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Rifiuti e arresti: la storia si ripete

Anche nel Lazio, brutta - ed ennesima - vicenda di smaltimento di rifiuti e delinquenza

Chi pensa ancora che il problema dei rifiuti sia solo - o almeno prevalentemente - un problema campano dovrà ricredersi. 

In questi giorni di scontri a Terzigno per la creazione della discarica più grande d'Europa addirittura in un Parco nazionale, quello del Vesuvio, le polemiche legate alla gestione dei rifiuti non sono, purtroppo, una prerogativa solo di quella zona. 

Basta guardare quello che sta accadendo nel Lazio, dove ieri il consigliere regionale De Balzo e altre sei persone sono state arrestate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in appalto pubblico e alla truffa. 

Secondo la procura di Latina la società di Cassino di raccolta dei rifiuti, la Ego-Eco, sarebbe stata favorita e agevolata. In particolare avrebbe ricevuto delle somme maggiorate - soldi pubblici, ovviamente - rispetto al servizio reso. 

L'inchiesta ha preso le mosse dal sequestro di due aree per 30mila metri quadrati, che erano state adibite illecitamente a discariche per rifiuti industriali con tutti i rischi per la salute che ne conseguono. Due discariche abusive, dunque. 

La corruzione, anche in questo caso, coinvolge tutti i livelli della politica e dell'imprenditoria: tra gli arrestati c'è un impiegato comunale, il dirigente del servizio ambiente dell'amministrazione comunale, due responsabili delle aree di stoccaggio e due amministratori della Ego-Eco. Inoltre sono stati sequestrati beni per 15 milioni di euro appartenenti non solo alla Ego-Eco ma anche a tre società con sede in Roma ma attive su tutto il territorio nazionale.

In Abruzzo, invece, l'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni è agli arresti domiciliari per l'inchiesta sulla realizzazione di un impianto di bioessiccazione a Teramo insieme a Rodolfo di Zio, proprietario della De.Co, che avrebbe dovuto realizzare l'impianto, per corruzione, peculato e abuso di ufficio mentre sono stati inviati altri dieci avvisi di garanzia e perquisiti gli uffici della Regione.

Nel frattempo a Albano Laziale, in provincia di Roma, in migliaia continuano a sfilare contro l'ipotesi di costruzione di un inceneritore a Roncigliano, già sede di una discarica. Anche qui, evidentemente, come a Terzigno, nessuno ha interesse a trovare una soluzione alternativa. 

La storia si ripete. Un po' troppo spesso. Minimo comune denominatore, non è tanto (e solo) lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti, quanto la loro produzione, scarto e simbolo del nostro sistema di sviluppo.

 

Sara Santolini

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