Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 29/10/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "La bufera delle feste di Arcore". Di spalla: “La riforma della Ue sul rigore dei bilanci”. L’editoriale di Franco Venturini: "L’ansia del debito altrui". A centro pagina con foto: "l Festival del cinema di Roma", “La protesta sul tappeto rosso”. Al centro: “Statali, i tagli di Brunetta: in tre anni 300 mila di meno”. Di taglio basso: "Interventi inutili, 15 anni al chirurgo”. LA REPUBBLICA - In apertura: "‘Ruby? Io aiuto chi ha bisogno’”. Editoriale di Giuseppe D’Avanzo: “L’abuso di potere”. Al centro: Brunetta: tagliamo 300mila statali”. L’amalisi di Tito Boeri: “La Fiat alla brasiliana”. LA STAMPA - In apertura: "Nuova bufera sul premier”. In un box: “Sul Lodo Alfano trattativa arenata”. Editoriale di Michele Brambilla: “La spazzatura della classe dirigente”. Di spalla: “Fondo salva-Stati, l’Ue trova l’intesa: ‘Pronti a cambiare i Trattati”. IL GIORNALE – Apertura a tutta pagina: “Neanche fosse Al Capone. Otto procure a caccia di Berlusconi” di Alessandro Sallusti. Fotonotizia centrale: “Bunga bunga basta”. Di spalla: “Tutti i martiri dei giudici star” di Vittorio Sgarbi. In taglio basso: “‘La Lega brinda alla secessione siciliana’”. IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Due aliquote per le banche". Editoriale di Orazio Carabini: Speculazione, una mossa all’insegna dell’Unione”. A centro pagina con foto: "Caffè alle stelle. In Vietnam si blocca l’export e i prezzi volano”. Sotto: “Intesa al vertice europeo sul nuovo fondo salva-stati” e “Stretta a Venezia e Siena. Meno vincoli per Brescia, Reggio Emilia e Taranto” IL FOGLIO – La giornata: "Berlusconi sul caso Ruby :‘Spazzatura’. Il Pd chiede le dimissioni” e “I leader europei creano un fondo anticrisi permanente”. Di spalla a sinistra: “Obama ha un new deal sull’uranio iraniano (ma è peggio di quello prima)”. A destra: Sbirri e malacarne, così il pentitismo mediatico ha ribaltato verità e ruoli”. LIBERO - Apertura a tutta pagina: “Ci risiamo con la gnocca. Trappolone per il Cav”.di Gianluigi Nuzzi. Editoriale di Maurizio Belpietro: “Fallito ogni attacco contro il governo, ora si torna al gossip”. Fotonotizia al centro: “Parla la coinquilina: ‘Vi garantisco: Ruby è una ladra”. Di spalla: “I pm non mollano le carte per ricorrere contro Fini”. In taglio basso,: “il dg Rai Masi: ‘Chi mi attacca in tv, in privato poi mi si raccomanda’” e “Via uno statale su dieci. Brunetta lo dice, speriamo lo faccia”. Il RIFORMISTA - In apertura: "Vietato ai minori". Editoriale di Antonio Polito: "Il dovere della Procura di Milano". Di spalla: “LA falcidie dei generali”A centro pagina: " ‘ E’ l’atto finale per farmi fuori’” e “Questione di Fede l’ascesa di Ruby”. In basso: “Pure a sinistra si porta il macho”. IL MESSAGGERO - In apertura: "Ruby, il giallo della telefonata". Editoriale di Paolo Pombeni: “Il Paese delle tribù non ha un futuro”. Al centro fotonotizia “Festa del cinema, la protesta sfila sul red carpet: in mille contro i tagli alla cultura” e “La Ue dice sì al fondo anticrisi per sostenere i Paesi in difficoltà”. In basso: “Il premier: rifiuti via in tre giorni” e “Auto graffiata, picchiato un disabile”. IL TEMPO - In apertura: "Il Paese del Bunha Bunga". Editoriale di Mario Sechi: “Due o tre cose da ricordare”. Fotonotizia centrale: “La giornata dei rifiuti”. A fondo pagina: "E’ già caso biglietti per il derby romano". L'UNITA' – In apertura: “Un Paese in ostaggio”. Sotto: “Allarme disoccupati. Sorpresa: d’accordo Draghi e Tremonti” e “Antigua, governo in fuga: silenzio tombale sul debito cancellato”.

 

 (red)

 

2. Ruby, il premier: Ho cuore, il caso è montato sul nulla

Roma - ldquo;Non nega nulla: non nega le feste, non nega di aver abusato un tantino del suo potere per aiutare una minorenne, per farla rilasciare dai poliziotti. Non nega i suoi difetti, i suoi vizi, le sue amicizie, il fatto che la porta di Arcore sia sempre aperta per un certo tipo di ospiti”. La cronaca del CORRIERE: “‘Sono fatto così, ma ho la coscienza a posto’, dice agli uomini di Bertolaso, prima della conferenza stampa, su rifiuti, ad Acerra. Poi dalla Campania si sposta in Belgio, per il Consiglio europeo, e in una pausa dei lavori, subito dopo una foto con gli altri leader, si avvicina alle telecamere: ‘È stato fatto un casino sul nulla!’. Un casino che però ha un’eco internazionale, con i leader dei 26 Paesi dell’Unione europea, perché è impossibile che non se ne parli, perché è lui stesso a ricordare di quella volta che con la Merkel dovette nascondere la faccia dietro una pagina di un quotidiano, imbarazzato per una foto a più colonne di Noemi, altra minorenne e altro scandalo, verso il quale un anno fa la cancelliera tedesca mostrava interesse, in una pausa di un altro Consiglio. Berlusconi all’estero, rincorso dagli scandali italiani. La storia si ripete. Un film già visto. Lui stesso ne parla, dell’inchiesta della procura di Milano, dell’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione, a carico del suo a mico Emilio Fede, comedi ‘spazzatura mediatica’. È stato lui stesso a fare quella telefonata in questura, raccontando una bugia sui natali della giovane marocchina che frequentava i saloni e la piscina coperta di Arcore? Forse sì. Almeno così sospettano i suoi ministri. Ma poco importa, almeno per il protagonista della vicenda: Berlusconi ad Acerra sorride, in conferenza stampa si mostra disinvolto, dice che sì, l’ha aiutata lui la ragazza, perché ‘sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto. Ma sono qui per parlare di spazzatura vera, lascio a voi la spazzatura mediatica’. E se i cronisti insistono poco male, non vale rispondere, si prende ad esempio Santoro: ‘Nessun contraddittorio, usiamo il sistema di Annozero: contraddittorio nei miei confronti zero, insulti e accuse a iosa, dunque contraddittorio zero’. Eppure raccontano che Berlusconi, al di là della serenità offerta alle telecamere, sia molto preoccupato. Per i riflessi all’estero della vicenda, innanzitutto, per il timore che possano essere coinvolti altri suoi collaboratori, che l’indagine si allarghi, in secondo luogo. ‘Non è finita’, dice ancora, sempre ad Acerra. Nei giorni scorsi, ad Arcore, è stato udito gridare e imprecare sulla vicenda, consapevole degli effetti non positivi della pubblicità che sarà data alle sue abitudini private, nonostante la convinzione che ‘il sottoscritto sia l’unico capo di governo del mondo a non avere diritto a una privacy’. Ai collaboratori di Bertolaso ha aggiunto una notazione ulteriore, all’insegna dell’amarezza: ‘Finisco di guardare la televisione, alla sera, prima di andare a letto, e visto quello che raccontano quasi quasi mi convinco di essere veramente un criminale’. Ovviamente non è d’accordo con le sue impressioni, ma la tv continua a guardarla e le porte della sue case continuano ad essere aperte”.

