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Anche Sua Maestà nell'occhio del ciclone

Arrivano in Gran Bretagna i tagli "necessari". A fare nulla, naturalmente, se non danneggiare ceti medi e poveri.

E così, come avevamo anticipato mesi addietro (prima dell'Estate, per intenderci) anche la Gran Bretagna arriva nel club dei Paesi in crisi. Non fa parte dei Piigs perché non fa parte dell'Europa, ma siamo a quel livello. Le curiose elezioni ultime scorse, in quel Paese, con una maggioranza risicata e di fatto un governo di larghe intese, sono state la mossa politica di una classe politica che anche lì sapeva benissimo di stare andando incontro a tempi difficili, dal punto di vista economico, e che dunque non poteva esporsi né mostrare in muscoli più di tanto.

Ad ogni modo, i tagli annunciati ci sono stati (e presto ci sarà un ulteriore crollo della Sterlina, of course). E questi tagli, tanto per cambiare, e per confermare una tendenza mondiale, andranno a colpire maggiormente i ceti meno abbienti. Contrariamente a quanto si vede e si vede in giro, su diversi cartelli di manifestanti in tante parti del mondo, con sopra scritto "noi non pagheremo per la vostra crisi", si verifica invece esattamente questo. Lo scrive anche il Financial Times, tanto la cosa è chiara e non è possibile nasconderla. "La verità è che i poveri soffriranno", questo uno dei titoli di articoli che si susseguono da giorni.

Il tutto per "limitare il peso del debito lasciato alle generazioni future", ovviamente con tagli sull'immediato. Il che significa due cose, le quali entrambe confermano la tesi: si è speso troppo e male, e ci si è mangiati il futuro. Anche lì. E non solo: tali tagli - come è facile capire - oltre che peggiorare la situazione attuale, non serviranno a molto, considerando che il metodo con il quale si va avanti è lo stesso che a tali tagli ha portato.

Il governo tenta insomma di controllare la spesa, sperando - come ti sbagli? - che l'economia riparta. 

Sinteticamente: per ora vengono accorpati i benefici per i ceti meno abbienti sperando nella previsione di un loro ritiro mano a mano che i redditi di questi aumenteranno (quando?). La revisione della spesa, nel complesso, prevede risparmi per 81 miliardi di Sterline in quattro anni, con un taglio del welfare di 7 miliardi di sterline e lo slittamento, per il settore pubblico, dell'età pensionabile di uomini e donne a 66 anni, dal 2020. Le famiglie più povere, con figli a carico, saranno quelle più colpite dai tagli, poiché la riforma più che progressiva - a patto di credere a un tale tipo di riforma - è regressiva, in quanto reca danni alla ripresa stessa che vuole favorire. Il classico cane che si morde la coda.

Si stima, tanto per precisare qualche numero, che questo programma porterà alla perdita di 490 mila posti di lavoro nel settore pubblico. Pensionati e studenti provenienti da famiglie mano abbienti pagheranno il conto più salato, con una decurtazione del proprio potere d'acquisto stimata attorno al 5.5 per cento.

È la tendenza generale a contare, quella che si vede ormai in tutte le parti d'Europa (e anche altrove). Che noi italiani conosciamo da tempo e che vedrà un inasprirsi ulteriore della situazione. Per ora, si fa prima a vedere i paesi che ne sono parzialmente (e temporaneamente) fuori, piuttosto che quelli nell'occhio del ciclone della crisi. Altro che fondo già toccato.

 

Valerio Lo Monaco

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