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Facciamola finita con l’extracomunitario

Facciamola finita con l’extracomunitario, ma non nel senso razzista di sbarazzarsene fisicamente: facciamola finita con questo termine politicamente corretto che in realtà è quanto di più ipocrita, giuridicamente improprio e profondamente razzista si possa pronunciare. 

Ipocrita, perché col termine extracomunitario si vuole aggirare l’individuazione dei gruppi di cui si parla specie quando si dice costituiscano un problema. Si dice problematiche o problemi legate agli extracomunitari, ma si intendono quelli legati a nordafricani, magari islamici, neri, asiatici, non certo a quelli causati da svizzeri, norvegesi o statunitensi, che sono tanto extracomunitari quanto i primi. Certo non si vuole discriminare il nero rispetto allo svizzero, quindi si usa il neutro termine giuridico, ma si sa che il problema non è legato al migrante transalpino. Pura ipocrisia. 

Giuridicamente obsoleto, perché quando il termine venne coniato c’era la Comunità Europea, adesso c’è la, sedicente, Unione Europea. A rigore si dovrebbe quindi dire extraunitario. Suona male, d’accordo, e l’altro è ormai nell’uso, ma ciò non toglie che sia giuridicamente improprio. 

Soprattutto, però, nonostante la sua apparenza neutra, è un termine profondamente razzista perché non si va a individuare l’altro in funzione di quello che è, ma in funzione di quello che non è rispetto a noi. La centralità è il “noi”, l’Europa, e neppure quella etnico-culturale ma quella giuridico-funzionariale di Bruxelles. L’altro esiste in quanto “non noi”, è un non qualcosa, è un “al di fuori di”, non è un qualcosa, meglio qualcuno, con una sua propria identità a prescindere da noi.

 L’offesa non è nel definire qualcuno con la sua identità etnica o religiosa, l’offesa è nel tono, e nel tono l’offesa trapela comunque, indipendentemente dal termine. L’offesa, e l’ottusità, sono state nel pensare che l’identità fosse un offesa: filippino o magrebino non lo erano. L’offesa razziale è pensare che lo fossero e che, quindi, il termine andasse sostituito con extracomunitario. Termine giuridico, freddo, neutro, alienante, e che come tutti i termini del genere priva dell’identità, della cultura, dell’etnia.  

Usciamo dal razzismo del politicamente corretto e chiamiamo le genti in funzione di quello che sono, non di quello che non sono, spesso se questo “non essere” è rapportato a un “noi” che di identità ne abbiamo sempre meno.

 

Ferdinando Menconi

 

 

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