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Riforma pensioni, la Francia grida NO

Sarkozy la presenta come inevitabile, ma il 60 per cento dei cittadini pensa il contrario

 

Non si ferma l'ondata di scioperi che nelle ultime settimane ha ripetutamente colpito la Francia. L'adesione alle manifestazioni è massiccia e, soprattutto, generalizzata. Le scuole chiuse sono circa trecento; lavoratori delle poste e dei trasporti, camionisti e controllori di volo, prendono parte allo sciopero in percentuali bulgare. Gli aeroporti di Parigi-Orly e Parigi-Roissy hanno annullato, rispettivamente, il cinquanta e il trenta per cento dei voli. Molte raffinerie sono bloccate ed è sempre più forte la preoccupazione per la possibile penuria di carburante. 

Le proteste non riguardano una questione di secondaria importanza. Il nodo, infatti, sono le modifiche che il governo intende apportare al sistema pensionistico. L'iter legislativo che dovrebbe portare alla ratifica della riforma della previdenza prosegue senza sosta, nonostante gli ostacoli, e recentemente la proposta è approdata in senato, ottenendo la maggioranza. 

In che direzione andrebbero, dunque, le modifiche così temute e avversate dai cittadini francesi? Si tratta dell'innalzamento dell'età pensionabile minima da 60 a 62 anni entro il 2018. Gradualmente, al ritmo di 4 mesi ogni anno. È prevista inoltre la parificazione, ai fini pensionistici, tra lavoratori pubblici e privati. Il tasso contributivo sarà infatti lo stesso per entrambe le categorie. I soli a non essere toccati dalle novità saranno coloro che svolgono lavori particolarmente gravosi, ma quali siano questi lavori al momento non è dato sapere.

La riforma non è cosa da poco, specialmente in un paese in cui i sindacati sono uniti e decisamente più battaglieri dei nostri. Il segretario della CGT, il più grande sindacato francese, ha dichiarato perentorio: «Se non ci ascolteranno, non possiamo escludere nulla». La stessa determinazione di un Bonanni, per dire. Sindacati a parte, la compattezza e la vastità del fronte del no è impressionante. A leggere il sondaggio pubblicato su Le Parisien (realizzato dall'istituto CSA) si rimane colpiti: sei francesi su dieci sono favorevoli allo sciopero. A oltranza però, non per qualche oretta o poco più.

Stando a quanto sostiene Sarkozy, il progetto ha le sue buone ragioni di esistere. Bisogna darsi da fare per migliorare il paese, dice. E parla di molti problemi, su tutti quello del deficit. Che quest'ultimo non sia una bazzecola è un dato di fatto, dal momento che ammonta a circa 32 miliardi di euro. È sui metodi per ridurlo, però, che le cose si complicano. Ad ogni modo, per il governo non ci sono dubbi: la riforma pensionistica è una necessità se si vuole migliorare l’economia. Ed è un passo da compiere, senza esitare, per non dare l'addio ai fondi per le future pensioni. Quindi, via con l'innalzamento dell'età pensionabile. 

Sarà, ma i francesi – da sempre poco propensi a subire in silenzio – non paiono gradire. L'intransigenza ferrea del presidente è forse da spiegare tenendo presenti le prossime elezioni e il consenso, in ribasso, di cui gode attualmente. A due anni dalla prossima tornata elettorale, infatti, Sarkozy cerca di trovare il suo asso nella manica. Certo, se la riforma venisse definitivamente approvata sarebbe consegnato, in qualche modo, alla storia: non è un'impresa facile farla digerire ai cittadini, e soprattutto farlo riuscendo, contemporaneamente, ad aumentare la propria popolarità. Questo non sembra però uno scenario troppo probabile, e sotto sotto anche l'intransigenza rivendicata con orgoglio dal capo dello stato si è in parte piegata la settimana scorsa. Ha infatti proposto di aiutare le madri che per motivi indipendenti dalla loro volontà hanno dovuto lasciare, per anni, il lavoro. Tuttavia gli slanci conciliatori di questo tipo non vanno a modificare il nocciolo della questione. E la protesta, di conseguenza, non accenna a diminuire.

Sul problema pensioni Sarkozy si giocherà in buona parte il suo futuro politico. E, non dimentichiamolo, anche il ministro del Lavoro avrà tutto da perdere se non dovesse andare in porto il suo progetto: già investito dallo scandalo Bettencourt, difficilmente potrebbe reggere a un fallimento sulla riforma previdenziale, da sempre suo cavallo di battaglia.

 

Marco Giorgerini

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