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Espatrio umanitario: dalla Palestina a Israele

Un omosessuale palestinese richiede residenza in Israele. Possibile capire? Certo, se si tiene la mente lucida

 

Che un palestinese possa richiedere asilo politico, visto quanto accade da quelle parti, non è una novità, se poi il palestinese in questione si limita a chiedere solo la “residenza per motivi umanitari” è roba che non può certo fare notizia, salvo forse un caso: che questi la richieda in Israele.

È quanto ha fatto Majed Koka che vive clandestinamente in Israele da 12 anni, dove ha già subito nove arresti, e che vive nel terrore di essere rispedito a Nablus da dove è fuggito all’età di 14 anni, l’età in cui prese coscienza della sua omosessualità. Può apparire assurdo, ma non lo è: un palestinese può vivere maggior sicurezza in Israele e vedere lì rispettati i suoi diritti più che fra la sua gente.

Non si può far finta di niente e fingere di non vedere che certe libertà fondamentali legate alla sessualità in certi paesi vengono bellamente calpestate, e non solo quelle degli omosessuali. Il difendere il giusto diritto del popolo palestinese a vedersi riconosciuto uno spazio vitale, che possa magari concretizzarsi in uno stato sovrano in pacifica convivenza con Israele, è un conto, non vedere che un popolo non è un’entità astratta, ma che è composto da singoli individui titolari anch’essi di diritti è un’altro.

La Palestina, purtroppo, non è più quella dell’OLP, ma è finita in mano ad Hamas, che sembra lottare più per l’Islam che non per la Palestina, perseguendo interessi che coincidono più con quelli dei falchi islamici e israeliani che non con quelli del popolo. Sono finiti i tempi della bella Leila Khaled che agiva a volto scoperto: le donne possono solo esplodere a volto coperto, non più combattere da protagoniste, addirittura con ruoli di comando.

Difendere il diritto di Iran, Afghanistan e Iraq come stati sovrani e con pieno diritto all’autodeterminazione non può sfociare nell’approvazione acritica di regimi che opprimono la libertà dei loro cittadini. La libertà sessuale è solo la punta dell’iceberg, quella che fa più scalpore, forse perché non è da molto che anche da noi si è vista riconosciuta: concubinato e adulterio, ad esempio, hanno smesso di essere reato in Italia l’anno in cui l’uomo ha messo piede sulla luna.

Certo fanno più notizia divieti “buffi”, come quello di radersi o portare la cravatta in Iran, che i reali limiti posti all’individuo, che pure non mancano. Nascondersi dietro il rispetto della tradizione di certi paesi ha valore quando la si difende contro le bombe che esportano democrazia, ma non deve farci dimenticare i diritti di chi vorrebbe veder riconosciuto il suo diritto di vivere secondo coscienza e non secondo una “tradizione”, o una certa interpretazione della “tradizione”, che gli viene imposta. Costoro non sono così pochi come si vuole far credere, spesso si tratta di gente che non ha voce o la cui voce viene silenziata anche con la violenza. Non saranno maggioranza forse, ma sicuramente sono una minoranza cospicua.

Difendere il diritto del popolo palestinese ad esistere e vivere nel suo stato secondo le sue leggi, non deve farci dimenticare di difendere i diritti di quei palestinesi che, per vivere secondo il loro orientamento sessuale, sono costretti a chiedere ospitalità all’oppressore del loro popolo.

 

Ferdinando Menconi

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