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Corruzione e percezione (percezione?)

Transparency International è una ong (organizzazione non governativa) impegnata nella lotta alla corruzione. Ogni anno redige una graduatoria in base al CPI (Corruption Perception Index: indice di percezione della corruzione) che calcola il livello di percezione della corruzione tra pubblici uffici e politici in tutti gli Stati del Mondo. 

Inutile sottolineare l'importanza che ha questo studio per le scienze politiche e sociali. Il fatto che si tratti di "percezione" della corruzione non significa infatti che tale indice sia legato a semplici opinioni bensì che, calcolando la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, renda conto anche di tutti quei - potenziali - episodi di corruzione che non sono ancora stati scoperti dalla magistratura, calcolando l'atmosfera, il modo di fare, l'uso comune della corruzione nella politica di ogni Paese.

La corruzione è un abuso di potere pubblico per interessi privati. Ad ogni singolo Stato viene dato un punteggio da 0 - massimo grado di corruzione - a 10 - totale assenza di corruzione. È interessante - e avvilente - notare come sui 178 Paesi presi in considerazione solo 46 hanno ottenuto un punteggio pari o superiore a 5. Nell'olimpo dei meno corrotti ci sono Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore (con 9.3). In coda invece tutte zone calde del pianeta, dove la guerra o la presenza di una giunta militare (in Myanmar) non rende facile la vita di tutti i giorni per la popolazione, figuriamoci quella democratica (Iraq, Afghanistan, Somalia): tutti Paesi con un indice tra 1.5 e 1.1.

L'Italia è al 67esimo posto, con 3.9 punti, sotto - tra gli altri - il Ghana, il Ruanda, la Tunisia, il Barein. Tutti Paesi che, rispetto al nostro, parte del G8 e dunque uno tra i Paesi più industrializzati del mondo, dovrebbero avere molte più difficoltà a fare in modo che la legalità venga rispettata.

Ma l'Italia non è, tra i Paesi "democratici", l'unico della lista a non aver brillato in trasparenza e legalità. Accanto a noi, che nell'ultimo anno abbiamo perso quattro posizioni - dodici dal 2008 - ci sono gli USA, che ne hanno perse tre. Questo calo sarebbe dovuto alla situazione globale: la crisi finanziaria e le conseguenti politiche di aiuto, contenimento, salvezza delle Banche e degli istituti finanziari avrebbe acceso il dibattito sul ruolo del denaro nella politica e reso acuta la crisi di sfiducia nei confronti delle Istituzioni.

Come possiamo pensare, in questa situazione, che questa politica sia in grado - o semplicemente abbia la volontà - di trovare soluzioni e dare risposte efficaci ai cittadini che vivono in balia della crisi economica e finanziaria globale?

Sara Santolini 

p.s. in allegato lo studio completo

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