietro l'angolo) inizia di fatto a esportare in tutto il mondo la sua "way of life", qualche preoccupazione in più è d'obbligo.

Di questo aspetto, di questo sì, ci stiamo già accorgendo sulla nostra pelle da tempo. E ce ne accorgeremo ancora di più - dal punto di vista pratico - nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda il nostro Stato, come si vede dalle rassegne stampa dei media ufficiali che pubblichiamo ogni giorno, la cosa interessa poco. Certamente meno di una via intitolata a un morto latitante o del numero degli elettori che la Binetti dice di poter portare con sé in una eventuale uscita dal Partito Democratico.

Ultima cosa: avete letto le boiate scritte ieri in merito alle previsioni di ripresa del mercato? Ebbene, l'Fmi, malgrado i dati reali citati sopra, ha migliorato le stime sulla crescita mondiale, affermando che l'anno in corso vedrà una crescita del 3,9%. E del 4,2% nel 2011.  Ma certo. Come no? Al di là delle stime… - Fmi & Co. non avevano stimato nulla in merito alla crisi che si è abbattuta nel 2008 - bisogna invece riflettere sul fatto che il dato comprende tutti. Ovvero, tra gli altri, anche lo striminzito 1% stimato per l'Italia e il 2.7% degli Usa (una miseria, per loro) ma anche - anzi soprattutto - i dati di India e Cina: rispettivamente 7.7% e 10%. 

In una ipotetica partita, Est batte Occidente 5 a 1. E proprio l'Est potrebbe cambiare le regole del gioco per tutti. Come? Ma con la sua "way of life", naturalmente. Per la quale, vedasi sopra.

 

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 21/01/2010

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