Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

I disabili? In classi separate. Purché non disturbino

Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine e segretario regionale della Lega Nord, ha proposto, durante un convegno, la possibilità di creare delle classi differenziate per i disabili. La motivazione è presto detta: la presenza dei disabili in classe ritarderebbe lo svolgimento dei programmi scolastici. Dunque, per ottenere una preparazione migliore di tutti gli studenti, i disabili dovrebbero avere delle classi a parte, con dei programmi differenziati.

Il presidente cita, a suo favore, l'esempio della Germania. Non dice però che lì le classi - o le scuole - "speciali" non hanno "semplici" insegnanti di sostegno ma veri e propri insegnanti specializzati che hanno fatto studi e esperienza focalizzandosi nella gestione della tipologia di handicap dei ragazzi ai quali dovranno insegnare. Sarebbe strano che, con i tagli indiscriminati che il ministro Gelmini sta facendo alla scuola, improvvisamente apparissero fondi da destinare alla creazione di tali professionalità, alle strutture necessarie e tutto il necessario per la realizzazione di un progetto del genere. A meno di non formare proprio nessuno, accorpando semplicemente i disabili in classi, magari di 35 alunni, affidate a insegnanti singoli - tanto per risparmiare sull'insegnante di sostegno aggiuntiva per questi ragazzi.

Marina Cometto, presidente di una associazione di difesa dei diritti e aiuto alle famiglie con figli disabili, ha dichiarato: "I bambini devono stare con i bambini, gli studenti sui banchi di scuola non devono solo imparare nozioni ma  devono anche conoscere la vita, quella vera, certo con l'aiuto di insegnanti  validi e formati sia culturalmente che umanamente. I ragazzi con disabilità  non solo traggono giovamenti ma offrono opportunità ai propri compagni". È questo il senso della legislazione attuale in proposito: la scelta dell'integrazione dei ragazzi disabili nelle classi normali dovrebbe servire a integrarli nella vita - non solo scolastica - e a dare una opportunità di crescita anche a quegli alunni che disabili non sono. Evidentemente nella società della produttività e della concorrenza non c'è spazio per la crescita personale.

Detto questo, qualora tale integrazione venisse garantita, nulla toglie che si possa pensare a dei percorsi speciali per disabili senza cadere nella più becera forma di razzismo. Dovrebbe esistere però un progetto complesso capace di insegnare ai ragazzi a condividere le differenze, oltre di far loro ottenere una formazione culturale degna di questo nome. E tutto questo significa serietà, tempo, ricerca, formazione, soldi. Tutte cose delle quali questo Paese sembra essere sprovvisto.

Viene in mente una scena di "La vita è bella" quando durante una cena una insegnante si stupisce di quanto siano una razza superiore i tedeschi perché a sette anni sono capaci di calcolare quanto risparmierebbe lo Stato eliminando le spese per l'assistenza ai portatori di handicap. E un altro commensale replica: "Se li ammazziamo tutti risparmiamo un milione e duecentomila marchi al giorno. Facile, no?"

L'argomento è insomma controverso. E non si può tacere sul fatto che probabilmente, dal punto di vista prettamente didattico, è vero che degli insegnanti specifici per bambini disabili possano essere la scelta migliore. Ma in questo caso non è di questo che si parla. Nella nostra società, invece, il tutto pare andare incontro semplicemente al risultato massimo ottenibile solo per chi in grado di poterlo ottenere. Dividere in classi, con alcuni bambini seguiti e altri probabilmente meno, non è la soluzione. Come al solito,  alcuni verranno avvantaggiati. Gli altri - visto che a mancare è il denaro - verranno lasciati al proprio destino.

 

Sara Santolini

Tempesta in un Buttiglione

Secondo i quotidiani del 27/10/2010