 

 (red)

 

3. Ruby in chat: “Manipolata dai giornali e dal giudice”

Roma - “Ruby Rubacuori, ‘semplicemente Ruby, tutto il resto è da scoprire...’, occhieggia in tutta la sua prorompente bellezza dalle pagine di Facebook. Dunque è lei, che si mostra nelle foto come una pantera del sesso, la ragazza per la quale il presidente del Consiglio ha deciso ‘di correre in aiuto’. Accetta di chattare con LA STAMPA per spiegare le sue ragioni. Ci racconti cosa c’è di vero in quello che hanno scritto i giornali su di te? Sei spaventata o contenta? ‘Non sono né spaventata né contenta. Sono amareggiata per come le mie dichiarazioni sono state manipolate’. Ma c’è qualcosa di vero nelle tue serate ad Arcore? ‘Di vero poco, anzi niente!!’. In che senso sei stata ‘manipolata’: dai giornali o dalla Procura? ‘Dai giornali e anche da Pietro Forno, il giudice. A lui, quando ero in comunità, interessava solo colpire il Presidente ma con me non è arrivato a sapere nulla perchè di base non c’è nulla’. Cioè, non è vero che sei stata a casa del premier ad Arcore? ‘Io sono stata a casa del premier una sola volta ma lui pensava che io fossi una 24enne. Appena ha scoperto che io ero minorenne non ha voluto più rivedermi’. E Lele Mora lo conosci? ‘A Lele Mora voglio un bene dell’anima; quando ha saputo la mia vera età ha cercato di aiutarmi e di adottarmi... Punto, questa è la vera versione dei fatti’. Ma non ti è sembrato un po’ strano che Mora ti volesse adottare dopo che eri stata interrogata? ‘Ma no. Lui lo ha fatto prima. Però adesso non c’è più bisogno, sono fidanzata, compio fra quattro giorni gli anni e voglio essere serenaaaa!!!’ D’accordo, ma Emilio Fede lo hai conosciuto? Lui dice di averti incontrata un paio di volte. E si è scritto che veniva a prenderti in limousine... ‘No, mai. Comunque l’ho visto una volta a casa del premier...’ Cosa farai adesso? ‘Mi sa che torno al mio paese!’ Ma dai, ti ci vedi con il velo? ‘Assolutamente no, ma non mi vedo neanche, scusami la volgarità, una zoccola. Perchè in questo momento mi fanno sembrare questo!!’. Ma cosa hai raccontato davvero delle feste ad Arcore? Ci hai partecipato? ‘Senti, sono stata solo una volta lì e non ho partecipato al bunga bunga. Lui sapeva che avevo 24 anni e quando ha saputo la verità non mi ha voluta più. Comunque non so perchè hanno cambiato tutte le mie dichiarazioni sui giornali! Scusami, l’italiano mio non è corretto ma spero che capisci...’ È Ruby questa volta a voler fare una domanda. ‘Mi dai un consiglio da amico senza tornaconto, please?’ Prego. ‘Cosa devo fare? Come posso chiudere questo capitolo?’ Poi Ruby scompare, non risponderà ad altre domande. Dal sito vengono cancellate le foto più compromettenti: i nudi lasciano il posto a ritratti in camicetta e jeans, i messaggi più imbarazzanti vengono ripuliti. Ma su Internet, si sa, nulla si cancella: una volta spedito sul web, qualsiasi materiale è destinato a galleggiare in eterno, pronto a rispuntare alla prima domanda ben posta a un motore di ricerca. E poi il passato non è un file, e neanche quello si cancella. E così rispunta anche una storia dell’ottobre scorso, quando appena diciassettenne, Ruby-Karima venne fermata dalla polizia a Genova in compagnia di un ragazzotto su un macchinone d’ordinanza. La polizia la stava cercando da settimane dopo la denuncia della direttrice del centro di accoglienza, il Kenderheim di Nervi, dove era stata affidata. Lei, dietro l’esuberante bellezza, nascondeva una vita difficile, in fuga dai genitori rimasti a Messina che la volevano costringere a vivere secondo i dettami islamici. In borsetta gli agenti le trovarono 5.000 euro, una somma importante per una diciassettenne. ‘Me li ha dati Lele Mora’, spiegò Ruby: ‘Lele Mora, l’agente dei vip. Lavoro per lui, faccio la ballerina nei locali, la lap dance o la danza del ventre. E questi 5.000 euro sono i guadagni per alcune serate che ho fatto per lui e sono andata a prenderli a Milano. E quel ragazzo, che non sapeva la mia vera età, mi ha accompagnato’. E pensare che Mora la voleva adottare. ‘Era una ragazza abbastanza estroversa, già ai tempi della scuola. Del resto cercava di inserirsi in un ambiente che a volte poteva anche essere ostile’. Così l’ex professore di francese, Alfonso Lo Turco, ricorda Ruby, sua alunna alla scuola media di Letojanni (Messina). ‘Tutti ne parlano, anche se la ragazza - aggiunge - non si vedeva da queste parti già da diverso tempo. Non aveva più molte conoscenze in paese’. A questo si sommano i problemi con i genitori. ‘Sono due brave persone ma evidentemente Ruby non aveva buoni rapporti con loro per questo è andata via, interrompendo i legami con la sua famiglia e abbandonando gli studi’”. (red)

 

