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Elezioni Usa a novembre e austerità: cambia il mondo, di qui a poco

Motore di tutto il processo sarà il consumatore statunitense ormai al collasso. E il governo Usa esporterà la debolezza agli altri ancora di più. Cioè a noi.


Segniamoci questa data: Primavera 2011. E nel frattempo quest'altra: novembre 2010. Cioè praticamente domani, in entrambi i casi. Non si tratta di profezie di Nostradamus né di calcoli Maya. Molto più semplicemente - e molto più probabilmente - di due momenti topici della crisi in corso messi a fuoco, tra gli altri, dal gruppo di studi economici Leap2020. "Momenti" e previsioni che ci sentiamo di condividere e che tutti i lettori de Il Ribelle dovrebbero tenere a mente. Riguardano gli Stati Uniti, meglio, la loro condizione economica, ma riguardano soprattutto l'economia mondiale.

È opportuno prenderli in esame perché rappresenteranno la dimostrazione che quanto si sente in giro di questi tempi - e di conseguenza quanto molte persone credono di percepire - sia sbagliato. Da più parti, infatti, che si tratti di giornali o televisioni, se ormai nessuno più osa dire che abbiamo la crisi alle spalle (bisognerebbe prendere a calci nel sedere tutti quanti lo hanno fatto sino a ora) a questa cantilena se ne è aggiunta un'altra, se vogliamo più sottile: abbiamo toccato il fondo, ora si tratta di risalire. Oppure: la situazione economica ha smesso di precipitare. Il che sta a significare, implicitamente, secondo lor signori, che malgrado le tante difficoltà che stiamo vivendo, e quelle che vivremo presto (stanno preparando il terreno emotivo per i prossimi tagli) si può guardare al futuro con un certo ottimismo. 

Il che è, tecnicamente e soprattutto matematicamente, una menzogna. A novembre 2010 ci saranno le elezioni negli Usa, dove Obama molto probabilmente prenderà una sonora batosta (come tutti i governi in tempo di crisi, s'intende). Non si sa se questa andrà a favore dei Repubblicani o di vari movimenti più estremisti che si stanno formando di là dell'Atlantico. Di certo, i movimenti di make up del presidente più cool degli ultimi anni in seno al Ministero del Tesoro (cambio di vari elementi) e in tema fiscale (praticamente nulli) non serviranno a nulla nei confronti del cittadino-consumatore Usa che sta sperimentando da troppo tempo la povertà, e che soprattutto sta imparando a capire, di riffa o di raffa, che la cosa non è temporanea, ma duratura. 

In sintesi, vi sarà molto probabilmente una ondata di collera popolare e le elezioni di novembre rappresentano la prima vera occasione per questa massa di esprimersi, elettoralmente, sulla crisi e le sue conseguenze. Sarà, insomma, un termometro molto indicativo sulla situazione.

Anche perché - vedremo - a livello di comunicazione, meglio di manipolazione, uno dei temi che entreranno (e già ora stanno entrando sempre con maggiore peso, anche da noi in Europa e in Italia) all'interno delle agenda setting dei vari governi e dei media a essi collegati, riguarda proprio il periodo di forte austerità al quale andiamo incontro. Al qualche ci stanno spingendo e convincendo anche emotivamente.

Ciò che Leap2020 prevede in seguito è né più né meno che la conseguenza delle inutili e sbagliate tecniche con le quali il sistema (Fed & Co.) hanno affrontato la crisi, continuano a mettere in atto e si apprestano a fare nei prossimi imminenti mesi in cui sarà chiaro a tutto il mondo, una volta per tutte, che il Dollaro è carta straccia, che gli Stati Uniti sono insolventi e che, tra la guerra delle valute (che è già in atto) i fallimenti di altre Banche e i finti salvataggi di altre, il gorgo nero apertosi con i subprime è tutt'altro che acqua passata.

La novità, che riguarda tutta l'economia mondiale, è l'incognita derivante dal fatto che per la prima volta nella storia recente il consumatore americano si troverà di fronte la prospettiva di una austerità permanente - e chi lo capirà, senza vie di redenzione. Si tratta di uno scenario inedito, il quale comporterà, a sua volta, il permanere della debolezza americana non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e politico. La trazione dell'Occidente cambia sensibilmente. E il fatto che gli Stati Uniti saranno di fatto politicamente paralizzati, non sarà, è chiaro, una cosa da poco. Una delle probabilità più alte sarà il fatto di esportare e imporre al mondo intero tale situazione. (Se sono debole io, e non posso rialzarmi, almeno cerco di destabilizzare anche gli altri)

Sinteticamente: l'austerità sarà imposta al resto del mondo. E questo, se da una parte può essere positivo sotto diversi aspetti, non toglie lo spettro, facile da prevedere, che si aggira su chi per primo soffrirà tale situazione: classi medie e povere. 

 

Valerio Lo Monaco

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