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Goodbye, diritto di sciopero

Grecia: cinque anni di galera ai lavoratori che rifiutano la precettazione

di Massimo Frattin

Dopo la grande mobilitazione dei lavoratori europei in difesa di quelli che sembrano essere diritti minimi di tutela e garanzia del reddito e del posto di lavoro arriva una prima risposta dal governo della Grecia. Di fronte ai milioni di persone che hanno scioperato il 29 settembre in Spagna, Belgio, Polonia, ma anche Finlandia, Irlanda, e, giustappunto, la stessa Grecia, l’esecutivo guidato da Papandreu decide di stringere i tempi per l’approvazione di una legge antisciopero dai contorni dittatoriali.

La norma,  presentata ieri come emendamento ad un testo fiscale in seguito alle richieste delle principali associazioni dell’industria e del commercio, e già approvata dalla sola maggioranza nella Commissione economica del Parlamento, prevede fino a cinque anni di prigione e la revoca della licenza per chi rifiuti di obbedire agli ordini di precettazione, già emessi contro i camionisti. Difficile a questo punto non prevedere ulteriori scontri, visto il  profilarsi di quella che sembra ormai una lotta fra classi in un paese che chiede il conto dello sfacelo prodotto dai passati e presente governi alla classe che è più direttamente perseguibile.

Inquieta, in questa vicenda, l’assordante silenzio dell’Unione Europea, che risulta evidentemente più preoccupata dei soldi stanziati che non della sorte dei cittadini che dovrebbe tutelare. Esiste infatti un articolo della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l’articolo 31, che curiosamente riconosce ai lavoratori il diritto «di ricorrere, in caso di conflitti di interessi, ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, compreso lo sciopero». Un diritto che vale quanto la carta straccia se può essere sanzionato con una pena detentiva simile. È angosciante assistere in questi giorni a segnali che accentuano la sempre maggiore lontananza fra l’Europa intesa come ente politico astratto, retta dai pochi privilegiati che l’hanno voluta a tutti i costi, e l’Europa intesa come massa di persone che questa Unione l’hanno forse più subita che scelta.

Basti tornare all’esempio della Spagna, dove lo sciopero generale  del 29 settembre contestava appunto le posizioni del governo in materia di  lavoro: facilitazioni nei licenziamenti, riduzione degli stipendi, blocco degli aumenti e delle pensioni. Eppure l’Europa si esprime così nella suddetta carta dei diritti fondamentali: articolo 30 -Tutela in caso di licenziamento ingiustificato - Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali; articolo 31 - Condizioni di lavoro giuste ed eque-  Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

Inutile domandarsi, a questo punto, se il termine “fondamentali” significhi davvero qualcosa.

 

Massimo Frattin

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