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Il film: La Passione

Questo film di Carlo Mazzacurati rientra a pieno titolo in quel filone che può essere definito commedia amara all’italiana e anche se non sarà annoverato fra i capisaldi del genere è comunque un buon film, di quelli che valgono il prezzo del biglietto e regalano qualche risata intelligente. Vista la trama sarebbe, poi, bastato un niente per scivolare nel macchiettismo o nella commedia sguaiata, ma Mazzacurati ed il suo cast restano sui toni del cinema di qualità, se non d’autore.

Se un limite il film ce l’ha è quello di essere cinema che parla di cinema, cadendo così nel vizio di autoreferenzialità e nel difetto di scarsa creatività. Siamo, infatti, di fronte ad un regista in crisi che si trova incastrato dall’amministrazione di un borgo toscano a dirigere la rappresentazione del venerdì santo. Silvio Orlando è perfettamente calato nella parte del regista sfigato, dalla carriera compromessa la cui ultima chance sembra essere il poter dirigere una divetta da fiction di successo nel suo esordio sul grande schermo.

In questo Mazzacurati è bravo nel denunciare la situazione di un cinema che è sempre più costretto, per fare cassa, a piegarsi ai capricci di attrici di scarso valore ma popolari grazie all’immondizia che propone il piccolo schermo. Brava, va ammesso, è anche Cristiana Capotondi nel calarsi nella parte di questa attrice, che in fondo è se stessa: lo fa con un’ironia, anzi autoironia, di cui molte sue colleghe da fiction sarebbero state incapaci.

Ne “La Passione” non c’è però redenzione per il povero Silvio Orlando, in questo il film eccede nell’autocommiserazione, ed alla fine l’ottimo Giuseppe Battiston gli ruba la scena, non solo per le indubbie doti artistiche, ma anche per il suo, sfigatissimo ed ingenuo, personaggio che il riscatto lo trova.

Chi stupisce nel film è sopratutto Kasia Smutniak, impeccabile in un ruolo secondario, ma fondamentale per lo sviluppo della trama, che porta avanti con straordinaria sensibilità. La forza del film di Mazzacurati forse va proprio individuata nella qualità dei ruoli secondari, affidati, oltre agli attori citati, anche ad un eccellente Messeri ed una solida Sandrelli, evento che raramente accade nei film italiani, dove ad affiancare gli attori principali, spesso anch’essi non all’altezza, abbiamo solitamente poco più che comparse.

Nel cast non va dimenticato Corrado Guzzanti, che, con la sua recitazione come sempre leggermente sopra le righe, ma perfettamente integrata e funzionale al contesto, completa la schiera di eccellenti caratteristi. Sembra quasi che Orlando, più che il protagonista, sia il filo conduttore che lega eccellenti solisti impiegati in ruoli, apparentemente, secondari sapientemente miscelati da Mazzacurati per dare coralità al film.

In attesa che la stagione entri nel vivo, “La Passione” è una delle migliori scelte per una serata al grande schermo che possa anche aprire ad una discussione di approfondimento durante la pizza che, in una serata cinema, solitamente segue alla visione.

 

Ferdinando Menconi

Ma in Abruzzo non era tutto (o quasi) ok?

Secondo i quotidiani del 15/10/2010