4. Ruby, Bersani attacca: “il governo stacchi la spina”

Roma - “‘Ma il Paese, può andare avanti così?’. Questa volta Pier Luigi Bersani ha scelto la linea dura. Denuncia ‘le singolari abitudini’ di Berlusconi, chiede al governo di ‘staccare la spina’ e scatena l’assedio al Viminale. E contro ‘ l’ involgarimento del discorso pubblico’ - riferisce il CORRIERE - Massimo D’Alema chiama in soccorso il Vaticano. ‘Altro che chiedere alla Chiesa di non ingerire. Io vorrei dirvi "Ingerite!" — dice il presidente del Copasir a monsignor Rino Fisichella — Se non ora, quando?’. Con una interpellanza urgente presentata sia alla Camera che al Senato da Michele Ventura e Luigi Zanda, il Pd porta la vicenda in Parlamento e chiama il premier a riferire in aula. ‘È vero che ci sono state pressioni sulla polizia?’, attacca il vicepresidente vicario dei deputati, Ventura. Ed è vero che la ragazza è stata scortata dai Carabinieri, dopo che la presidenza del Consiglio ‘era intervenuta con pressanti sollecitazioni?’. Fosse così sarebbe ‘gravissimo’, conclude Ventura, il quale non esclude ‘eventuali reati’. Se l’interpellanza non verrà calendarizzata entro mercoledì, i democratici la trasformeranno in una interrogazione urgente a Maroni per il question time. L’onorevole Emanuele Fiano sospetta che le normali procedure di polizia siano state ‘ostacolate e interrotte’ per il pressing del governo. E anche la presidente Anna Finocchiaro, steso un ‘pietoso velo’ sulle notti presidenziali, parla di ‘grave abuso’. Dario Franceschini sprona il premier a riferire in Parlamento, vista ‘l’allegra conferma’ dello stesso Berlusconi: ‘In qualsiasi democrazia del mondo un primo ministro che interviene su una questura provocherebbe le sue dimissioni’. Donatella Ferranti chiede a Maroni se fosse a conoscenza della telefonata: ‘Il ministro sapeva di questa nuova prassi governativa usata da Berlusconi?’. Bersani invoca ‘sobrietà e dignità’, spera in un faccia a faccia con Berlusconi e ironizza sul ‘buon cuore’ del Cavaliere: ‘Ci saranno migliaia di fermati nelle questure... Che fa, li lascia abbandonati così?’. L’Udc teme l’effetto boomerang, mentre l’Idv è durissima. ‘Il problema — per Antonio Di Pietro — è la ricattabilità del premier. Disse bene la ex moglie Veronica, bisogna intervenire sul piano medico. È un pugile suonato sul viale del tramonto. È Saddam chiuso nel bunker...’”. (red)

 

5. Non solo Ruby, la “caccia all’uomo” delle Procure

Roma - “Ormai è una caccia all'uomo. E il fatto che il braccato ogni tanto offra il fianco poco cambia nel bilancio complessivo. Che è questo – ricorda Alessandro Sallusti sul GIORNALE: ben otto Procure stanno assediando Silvio Berlusconi e il suo governo. Mafia, appalti, logge segrete, fisco, informazione, vita privata. Non c'è campo del Codice penale che non sia stato esplorato per incastrare chi nel 1994 impedì l'ascesa al governo dei comunisti freschi di cambio di nome. Da allora contro il Cavaliere sono stati incardinati 109 procedimenti penali, si sono svolte 2.500 udienze, le perquisizioni sono state oltre 530, i conti correnti passati al setaccio oltre 400 in 60 banche diverse. Per fare fronte a tutto questo il privato cittadino Berlusconi ha speso oltre 200 milioni di euro, quattrocento miliardi di vecchie lire, tra avvocati e consulenti. Dei 22 filoni principali, 8 non sono arrivati neppure a processo per manifesta infondatezza dell'accusa, 5 si sono conclusi con l'assoluzione piena, 4 con la prescrizione e uno con l'amnistia. Nella maggior parte dei casi non si è trattato di accuse circostanziate ma di teoremi. Unico tra i capitani d'industria italiani, Berlusconi non poteva non sapere che cosa facevano i suoi manager. Unico caso nella giurisprudenza italiana, in un processo (Mills) è stata fissata, per evitare la prescrizione, la data della presunta corruzione al momento nel quale i soldi sono stati non incassati ma spesi dal presunto corrotto. E non ha precedenti neppure il fatto che un governo della Repubblica (il primo Berlusconi, 1994) sia caduto per un avviso di garanzia al premier che si dimostrò poi completamente infondato (assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto). La favola della magistratura indipendente e non politicizzata cozza contro questa mole di dati e fatti. Del resto anche l'ex pm De Magistris, ora braccio destro di Di Pietro, ha ammesso l'altra sera, durante la trasmissione Exit su La7, di essere rimasto vittima di un collega ( il Gup che ha smontato la sua inchiesta Way Not) in malafede e con rancori personali. Si consoli. Berlusconi vive questa ingiustizia da 18 anni. E non solo lui. Parenti, amici, collaboratori di aziende e partito fanno la sua stessa fine. Nel nostro piccolo ne sappiamo qualche cosa anche noi. Opponendosi al mio ricorso sul caso Marcegaglia, il pm Woodcock scrive: «In vero l'articolo scritto da Sallusti costituisce una fondamentale espressione della sacrosanta libertà di informazione e dell'altrettanto fondamentale diritto di critica», ma detto questo non intende ritirare l'accusa adducendo un teorema complottistico senza prove e neppure il ben che minimo indizio. Ovviamente i suoi colleghi giudicanti hanno accolto la sua tesi a scatola chiusa. È vero – conclude SALLUSTI - : a Berlusconi, braccato da otto Procure, serve uno scudo personale. Che non proteggerà solo lui ma chiunque si rifiuti di riportare indietro le lancette della storia al 1994 e consegnare il Paese all'accoppiata magistrati- sinistra. Tutto il resto sono dettagli, magari sconvenienti e inquietanti, ma dettagli in confronto alla posta in gioco”. (red)

 

