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Rivelazioni Wikileaks, novità anche sul caso Calipari

Confermati gli inquietanti retroscena della guerra Usa in Iraq: torture e violenze di ogni tipo, decine di migliaia di civili uccisi, il blackout sistematico sulle informazioni sgradite  

Come aveva annunciato giorni fa, Julian Assange ha divulgato sabato scorso 400 mila documenti riservati sulla guerra in Iraq. Le rivelazioni di Wikileaks, fondato appunto da Assange, sono di quelle che lasciano il segno. Com’era prevedibile Usa e Gran Bretagna minacciano pesanti battaglie giudiziarie. Il Dipartimento della Giustizia dice addirittura di esser pronto a rispolverare, per l'occasione, una legge sullo spionaggio risalente al 1917. L'accusa che viene rivolta al fondatore del sito è di mettere a repentaglio la sicurezza dei soldati inglesi e statunitensi, dal momento che i loro nomi non sono tenuti nascosti. Daniel Ellsberg invece, l'uomo che con i suoi Pentagon Papers svelò, nel 1971, molte menzogne sulla guerra in Vietnam approva senza riserve l'operato di Assange e non esita a definirlo un eroe della libera informazione. 

Che cosa rivela, dunque, il nuovo e scottante dossier? Innanzitutto, che i civili uccisi si aggirano intorno ai 60 mila. Le stime precedenti, invece, parlavano di un numero abbondantemente inferiore. Inoltre, si fa ulteriore luce sulle torture, non solo frequenti ma programmate con lucido raziocinio. Ricordiamo il caso del detenuto a cui sarebbero state amputate le dita, dissolte poi nell'acido, o quello della bambina di otto anni che sperava di ricevere dal soldato britannico caramelle e avrebbe invece ricevuto pallottole. E ancora, deprivazione del sonno, malnutrizione, percosse. 

I principali responsabili di torture e uccisioni sarebbero stati i soldati iracheni alleati, ma l'accusa che ricade su Usa e Gran Bretagna è, comunque, pesantissima: le forze occidentali, si sostiene, sapevano e non hanno fatto nulla per impedire che certe cose avvenissero. Nel migliore dei casi, perché spesso sarebbero stati direttamente i soldati anglo-americani ad aprire il fuoco contro innocenti. I soli civili uccisi ai check-point dagli statunitensi sarebbero stati 681. 

Le rivelazioni di Wikileaks forniscono anche nuove informazioni su una pagina oscura che riguarda direttamente l’Italia: il sequestro della giornalista Giuliana Sgrena e l'uccisione dell'agente Calipari. Il caso, archiviato cinque anni fa sia da Roma che da Washington, benché con motivazioni diverse, torna di nuovo alla ribalta. Per la commissione di inchiesta italiana la tragica fine dello 007, freddato dal mitragliere dell'esercito americano Lonzano mentre, insieme alla giornalista appena liberata, era a bordo di una vettura diretta a Baghdad, sarebbe stata dovuta essenzialmente alla mancanza di segnalazioni della presenza del check-point. I soldati Usa, scarsamente addestrati, avrebbero agito con eccessiva leggerezza, sparando alcuni colpi – rivelatisi fatali – per intimare l'alt al conducente che procedeva a velocità moderata, inconsapevole di essere incappato in un posto di blocco. Stando alla ricostruzione Usa, invece, il veicolo avrebbe marciato a forte velocità e Andrea Carpani, che si trovava alla guida, sarebbe stato distratto da diversi fattori: una chiamata al cellulare, la strada bagnata, la fretta di raggiungere l'aeroporto. Inoltre vi sarebbe stato un mancato coordinamento con le forze americane, ignare del passaggio della Toyota con a bordo la giornalista del Manifesto, rilasciata dopo un sequestro durato trenta giorni. 

Dal dossier di Wikileaks emergono alcuni elementi di novità. Sarebbe stato Sheik Husain, capo della cellula di Al Qaeda in Iraq, a riscuotere il riscatto di cinquecentomila dollari per la liberazione della Sgrena e a informare il ministro dell'Interno della presenza di esplosivo sulla vettura. La notizia sarebbe stata subito trasmessa ai soldati americani, il che renderebbe in parte comprensibile il ricorso alle armi da parte degli addetti al check-point 541.

Nonostante una vistosa discrepanza (Husain parla di una Chevrolet blu, in luogo di una Toyota bianca), i documenti che svelano questi retroscena sono ritenuti dagli “addetti ai lavori” particolarmente attendibili. Se così fosse, dunque, verrebbe ribadita la colpevole strategia del governo e dei servizi segreti italiani, decisi a non concordare coi servizi Usa le modalità di arrivo in aeroporto della giornalista. 

Le novità, comunque, lasciano deluse sia la vedova Calipari che la stessa Sgrena, convinte che i colpi sparati non fossero il frutto di un tragico errore. Difficile pensare di arrivare a certezze assolute: il caso Calipari sarà coperto da segreto di Stato per i prossimi trent'anni.

 

Marco Giorgerini

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