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Verginità plastiche

Da noi le donne si rifanno tette, culi e labbra, ma in Francia, sempre un passo avanti, l’ultima tendenza in costante crescita è rifarsi la verginità. Non parliamo di verginità “morale”, quella una volta persa è persa, ma di ricostruzione chirurgica dell’imene.

Il fatto che sia proprio la libertina Francia ad essere all’avanguardia in questo tipo di chirurgia non deve stupire: è uno dei paesi europei con il più alto tasso di presenza islamica, ed è proprio da quegli ambienti che proviene il grosso della clientela. Nelle cliniche di lusso le persone arrivano a pagare fino a 2.700€ per imene rifatto, con un tasso di interventi fra i 2 e 4 a settimana, ma non è solo la borghesia a potersi permettere questo tipo di interventi, ci sono ospedali che la praticano al costo del  ticket di una giornata di ospedalizzazione. Resta invece aperta la domanda se debba essere il contribuente a doversi sobbarcare la differenza o meno.

Questo, il servizio di Current, purtroppo, non lo spiega, ma ancora una volta dimostra di essere uno dei pochi canali da tenere in considerazione. Quando, però, non si perde nella controinformazione di facciata (quali le coperture degli incontri di “Caffeina”, dove la destra multino bianco opera il suo melting pot con la sinistra cachemire) altrimenti Current sa anche offrire servizi di un certo interesse, che squarciano il velo, anche se in questo caso sarebbe meglio dire ricuciono il velo, su diversi aspetti sotterranei della società.

Quello che dovrebbe far maggiormente riflettere è che il fenomeno di ricostruzione dell’imene è in crescita, nonostante si tratti di popolazioni presenti in Francia da generazioni, a dimostrazione del grande isolamento di alcune nicchie rispetto alla società in cui vivono. Nel servizio vengono addirittura riportate testimonianze che affermano che è più aperta la società marocchina delle isole di islamismo presenti in Francia, e anche questo dovrebbe aprire a riflessioni che vanno oltre le comuni vulgate sull’integrazione.

La maggior parte delle candidate alla verginità di plastica arriva all’operazione all’insaputa della famiglia, naturalmente per non deluderla o svergognarla davanti alla famiglia del marito che ha scelto per loro, magari nel paese d’origine, magari per rinsaldare legami tribali grazie anche a un visto per la Francia. Il documentario si sofferma sulla subordinazione a famiglia e “tradizioni” delle povere ragazze, non indaga naturalmente su questi altri aspetti secondari e sul fatto che i matrimoni combinati siano ancora all’ordine del giorno in Europa.

Solo le dicerie della gente e il condizionamento sociale si preoccupano dello stato dell’imene, l’amore no. Anche se in Francia esiste una organizzazione protestante, branca di una nata in USA, chiamata “l’amore vero aspetta”, che promuove la verginità prenuziale ed alla quale aderiscono circa 3000 giovani che hanno firmato l’impegno di restare vergini fino al matrimonio. Almeno, però fra costoro, questo impegno è sufficiente ed è vincolante ambosessi, per altre confessioni in Francia esiste invece una forte richiesta di “certificati medici di verginità”.

Il fenomeno è stato di tale portata che le associazioni mediche dal 2006 si rifiutano di rilasciare tali certificati su richiesta delle famiglie, anche perché erano stati sollecitati esami ginecologici su “donne” di 11 anni. Su richiesta delle interessate questi certificati sono ancora rilasciabili e spesso, in considerazione della disperazione della promessa sposa, sono fasulli. La facilità ad ottenere questi falsi certificati occidentali è però giunta all’orecchio delle famiglie dall’altra parte del Mediterraneo che, quindi, detto esame lo pretendono in loco e quindi l’ultima risorsa delle peccatrici resta l’imene di plastica.

Pur se in calo, l’esibizione del lenzuolo macchiato di sangue, orami soppiantata da quella del certificato, è ancora ben presente in alcune zone del Nordafrica e delle citè. Un tempo era così anche in certe zone d’Italia, ma è da generazioni andata in disuso, forse per l’intervento degli animalisti stufi per l’alto tasso di galline dal collo mozzato a riprova della verginità della sposa.

La preoccupazione di “quel che dice la gente” di certe fasce di popolazione, va ammesso, non è troppo diversa da quella che era nell’Europa provinciale di poche generazioni fa, però grazie a queste fasce quello che era, e sembrava essere, solo retaggio del passato, l’obbligo di verginità per la donna, è ritornato in auge.

Naturalmente in ogni dichiarazione rilasciata, a medici e intervistatori, la verginità è andata persa per errore o per violenza, c’è sempre pentimento e rimpianto per non aver realizzato l’importanza di questa. Importanza non si capisce se per la ragazza o per le famiglie. Resta che, come al solito, non c’è presa di coscienza di responsabilità, specie se con un buon bisturi e po’ di dolore si possono ingannare tutti, anche la propria coscienza, la fede dichiarata e la mancanza di forza di carattere.

Forse qualche lettore vorrebbe rendessimo conto di con quale diritto ci stiamo prendendo gioco di tradizioni profonde altrui: ebbene è lo stesso con cui ci arroghiamo di disprezzare il modello velina tette-culo-labbra rifatte. E poi non siamo noi che ci facciamo beffe di queste “tradizioni”, ma sono proprio quelle donne a farlo: ingannando con la loro verginità di plastica, fin dal primo giorno, i fondamentalismi di mariti e famiglie e la tradizione che pretendono di rispettare grazie al bisturi occidentale.

 

Ferdinando Menconi

Corruzione e percezione (percezione?)

Secondo i quotidiani del 28/10/2010