6. Lodo Alfano, Pdl e Fli trattano ma “è rebus Consulta”

Roma - “Sul lodo Alfano piovono emendamenti, e i finiani come a gran voce preannunciato, mettono sul tavolo la pistola della ‘non reiterabilità’. Lodo sì, ma modello Kleenex: si usa una volta e poi si getta; e se Berlusconi putacaso diventasse di nuovo premier o addirittura salisse al Colle non potrebbe più contare su alcuna sospensione dei processi”. Lo si legge sul GIORNALE. “‘Più ad personam di così si muore’, fa notare dal Pdl Gaetano Quagliariello, rimproverando a Fini la ‘contraddizione ‘. Il Pdl invece accoglie il brusco richiamo arrivato dal Quirinale e introduce il lodo automatico: lo scudo per le due alte cariche, premier e presidente, non dovrà passare per voti parlamentari. E il diretto interessato deciderà lui se utilizzarlo o rinunciarci. Quanto alle trattative con i finiani, il Pdl sembra far buon viso a cattivo gioco e offrire il massimo di disponibilità: ‘Non vogliamo andare al muro contro muro e non faremo certo minacciare la stabilità del governo su questo provvedimento ‘, dice Carlo Vizzini, che al Senato presiede la commissione Affari costituzionali dove giace il provvedimento. Riconosce che la non reiterabilità ‘è uno scoglio ‘, ma confida che ci si possa ‘lavorare insieme’. E sembra preannunciare ampi epacati dibattiti e tempi dilatati: ‘Siamo in Parlamento e si chiama Parlamento perché si parla, si discute, non si alzano barricate’. La finiana Giulia Bongiorno, autrice degli emendamenti, ringrazia e dice di ‘apprezzare l’atteggiamento di disponibilità’ da parte di governo e Pdl. Lo scontro sul Lodo, insomma, sembra diventato più di facciata che reale, e dal Pd il senatore Stefano Ceccanti, membro della commissione che lavora sulla materia, lo dice apertamente: ‘Sia i finiani che il Pdl stanno facendo una manfrina per prendere tempo: in realtà nessuno, neanche Berlusconi, è interessato a portare a casa questo Lodo, che poi finirebbe sotto la mannaia del referendum costituzionale ‘. In realtà, spiega, si attende la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento, prevista per il 14 dicembre: ‘Potrebbe arrivare una sentenza che non bocci il provvedimento ma chieda qualche modifica fattibile. E a quel punto la maggioranza potrebbe fare in quattro e quattr’otto una leggina per reiterare il legittimo impedimento fino a fine legislatura’. Ai piani alti del Pdl non si nega lo scenario: ‘È possibile che vada così, noi lo speriamo ‘. In casa Fli, intanto, la tensione tra falchi e colombe non si placa. I primi non vogliono prestare il fianco agli attacchi di Di Pietro, che accusa: ‘Gli emendamenti di Fli sono pannicelli caldi per far passare la legge porcata’, e dunque vorrebbero fermare la trattativa. Ieri il capogruppo alla Camera Bocchino si è detto certo che ‘il lodo finirà su un binario morto, come le intercettazioni ‘. E il suo omologo del Senato Viespoli, fautore della trattativa, lo ha zittito: ‘Noi lavoriamo giorno per giorno sugli emendamenti, altri evidentemente hanno la capacità di fare previsioni. Vedremo se quelle di Bocchino si avverano’”. (red)

 

7. Rifiuti, Berlusconi: via in tre giorni. Il Pd: bugie

Roma - "‘Tra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti’. È la promessa del premier Silvio Berlusconi, ieri in visita al termovalorizzatore di Acerra. ‘La situazione si sarebbe evitata con la raccolta differenziata - chiarisce il capo del governo ripreso da LA DISCUSSIONE - a Napoli i dati dichiarati indicano che solo il 18 per cento fa la raccolta differenziata ‘. Il presidente del Consiglio difende il suo perato: ‘Il piano organico per lo smaltimento dei rifiuti a Napoli e in Campania’ che tanti danni ha portato anche all’immagine del Paese sul piano internazionale, è ‘valido’. È un piano ‘che funziona tuttora e che deve essere portato avanti secondo le direttrici previste’. Sul fronte della protesta di Terzigno, Berlusconi assicura che ‘Cava Vitiello resta congelata a tempo indeterminato’. E per quanto riguarda il termovalorizzatore, ‘sta funzionando molto bene. Entro la fine dell’anno sarà al 90 per cento’. Poi un altro annuncio che punta a tranquillizzare la popolazione campana: ‘Abbiamo detto che in dieci giorni il fenomeno si sarebbe risolto. Siamo già molto avanti, il fenomeno è stato risolto al 90 per cento. L’odore’ che arriva da Cava Sari ‘è solo al dieci per cento rispetto a quello di alcuni giorni fa, e in tre o quattro giorni, entro il limite dei dieci giorni che ci eravamo dati, l’odore sparirà completamente’. Il capo del governo spiega che ‘la società Asia (che si occupa della raccolta dei rifiuti a Napoli, ndr) in un momento di grande difficoltà economica ha ritenuto di non dover far passare i rifiuti attraverso gli impianti di triturazione a cava Sari, dunque, non sono arrivati i rifiuti stabilizzati che non producono cattivo odore’. Il premier garantisce che ‘Cava Sari sarà destinata da qui in avanti soltanto ai comuni dell’area vesuviana’ cioè ai ‘circa 700mila cittadini dei 18 paesi della zona vesuviana’. La cava, perciò, non raccoglierà i rifiuti provenienti dalla città di Napoli. Dal canto suo, il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, rileva delle imprecisioni nelle parole di Berlusconi: ‘Anzitutto non è vero che le analisi su Cava Sari sono cominciate e poi non abbiamo assicurato che tra dieci giorni firmeremo un accordo’. Gli annunci del premier - salutati con entusiasmo dalla maggioranza - sono stati duramente criticati dall’opposizione. Per Luisa Bossa del Pd Berlusconi ‘fa il gallo sulla monnezza. Con questa espressione, a Napoli - spiega -, viene indicato chi fa il presuntuoso in mezzo ai disperati. Mi sembra una immagine tagliata apposta su Berlusconi’. Per i democrat il Cavaliere avrebbe detto soltanto bugie e il governo non fa altro che nascondere la polvere sotto il tappeto. Truffe senza precedenti quelle lamentate dai Verdi. Per i comunisti la scelta di trasportare i rifiuti campani in Calabria dimostra il fallimento del piano". (red)

 

