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Il film: "Adéle e l’enigma del Faraone"

Questo film di Luc Besson è un film d’evasione, di pura evasione, ma evasione  di classe come solo i francesi, piaccia o no, sanno fare. Un kolossal da 30 milioni, che però non gravano sullo spettatore come spesso capita con i blockbuster statunitensi: è film che scorre leggero come l’insouciante  “Belle Epoque” in cui è ambientato.

Gli effetti speciali certo non mancano, ma gli sforzi produttivi si sono concentrati più nella ricostruzione della suggestione storica, effettuata con pieno successo (a parte qualche svista) comunque veniale, che solo gli occhi pignoli di chi non si è lasciato rapire fino in fondo dalla magia della narrazione possono cogliere.

Adéle, la protagonista, potremmo definirla come una Lara Croft della “Belle Epoque” e, per questo, dotata di molto più charme e ironia, è una donna decisa e vincente che per imporsi non ha però bisogno di malmenare fisicamente tutti gli uomini che incontra. Adéle si limita ad ammaliarli per dominarli e non è per frustrazione e repressione che lo fa, ma solo perché è fatta così: nessuna rivalsa, solo joie de vivre, per dirla alla francese.

È un film tratto da fumetto e spesso ci siamo scagliati contro la Hollywood in crisi di idee che si ispira al fumetto, ma qui siamo di fronte a un “cartonato” francese e in Francia il fumetto ha una dignità vicina a quella della letteratura, quindi questo è un film che va trattato come fosse ispirato ad un romanzo. Un romanzo d’avventura, quasi un feuilleton di quell’epoca, il 1911, ma che Besson gira come fosse un fumetto, rendendone l’immaginario senza mai andare sopra le righe.

Mai sopra le righe grazie anche all’ironia che pervade il film dall’inizio alla fine, anzi oltre la fine: non uscite dal cinema prima che siano scorsi tutti i titoli di coda perchè c’è una ilare sorpresa. La riuscita del film è che propone con tecnologia moderna gli ingredienti del cinema di un tempo, fin dalla voce narrante fuori campo delle prime scene: l’ideale per adulti rimasti bambini nell’animo, o che non hanno perso la voglia di innamorarsi di Adèle o di sognare.

Nel film non manca alcun ingrediente, anzi sono quasi troppi, ma, al contrario di pretenziose americanità, questi sono miscelati come in un complesso piatto della cucina francese: sofisticato ma capace di conquistare qualsiasi palato, da quello rustico a quello del gourmet. L’alchimia riesce, però, grazie anche alla deliziosa interpretazione di Louise Bourgoin, che Besson ha strappato alle previsioni del tempo e trasformato nell’interprete ideale del film-fumetto. Cose che succedono in solo in Francia, dove ancora si ama il Cinema, da noi sono invece molte “attrici” meriterebbero nulla più delle previsioni del tempo, anzi neppure quelle: le loro doti sono in altri campi, che non specifichiamo perché stiamo parlando di cinema e non di questioni di governo.

In conclusione, “Adéle” è un delizioso, perfetto, film d’evasione, girato per far sognare e dimenticare una settimana di lavoro e frustrazioni, come da tempo non se ne vedevano. Siamo di fronte a un film di quelli che lo spocchioso intellettuale, nostalgico dei cineforum anni ‘70, può andare a vedere, naturalmente con finta riottosità, ma senza vergogna, a meno che non si vergogni del sogno e dell’immaginario: ma se di questo si vergogna è meglio che lasci perdere il cinema, perché non ne ha compreso l’essenza profonda. 

 

Ferdinando Menconi

 

Carissimi veneti, adesso vi spenniamo

Secondo i quotidiani del 18/10/2010