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Avetrana, l’ipocrisia sul turismo dell’orrore

Pullman e pranzo al sacco. Tutto incluso per guardare i luoghi del fattaccio. Oppure a casa, davanti al televisore. Il denominatore è comune.

 

No, non ci occuperemo del caso Avetrana, almeno non di Sarah, dello zio o della cugina, quello che ci interessa è l’ipocrisia sul turismo dell’orrore. Questa domenica erano addirittura annunciati autobus, nonostante la chiusura al pubblico delle strade che la morbosità popolare aveva intasato lo scorso fine settimana.

Era stato uno spettacolo raccapricciante quello che le telecamere avevano ripreso, commentate dallo sdegno dell’imbonitore televisivo di turno, ma che altro aspettarsi? Si era creato il caso mediatico, quindi perché stupirsi se la gente aveva deciso di constatare di persona quello che le televisioni avevano ossessivamente offerto nelle settimane precedenti? Ormai dovremmo essere abituati all’istupidimento catodico diffuso.

Quello che disgusta è l’indignazione dell’imbonitrice della domenica, che stigmatizza la morbosità dei presenti ad Avetrana, ma intanto sono le telecamere del suo programma ad essere là a riprendere. Ed ella non le ha mandate per riprendere il turpe comportamento dei curiosi, ma per soddisfare la morbosità dei suoi telespettatori, che per mille ragioni non possono essere là e devono contentarsi dei suoi inviati.

Perché la donna della domenica e l’uomo dei plastici non si scagliano anche contro quei telespettatori che stanno incollati davanti al video, con la medesima morbosità dei turisti che si affollano davanti alle case? Perché chiudere al traffico le strade, dove solo un pugno di persone può dare sfogo alla propria perversità, e non anche ai “giornalisti” colpevoli di quei servizi televisivi che questa perversità hanno indotto?

Dov’è la differenza fra chi guarda la televisione e chi si reca sul posto? Cosa rende migliore chi si bea in poltrona dei commenti dei “giornalisti” rispetto a chi, per passare una domenica in famiglia o con la fidanzata, si fa un bel tour sull’omicidio del momento? Quello che salva il “guardone” televisivo è che egli, guidato dalla predicatrice della funzione domenicale, si indigna per lo squallido spettacolo offerto, mica è un morboso guardone lui: lo ha stabilito la predicatrice. Peccato solo non avere telecamere nella sua casa e poter mostrare a tutti la volgarità del guardone televisivo.

In fondo, però, questo teleguidato, passivo, amorfo essere, non è così colpevole: la sua debole mente è stata ammaestrata, è l’indignazione del cinismo che lascia perplessi. Come mai chi ha contribuito a creare il caso si indigna se la gente il caso lo segue? Sarà mica che ogni persona che si reca sul posto è una persona in meno davanti al teleschermo, quindi punti di audience persa? Come si permette certa gente ad andare a visitare di persona i “luoghi dell’orrore”, pagando dazio ad un tour operator anziché alla pubblicità e all’indottrinamento all’imbonitrice, rispetto alla quale il Kirk Douglas di “Asso nella manica” sembra un chierichetto?

La “cronaca nera”, va ammesso, ha sempre avuto un suo fascino, ma un tempo il giornalismo si limitava ai fatti e la cosa restava nell’ambito dell’informazione, e soprattutto questi erano chiamati i casi dell’estate, quando, per la fisiologica fase di stanca nella vita pubblica, non c’erano notizie rilevanti per riempire i telegiornali, Oggi, invece, l’informazione di regime entra in azione proprio quando ci sarebbero molte notizie da passare e questi casi servono proprio ad oscurarla per dare in pasto al pubblico un osso che lo distragga dal disfacimento di Stato e società.

Non bisogna occuparsi di Avetrana, o dei fatti della stazione Anagnina, dove più che di processo mediatico siamo di fronte ad linciaggio preventivo con tanto di gogna, ma approfondire il perché ogni tanto venga scelto un crimine anziché un altro, tipo Anangnina anziché il dimenticato tassista di Milano ucciso per un cane, per coprire le notizie veramente rilevanti per il paese. Noi non ci indigniamo tanto per il turismo dell’orrore, quanto per l'indignazione di chi questo turismo ha creato e sfrutta per coprire l’orrore vero. Stiamo sprofondando senza accorgercene, come la rana nell’acqua portata ad ebollizione. (*)

 

Ferdinando Menconi

 

(*) Se si getta una rana nell’acqua bollente, questa salterà via subito, ma se la si mette  in acqua fredda che si porterà progressivamente ad ebollizione la rana si lascerà docilmente cuocere

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