8. Ue prima intesa sul “salva-stati”, Cav ottimista su debito

Roma - “L’Ue renderà permanente il suo meccanismo salvastati, lo farà diventare qualcosa di molto simile a un ‘Fondo monetario europeo’ dandogli il compito di intervenire a sostegno di chi, come la Grecia, dovesse trovarsi sull’orlo della bancarotta”. Lo si legge in una corrispondenza della STAMPA da Bruxelles. “La sua creazione, come richiesto dalla Germania, avverrà se necessario attraverso un processo di riscrittura dei Trattati. La Commissione europea studierà i contorni tecnici dell’operazione, mentre il presidente stabile Herman Van Rompuy ne valuterà le implicazioni legali. Al vertice di dicembre, i ventisette leader troveranno le opzioni possibili sul tavolo. L’intenzione è di avere una decisione formale al successivo summit di primavera. A tarda serata, dopo un pomeriggio di discussioni non sempre rilassate, i capi di stato e di governo hanno cominciato a vedere la fine della battaglia del nuovo Patto di Stabilità, lo strumento che governa l’economia europea. Ha aiutato la ritirata strategia di Angela Merkel, che ha tolto dal tavolo la richiesta di valutare sanzioni politiche (come la sospensione del diritto di voto) per i paesi con deficit o debiti molto fuori misura rispetto ai parametri di Bruxelles. Più fonti dicono che era tutto calcolato, anche se la foga con cui la cancelliera ha pubblicizzato la mossa richiederà qualche chiarimento al ritorno a Berlino. L’intesa che si profilava sul Fondo ha comunque tolto parecchie castagne dal fuoco. L’esito compiuto della trattativa si vedrà solo stamane a conclusione del vertice, anche se nel giro di tavolo nessuno risulta aver sollevato grosse questione sulla riapertura ‘leggera’ dei Trattati, nemmeno gli irlandesi che hanno votato due volte sulla Carta di Lisbona. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, ha persino ipotizzato che una punta di maquillage potrebbe essere decisa dai leader senza altri appelli, sopratutto senza ricorso a referendum capaci di provocare tsunami del tutto sgraditi. Solo critiche invece, per le sanzioni politiche. Ma la Merkel sembrava aspettarselo. Aggirate queste due secche, adesso si potrà entrare nel vivo delle regole della governance. I ventisette ‘approveranno’ oggi il rapporto politico della task force dei ministri del tesoro guidata da Van Rompuy e, indirettamente, quello tecnico della Commissione, in vista del braccio di ferro con il Parlamento europeo, che esaminerà il pacchetto con una corsia privilegiata. Dei contenuti si è parlato poco. ‘Riusciremo a far passare il concetto che la salute di uno stato non è data solo dal debito ma anche dalla finanza privata’, ha previsto il premier Berlusconi, contando che questo consentirebbe all’Italia di diventare il secondo paese ‘subito dopo la Germania, ma molto prima di molti altri’. Il concetto di sostenibilità è abbastanza flessibile. Se ne riparlerà, a lungo persino. Vale anche per Fondo Monetario Europeo, titolo per ora solo indicativo. In maggio l’Europa ha lanciato l’Efsf, Fondo di stabilità finanziaria, per salvare la Grecia e tutte le possibili sue sorelle bisognose di aiuto. Gli ha dato 750 miliardi di dote e tre anni di vita, termine che tutti trovano discutibile, perché la fine del veicolo avrebbe conseguenze pesanti sui mercati. È chiaro che serve un’istituzionalizzazione. Per questo Berlino vuole cambiare i Trattati, per togliere la clausola secondo cui non si salva chi va in bancarotta, contestabile dalla sua Corte. Chiede anche l’approvazione del principio del fallimento pilotato per chi lo merita. Su questo non c’è accordo. Il "Fme" esiste in principio e non nei contenuti. Coda polemica sul bilancio Ue. Britannica. Il premier David Cameron ha costruito una minoranza di blocco che punta a non portare l’aumento dei flussi comunitari oltre 2,91% chiesto dal Consiglio, mentre Commissione e Parlamento vogliono circa il 6%. Vuol dire che se non c’è accordo entro tre settimane, si andrà all’esercizio provvisorio. Il presidente di Strasburgo, Buzek, ha aperto un poco. ‘Siamo disposti a trattare - avverte il polacco - Ma su alcune poste non si può transigere’”. (red)

 

9. Tremonti e le tasse: doppie sulle banche, nessuna sui Bot

Roma - “Dai microfoni della giornata mondiale del risparmio Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, annuncia alcune novità che potrebbero arrivare con la riforma fiscale. Niente tasse sui Bot. Piuttosto, ‘un’idea per le banche è quella di avere due aliquote: una più bassa per la proprietà industriale e commerciale e una più alta per le attività finanziarie’. Ma l’occasione – questo il racconto di REPUBBLICA - gli serve anche per ‘ricucire’ con la Banca d’Italia, a cominciare dall’ultimo ‘strappo’, quello sulla disoccupazione all’11%, inserito in una recente analisi dell’ufficio studi, subito condannata per i suoi ‘toni ansiogeni’. ‘Nell’accezione di oggi - per la verità non dissimile da quella precedente- c’è assoluta condivisione’, assicura il ministro. ‘Draghi ha rimosso alcuni equivoci. Insieme possiamo condividere altri punti di vista’, come per esempio il fatto che esistono 400 mila posti da artigiano che nessuno vuole. Pace fatta, allora? Di certo Tremonti stavolta usa linguaggio e modi soft. Lo saluta chiamandolo ‘signor governatore’. Si fa fotografare con lui, insieme a Gianni Letta. Scherza a quattr’occhi quando un giornalista gli chiede come sta l’Italia: ‘capisci? come sta...’. Lo loda perfino, pubblicamente, per il suo ‘importante e straordinario’ lavoro svolto in seno al Financial Stability Board, l’organismo anticrisi voluto dal G20, senza tuttavia rinunciare ad esprimere tutte le sue ‘riserve’ a proposito di due questioni già sollevate a Gyeongju, in Corea: su Basilea 3, l’accordo-quadro sui nuovi requisiti di capitale delle banche (‘ho molte perplessità’)e sul fatto che l’Fsb non regolamenta il sistema bancario-ombra, shadow, grosso come quello lecito, mentre invece servirebbe ‘simmetria’. In ogni caso, le regole servono ‘perché alla prossima crisi non si può più usare il debito pubblico’. Draghi, in silenzio, annota tutto in un suo personalissimo calepino. Anche Tremonti, che parla a braccio, consulta proprie, speciali ‘note di viaggio’, così le chiama, redatte durante le ultime, defatiganti trasferte monetarie: Bruxelles, Washington, quindi appunto Gyeongju. Come già aveva fatto al G20, riassume i rischi di una globalizzazione troppo veloce e le novità di un Fmi con i paesi emergenti più forti. Di nuovo chiarisce che quello sui cambi non è più un tema finanziario, ma un confronto ‘tra masse continentali’. Quindi passa all’’arcipelago Europa’ che ‘ha cessato di parlare per voce singola’, diventando ‘un coro’. La reazione alla crisi è stata ‘ragionata’. La disciplina interna è ‘connessa’. Si segue ‘la stessa linea di rigore’. Ma attenzione: ‘Si produce più debito che ricchezza, più deficit che Pil. E allora, gong: è evidente che così non si può andare avanti’. È evidente, ma l’ austerity mette ‘la democrazia sotto pressione’: ‘Si pongono problemi di consenso e tenuta democratica’. Ci vuole ‘una visione’ strategica, nella consapevolezza che non si può continuare con tante politiche diverse. Un problema di struttura di governo esiste anche in Italia, al Sud dove ‘bisogna riportare lo Stato’. Tremonti chiede: ‘È possibile che la contabilità della Calabria venga trasmessa per tradizione orale come fosse Omero?’”. (red)

