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È l'ora di delinquere

La messa a punto di quanto sta per accadere in merito al disegno di legge votato anche dal Senato - comunemente definito del Processo Breve - è di una semplicità disarmante. Si tratta, senza possibilità di essere smentiti, di malafede. Di una legge fatta apposta per impedire che Berlusconi venga condannato. Non altro. Lo conferma, tra le altre cose, il valore retroattivo che si vuole dare alla cosa.

La motivazione ufficiale fa ridere i polli (e fa ridere ancora di più chi crede che invece si tratti di cosa buona e giusta): per intervenire sulle lungaggini procedurali nel nostro Paese, si adotta una norma che risolve il problema senza offrire strumenti per risolverlo, ma semplicemente eliminando il problema stesso.

Come se si realizzasse che i furti di automobili sono troppi e che non si riesce a prendere i ladri in un tempo ragionevole, e allora si decide che siccome non si possono eliminare i furti, allora si elimina la caccia al ladro con una cosa del genere: se il ladro lo si trova nel giro di un quarto d'ora allora lo si può processare, altrimenti amen.

Se questa legge passerà da Fini e da Napolitano, e dunque dalla Corte Costituzionale, la maggior parte dei processi penali non arriverà a sentenza. E a guadagnarci saranno ovviamente i criminali in attesa di giudizio. Cioè chi ha commesso i reati. A perderci saranno tutti gli altri, soprattutto chi chiede giustizia per un torto subito e che magari aspetta e paga da anni avvocati e danni subiti senza la speranza di vedere la giustizia dirimere la questione.

In buona sostanza, i vincenti di tale vicenda, i beneficiati, saranno proprio quelli che invece sarebbero dovuti essere puniti. Chi propone e promulga una legge del genere è chi ha paura della Giustizia. E chi ha paura della Giustizia, in genere, è chi sa di avere le mani sporche di marmellata.  

Per essere precisi, parliamo della cancellazione di un centinaio di migliaia di processi ancora in atto. Un’altra norma transitoria discussa è quella sui reati contabili dove il giudizio davanti alla Corte dei conti viene immediatamente estinto se sono trascorsi 3 anni senza una sentenza fra l’atto di citazione, che ha avviato il procedimento, e il giudizio di primo grado.

In poche parole, per snellire gli attuali carichi pendenti dei magistrati, si concede una sorta di amnistia ai reati definiti dal codice penale come ‘minori’, fra i quali però, per fare qualche esempio, vanno contati quelli inerenti truffe, istigazione, contraffazione, ricettazione, furti, falsificazione e sequestri.  Per esempio, dagli omicidi in corsia a Parlamat.

Il che è una ingiustizia, ovviamente. 

Le dichiarazioni recenti di Berlsuconi: "non vado in tribunale perché troverei un plotone di esecuzione", sono ridicole. Come se si potesse definire e giudicare l'entità delle accuse che sono mosse senza verificare se si tratta di accuse giuste o meno. Non si può scegliere di andare a farsi giudicare o meno in tribunale in base all'entità delle accuse che sono mosse. Anche perché il numero dei "fucili puntati contro" - se ha ancora senso parlare di giustizia e magistratura - è ovviamente direttamente proporzionale al numero e all'entità dei presunti reati per i quali si viene processati. 

A nulla vale pertanto seguire trasmissioni e lenzuolate di editoriali di vario tipo per capire, intuitivamente, ancora prima che logicamente e razionalmente, quanto sta per accadere.

Il dato che emerge, e sul quale invece è opportuno che ognuno faccia una riflessione, risiede nel fatto che circa la metà dei votanti italiani ha scelto un governo che oggi vara tale legge (e ha scelto Berlusconi, in senso lato), e che l'altra metà, credendo di scegliere per quella che oggi è la sedicente opposizione, crede tuttora che le cose sarebbero invece andate meglio se questa fosse diventata governo. Sui primi è inutile pronunciarsi. Sui secondi, vale bene rammentare una unica cosa a caso che sistema la faccenda: il caso scalate Bnl-Unipol, D'Alema & Co. che a suo tempo non si sono fatti processare (con l'ovvio appoggio di tutto il circo del Parlamento) e la fine che hanno fatto fare ai magistrati Forleo e De Magistris.

Tutti quanti quelli che risiedono in Parlamento, o quasi, fanno parte di un medesimo clan che, sebbene in strategico disaccordo su alcune questioni, è invece d'accordissimo sul dato di fondo di auto preservarsi e conservarsi.  

Non si capisce, a questo punto, perché bisognerebbe tentare di essere corretti in un Paese e con un governo che per primi decidono di difendere i criminali invece di chi subisce un torto. La morale che se ne trae, e che può a questo punto lecitamente diventare prassi di tutti, è che oggi conviene delinquere. 

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 22/01/2010

Facciamola finita con l’extracomunitario