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State zitti e vaccinatevi!

Prevenzione anti influenzale. Farmindustria attacca i social network

 

Non va bene. Il vaccino contro l’influenza A/H1n1 non è accettato dal popolo dei social network. «Solo su facebook sono 40mila le pagine dedicate al tema e sono 1.200 i gruppi sui vaccini che contano complessivamente 110mila iscritti. Quel che spaventa è che nel 95% dei casi l’immagine che ne deriva è negativa». Questi dati sono del Censis e ad esporli con preoccupazione è Jacques Cristelli, presidente del Gruppo vaccini di Farmindustria, il quale, con altrettanta amarezza dice che «il problema è che sul web tutti possono o devono dare la loro opinione e così spesso si alimenta la cattiva o vecchia informazione. Ne siamo tutti vittime e finisce che non sappiamo più a chi credere, mentre i riferimenti per l’approccio ai vaccini dovrebbero essere altri, cioè Ministero della Salute e Istituto Superiore della Sanità in testa, poi i medici con i loro consigli». 

In realtà, secondo il Censis, il 40,5% degli italiani che conosce ed utilizza i social network ha un buon livello di istruzione. Quindi, il giudizio contrario al vaccino è sì negativo, ma lo è a maggior ragione perché si presuppone sia stato il frutto di attente valutazioni, non di superficiali considerazioni. Questo sì che è un problema per le case farmaceutiche! 

Quando Cristelli parla di pregiudizio, oltre ad utilizzarlo come strumento di delegittimazione, dimostra anche di essere alquanto preoccupato dalle persone che “decidono” di informarsi, molto più pericolose di quelle che si “lasciano” informare. E poiché Farmindustria rischia una diminuzione dei profitti, se il disappunto popolare dovesse aumentare, allora s’inventa il “libro bianco” per neutralizzare il cosiddetto pregiudizio che ha, a sua volta, causato un «tasso di negatività del 90%»

Inutile girarci intorno. L’Associazione delle imprese del farmaco, come tutte le società quotate in borsa, è alla ricerca del massimo profitto e, per ottenerlo, è disposta a giocarsi tutte le carte che ha a disposizione, pur di piazzare il suo prodotto sul mercato. Quelle che, però, dovrebbero determinarne la vittoria sono, o dovrebbero essere, nelle mani del governo. Il potere esecutivo ha infatti la facoltà di opporsi a Farmindustria, alle sue pretese e soprattutto alla sua ingerenza in un campo, quello della sanità che, fino a prova contraria, è ancora pubblico. Invece pare essere vincolato ai “consigli” dell’Oms verso la quale gli stati aderenti hanno solo un «obbligo di cooperare in buona fede per favorire il perseguimento degli scopi e degli obiettivi, dell'Organizzazione espressi nella sua costituzione»

L’unico ad opporsi all’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato il Ministro della Sanità polacco, Ewa Kopacz. Nel 2009, quando l’Oms ha dichiarato la pandemia del virus A/K1n1, Ewa Kopacz si è rifiutata di ordinare i vaccini alle case farmaceutiche. La sua decisione è stata motivata dall’aver constatato che l’epidemia non era così grave come “temuto” dalle istituzioni sanitarie. Soprattutto, durante il suo intervento in parlamento, ha posto all’attenzione un esempio tanto semplice quanto inattaccabile. «Ci sono un miliardo di persone con l'influenza stagionale ogni anno in tutto il mondo», ha detto. «Un milione di persone muoiono ogni anno, sempre per l'influenza stagionale, su scala mondiale. Non sono statistiche di un anno o due, ma dati raccolti in anni e anni di osservazioni. È mai stata annunciata una pandemia a causa dell'influenza stagionale?» 

La risposta è ovvia. «Siamo in grado di distinguere una situazione oggettiva da una truffa». Tuttavia, il 10 aprile scorso l’aereo sul quale viaggiava buona parte della dirigenza politica e militare della Polonia, è precipitato in fase di atterraggio all'aeroporto russo di Smolensk. Ewa Kopacz non si era imbarcata. Ma forse l’incidente è stato un po’ troppo aiutato dal “caso”.

 

Pamela Chiodi

Secondo i quotidiani del 04/10/2010

Goodbye, diritto di sciopero