 

10. Pa, Brunetta presenta la dieta: via 300mila statali

Roma - “La cura-Brunetta si abbatte sugli statali e scoppia la polemica. Secondo i dati forniti ieri dallo stesso ministro – scrive REPUBBLICA - , dal 2008 al 2013, per effetto delle misure relative al blocco del turn-over ‘si può prevedere una riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità (-8,4 per cento)’. Già nel biennio 2008-2009, ha spiegato Brunetta, il personale pubblico si è ridotto di circa 72 mila occupati scendendo a circa 3,5 milioni di unità. Il ministro della Funzione pubblica ha rivendicato un contributo della pubblica amministrazione alle manovre di correzione dei conti pubblici, nel periodo 2008-2013, pari a circa 62 miliardi. Brunetta ha anche annunciato l’arrivo, a breve e per decreto, di nuove misure: la mobilità dei dipendenti pubblici, ha detto, non può essere solo ‘volontaria’ e ha detto che appalterà a soggetti esterni la gestione delle cosiddette ‘auto blu’. Dure le reazioni di opposizione e sindacati. ‘Brunetta racconta miracoli, perché il "brunettismo" manca di un progetto industriale: così si va avanti alla carlona’, ha osservato il segretario del Pd Bersani. ‘Il "bersanismo" sta diventando stucchevole’, ha controreplicato il portavoce del ministro. Ma anche la Cisl è scesa in campo con accenti critici: ‘La riforma non si può fare con tagli casuali, ci rimetteranno anche i servizi’, ha detto il segretario confederale Gianni Baratta. ‘Per cortesia non scimmiotti Camerun’, ha polemizzato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. ‘Mecelleria sociale con i precari’, ha tagliato corto Sergio D’Antoni (Pd). Mentre la polemica sui tagli agli statali tiene la scena prosegue lo scontro sulle severe sforbiciate praticate alle spese dei ministeri con la Finanziaria 2011. L’esame della legge di Stabilità è proseguito ieri presso la Commissione Bilancio della Camera e per oggi si attendono gli emendamenti che tuttavia la nuova normativa circoscrive a pochi casi specifici. Di riflesso al malcontento di tutti i settori penalizzati, e in attesa del decreto di novembre per 7 miliardi dove si scaricheranno le richieste, le rimostranze da parte dei ministri di spesa ieri hanno trovato eco nei documenti elaborati dalle varie Commissioni che hanno esaminato il testo. La Commissione Affari costituzionali, nel proprio parere ha parlato di risorse ‘di gran lunga insufficienti’ per coprire spese di un lungo e dettagliato elenco: gestione degli automezzi della Polizia, acquisto dei carbolubrificanti, copertura assicurativa e spese di immatricolazione; spese per missioni sul territorio nazionale per il contrasto dell’immigrazione clandestina, controllo del territorio ed alla lotta alla mafia; realizzazione e al funzionamento della banca dati nazionale del dna, in applicazione del trattato di Prum. La Commissione Cultura chiede più risorse per editoria e sport, mentre la Commissione Ambiente reclama un ‘rafforzamento delle politiche abitative, a partire dall’integrazione del fondo sostegno affitti’. ‘Mi rendo conto che in alcuni settori i tagli di spesa sono molto dolorosi’, ha ammesso il viceministro dell’Economia, Giuseppe Vegas che ha aggiunto che ‘sarebbe suicida ridurre pressione fiscale in deficit’”. (red)

 

11. Expo, da Shanghai Napolitano striglia Milano

Roma - “Sette milioni di visitatori nel padiglione dell’Italia, più di settanta milioni nella sterminata Esposizione universale 2010, cui hanno aderito 192 Stati sui 193 membri dell’Onu. E un business non ancora quantificabile, ma di rilevante portata. Sono bilanci da record quelli che vengono presentati a Giorgio Napolitano, nella tappa di Shanghai della sua visita nella Repubblica popolare cinese. Ovvio che – scrive l’inviata del CORRIERE nella metropoli cinese – con simili risultati l’euforia contagi pure lui. Che non a caso elogia alla pari i padroni di casa come gli italiani che si sono impegnati qui. E li incoraggia: ‘Avete scritto una bella pagina per il nostro Paese. Ora contiamo moltissimo su quello che l’Italia si prepara a fare per l’Expo di Milano. Voi dovete essere pronti a prendere questo testimone e pronti a cominciare una corsa che non si pretende irraggiungibile con le cose viste in Cina, ma all’altezza del nostro prestigio, delle aspettative e delle nostre possibilità’. l capo dello Stato racconta di aver incontrato in questi giorni ‘molti amici’ che gli hanno parlato della voglia di dare una mano alla nostra scommessa del 2015, dopo che noi ‘abbiamo contribuito al loro successo’. Ecco cosa intende quando parla dell’urgenza di rinforzare — Roma in sinergia con Bruxelles — la collaborazione con quella che è ormai la seconda potenza mondiale, indirizzata a ‘un’ascesa pacifica’. Se sapremo sgombrare il ‘timore gli uni degli altri’ — spiega — ‘potremo fare molto, insieme’. Un’opportunità che andrebbe raccolta subito dalle imprese italiane che, facendo lievitare l’eredità culturale del passato, producono beni ad alto contenuto tecnologico e ad alto valore aggiunto. ‘Insomma, è necessario mettere a frutto le nostre risorse migliori, a cominciare da quelle rappresentate all’Expo: creatività, iniziativa imprenditoriale anche nel settore scientifico e tecnologico. In questo senso Pechino, con i suoi investimenti nella ricerca e nell’educazione, ci dovrebbe essere d’esempio’. Sembra facile a dirsi e difficilissimo a farsi, in tempi di tagli e ristrettezze tali da escludere qualsiasi sostegno alle nostre aziende che vogliono impegnarsi in Cina o in altri Paesi emergenti. Napolitano lo riconosce, senza però mostrarsi scoraggiato. ‘È vero, ci sono limiti molto seri per gli interventi pubblici perché le condizioni del nostro bilancio sono assai critiche. Si cercherà di fare scelte che diano il giusto peso e la giusta priorità a que gli investi menti che puntano sul futuro e che ci mettono in condizione di competere in un mondo tanto cambiato’. Cambiato per gli effetti della grande crisi di due anni fa. Oggi si tenta di superare l’impasse, imponendo elementi di autocontrollo al sistema finanziario e inaugurando (lo annuncia Bruxelles) una nuova vigilanza sulle politiche di bilancio degli Stati Ue. Una svolta alla quale, nell’86° Giornata mondiale del risparmio, il presidente guarda con favore. ‘La recente crisi ha reso evidente che uno sviluppo duraturo ed equilibrato richiede maggiore disciplina, sia nella gestione delle risorse pubbliche sia nell’attività finanziaria privata’. Servono quindi ‘regole e comportamenti ispirati a un grande rigore, una scelta oculata delle priorità, trasparenza e correttezza della gestione del risparmio per garantire che il sistema finanziario sia al servizio dell’attività economica e consenta in tal modo un impiego produttivo delle risorse pubbliche e private’. E in giro per l’Expo Napolitano è intervenuto anche alla chiusura del convegno su ‘Vivere insieme nelle città multiculturali’, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Farnesina: ‘Mi congratulo per l’argomento scelto: è particolarmente importante in un tempo in cui se non c’è accoglienza verso gli stranieri si creano conflitti e perfino guerre’”. (red)

 

12. Mid term. Obama in campo per evitare “l’apocalisse”

Roma - “A 120 ore dal voto per il rinnovo del Congresso di Washington i sondaggi indicano la disintegrazione della coalizione elettorale democratica che nel 2008 fece vincere Barack Obama”. Così LA STAMPA in una corrispondenza da New York- “Le indagini condotte da New York Times-Cbs e Gallup descrivono un netto spostamento di elettori dai democratici ai repubblicani. Per New York Times-Cbs la maggioranza degli americani considera il voto un referendum su Obama e percentuali significative di donne, indipendenti e cattolici rovesceranno la preferenza rispetto a quanto fatto nel 2008. La sorpresa maggiore arriva dalle donne: se finora preferivano i democratici con un margine di 7 punti ora invece privilegiano i repubblicani di 4 punti. È dal 1982 che la maggioranza delle donne preferisce i candidati democratici e se ciò sembra potersi ripetere è a seguito della fuga da Obama di un altro tassello della sua coalizione: gli elettori indipendenti. Il 47 per cento di loro ha già scelto di votare candidati repubblicani contro appena il 32 per cento per i democratici e il 17 per cento ancora di indecisi. Fra i cattolici l’allontanamento dai democratici si deve alle posizioni su questioni di valore - come l’aborto - mentre nel ceto medio l’elemento determinate è la povertà. Alcune delle dichiarazioni degli intervistati da New York Times-Cbs sono molto eloquenti, come nel caso di una donna quarantenne che dice ‘nel 2008 ho votato per un cambio ma il cambio avvenuto non è stato quello che volevo, siamo andati troppo a sinistra’. A conti fatti il 46 per cento degli elettori si accinge a votare repubblicano contro il 40 di democratici e il 12 di indecisi mentre per Gallup il distacco è ancora più netto: fra i circa 40 milioni di elettori che andranno alle urne il 55 per cento è repubblicano contro appena il 40 di democratici e il 4 di indecisi. Pesa il fatto che la popolarità di Obama fra i bianchi è precipitata al 37 per cento mentre fra gli afroamericani è al 91. Sono numeri che consentono ai repubblicani di sentire già in tasca la vittoria alla Camera e di sperare anche in un bis al Senato, dove la maggioranza si gioca su un pugno di seggi ancora in bilico in Pennsylvania, Colorado, Illinois, West Virginia, Washington e Nevada. Proprio nel tentativo di aumentare le dimensioni della vittoria John Boehner, destinato a guidare la Camera, presenta il ‘programma di governo’ promettendo tagli alla spesa pubblica per 100 miliardi di dollari, riduzione delle imposte e lo smantellamento della riforma della Sanità di Obama. Il presidente da parte sua tenta di aiutare i candidati democratici puntando su Internet e tv: oltre a un’intervista a tutto campo con i blogger progressisti per rilanciare l’appello a ‘votare tutti’ è andato al popolare show tv di Jon Stewart. Il conduttore liberal, che nel 2008 lo aveva sostenuto, ha messo da parte l’humour bersagliandolo di critiche e Obama è scivolato quando ha detto: ‘Yes We Can, certo... ma... non può avvenire tutto subito’. Sul ‘ma’ Stewart e il pubblico dello studio lo hanno travolto sotto una fragorosa risata che lo ha fatto apparire un perdente. Commenta Karl Rove, guru repubblicano, ‘Obama sta portando i democratici all’apocalisse’”. (red)

 

13. L’Iran tira la corda ma ad Obama manca una strategia

Roma - “Una nuova proposta per i negoziati sul nucleare iraniano è stata quasi definita dagli sherpa della Casa Bianca e da quelli dell’Unione europea. Il New York Times ha rivelato ieri che la traccia del nuovo tentativo di accordo si basa su un ulteriore aumento della quantità di uranio che Teheran dovrebbe trasferire all’estero per l’arricchimento al 3,5 per cento, la soglia necessaria per produrre energia elettrica. Si tratta di un aumento sensibile – osserva IL FOGLIO – che rende la trattativa ancora più improbabile, perché oggi Stati Uniti e Unione europea chiedono di trasferire all’estero 1.950 chili d’uranio e Teheran ha già rifiutato l’anno scorso di trasferire i 1.200 chili richiesti dall’Onu durante le trattative di Vienna. Quel rifiuto, sempre secondo il New York Times, fu deciso personalmente dall’ayatollah Khamenei, mentre Ahmadinejad era invece incline ad accettare l’accordo. I negoziati che il responsabile dell’Ue per la Politica estera, Catherine Ashton, ha già chiesto al governo iraniano di riaprire per il 16-17 novembre, partirebbero con una richiesta di ben due terzi superiore a quella già rifiutata. La ragione dell’aumento sta nel fatto che Teheran ha recentemente annunciato di avere già arricchito tre chili di uranio al 20 per cento, e che dispone di molto più uranio fissile rispetto allo scorso anno. La logica di questo nuovo round negoziale è dunque tutta interna alla strategia che Obama ha stabilito e alla quale non intende derogare, nonostante i reiterati rifiuti iraniani: condurre trattative sino all’ultima speranza, puntando anche sull’effetto negativo che le sanzioni economiche dell’Onu hanno sull’economia iraniana. Secondo una fonte anonima dell’Amministrazione, ‘dalla reazione a questa proposta avremo un primo test per comprendere se gli iraniani pensano ancora di poter resistere alle sanzioni o se sono disponibili al negoziato; dobbiamo convincerli che la loro vita diventerà peggiore, non migliore, se non iniziano a cedere’. La mancata risposta di Teheran a Lady Ashton e le dichiarazioni recenti sia di Ahmadinejad, sia di Khamenei, non lasciano prevedere un atteggiamento di apertura al dialogo da parte di Teheran, soprattutto perché è arrivata anche una richiesta provocatoria di Ahmadinejad”. “La risposta dei paesi del gruppo dei 5+1 a questa domanda determinerà la natura dei negoziati: sono contrari oppure no alla bomba atomica sionista?’, ha detto il presidente iraniano in un’intervista a Newsweek. Ancora meno disponibile a una nuova trattativa – prosesegue IL FOGLIO appare l’ayatollah Khamenei. Martedì ha ribadito a Qom che ‘la nostra nazione ha sopportato sanzioni per oltre trent’anni con pazienza e capacità di resistenza’. A Washington non c’è un piano ‘B’ La fiducia nella politica del dialogo con Teheran pare dunque un estremo tentativo di Obama di essere fedele alla propria strategia. Il problema vero è che la Casa Bianca, sinora, non ha assolutamente definito alcuna strategia per rimediare all’eventuale – ma non impossibile – fallimento dei negoziati. Il New York Times ha svelato l’esistenza di un memorandum segreto, inviato a gennaio a Obama, nel quale il segretario alla Difesa, Robert Gates, denunciava l’assenza totale di una strategia a lungo termine nel caso che Teheran arrivi, ormai nell’arco di pochi mesi, a disporre di una bomba atomica. Il memorandum avrebbe risuonato come ‘campanello d’allarme’ e sollecitato il Pentagono ad approntare piani militari per impedire questa eventualità. Ma sono piani sviluppati soltanto sul livello tecnico (il che vuol dire che sino a pochi mesi fa non vi era neanche il presupposto tecnico di una minaccia credibile degli Stati Uniti all’Iran di intervento militare), senza alcuna definizione ‘di scenario’. Si concretizza così l’ipotesi che gli Stati Uniti di Obama stiano ormai considerando ineluttabile per il medio oriente uno scenario dominato dall’armamento atomico iraniano – e che non intendano contrastarlo. La conferma è di Gary Samore, il consigliere di Obama per il ‘contrasto alle armi non convenzionali’, secondo il quale un attacco di Israele alle strutture nucleari iraniane porterebbe a una guerra regionale. Lo stop al programma nucleare iraniano ‘non è la mia principale occupazione’, ha detto di recente. Tutto questo avviene mentre Teheran continua l’abituale politica di destabilizzazione dell’area: ieri il quotidiano Haaretz ha rivelato che tredici container carichi di armi intercettati in Nigeria provenivano dall’Iran ed erano diretti a Gaza”. (red)

 

14. Il nome da bambino più diffuso in Inghilterra? Mohamed

Roma - “Il Profeta sarà contento: i neonati che portano il suo nome - in Inghilterra e Galles mica da qualche parte in Medio Oriente - sono la maggioranza dei nuovi arrivati. L’annuale classifica dei nomi più popolari – scrive REPUBBLICA – rivela che nell’anno 2009 Oliver ha sorpassato Jack e dunque oggi è il più popolare tra inglesi e gallesi. Ma il risultato ufficiale, come riconoscono i giornali di Londra, è fuorviante. Oliver vince solo perché la graduatoria formale conta separatamente i molti modi che esistono di trascrivere "Maometto" nella lingua inglese. Se questi si sommassero, come sarebbe giusto, il nome del Profeta dell’Islam sorpassa Oliver, Jack e compagnia bella, balzando in testa. Una conferma, se ce ne fosse bisogno, della multietnicità di questo Paese. Nessuno per il momento se ne lamenta, nessuno dà l’allarme sul tramonto dell’identità britannica. Al contrario, i giornali, anche quelli filo-conservatori e più critici delle libere frontiere all’immigrazione, spiegano che il sorpasso di Mohammed non è il risultato di un incremento del numero dei musulmani del Regno Unito, che rimane pressochè invariato, intorno ai 2 milioni di persone su un totale di 60 milioni di abitanti. Il sorpasso sembra invece dipendere da un altro fattore: sempre più genitori musulmani, dovendo scegliere un nome per i loro figli maschi, propendono per Mohammed. Segno di maggiore devozione islamica, secondo alcuni osservatori. Ma la religione potrebbe anche non influenzare troppo la scelta, secondo Justin Gest, sociologo della London School of Economics e di Harvard, autore di un libro sui musulmani che vivono in Occidente. ‘I musulmani - dice lo studioso al Daily Telegraph - considerano il nome Mohammed un paragone di eccellenza, cercano di emulare la sua vita e seguire i suoi consigli. Anche chi non è un fervente praticante, ma si identifica culturalmente con l’Islam, fa una scelta ovvia chiamando Mohammed il proprio figlio maschio’. Chiamandolo Mohammed, oppure Muhammad, o Muhammed, o Mohamed, o Mohamad, alcuni degli altri modi di scrivere il nome del Profeta, usati da cittadini britannici o immigrati provenienti da diverse regioni dell’Islam. Messi tutti insieme, cioè con i diversi spelling, i Maometto nati nell’ultimo anno in Inghilterra e Galles sono stati 7515. L’anno precedente erano al secondo posto, ora sono saliti al primo, davanti agli Oliver, che sono 7364. Seguono nell’ordine, per i maschietti, Jack, Harry, Alfie, Joshua. Thomas, Charlie, William, James e Daniel. Tra le femmine il nome più popolare è Olivia, seguito da Ruby, Chloe, Emily, Sophie, Jessica, Grace, Lily, Amelia, Evie. La popolarità di Oliver e Olivia dipende da James Oliver, uno dei "celebrity chef" più famosi di Gran Bretagna, non solo per il suo nome ma anche per la sua insistenza in tante trasmissione tivù sui benefici dell’olio di oliva, afferma Justine Roberts, fondatrice di Mumsnet, sito web dedicato alle mamme: ‘Noi madri siamo entusiaste delle sue ricette’. Insomma, per capire da dove vengono le ultime mode nei nomi inglesi, da un lato bisogna guardare all’influenza della mezzaluna; dall’altro a quella della cucina all’italiana”. (red)

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