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Libertà d’espressione Usa. C’è, ma non si applica

Un anchorman infrange la regola del silenzio sulle lobby ebraiche. E viene licenziato

 

Il valore supremo da esportare nel resto del mondo, il pregio da esibire con vanto, nonché la condizione imprescindibile senza la quale non può esserci democrazia. È la libertà americana, che in questi giorni pare essere piuttosto assente sul territorio Usa. Indicativo, il licenziamento di Rich Sanchez, un conduttore della Cnn, che lo scorso due ottobre ha perso il posto di lavoro per una battuta definita antisemita. 

Il “fattaccio” si è verificato durante un’intervista radiofonica nel corso della quale Sanchez ha sparato a zero su Jon Stewart, il conduttore di un telegiornale satirico sul canale tv “Comedy Central”. A mandarlo su tutte le furie è stato l’ennesimo sberleffo. D’altronde, le sue gaffe sono frequenti e diventano un bocconcino succulento, per chi fa della presa in giro il suo mestiere. Per dirne una, Sanchez indica su una cartina geografica le Galapagos e dice che sono le Hawaii. La satira ci sguazza. La soluzione sarebbe elementare: documentarsi meglio e starci più attento. Lui dà fuori di matto. Convinto di essere stato preso di mira per le sue origini cubane, e perché non farebbe parte dell’elite dei “bianchi” che controllano i media americani, si lancia in una vera e propria requisitoria. Con ira, ed una punta di sarcasmo, dice «che tutti quelli che controllano la Cnn sono come Stewart, e un sacco di persone che controllano gli altri network sono come Stewart. Possibile, alla luce di questo, sostenere che queste persone, cioè gli ebrei, sono una minoranza oppressa?» E qui scatta l’accusa. Sanchez è un antisemita. Licenziamento immediato. 

Forse non si aspettava un trattamento del genere, visto che gli Stati Uniti difendono a “spada tratta” il primo emendamento della Costituzione che tutela la libertà d’espressione. E forse, convinto di poter esprimere in totale libertà i suoi giudizi, non ha tenuto conto del fatto che situazioni analoghe erano già state vissute da altri. 

La prima risale agli inizi di settembre, ed ha come protagonista il commissario belga Ue, Karel de Gucht, anche lui, colpevole di aver espresso un’opinione considerata “antisemita” solo perché aveva rivelato il suo scetticismo sui colloqui di pace tra Israele e la Palestina. Il tutto, anche in questo caso, è successo durante un’intervista radiofonica. De Gucht denuncia che «la lobby ebraica a Capitol Hill, il Parlamento americano, non deve essere sottostimata. È il gruppo di pressione meglio organizzato. In altre parole, nessuno dovrebbe sottostimare la forte presa della lobby ebraica sulla politica degli Usa». Subito si attiva il meccanismo di difesa pro-Israele. Oliver Bailly, portavoce dell’esecutivo europeo, precisa che «sono opinioni personali che non rappresentano la posizione della Commissione europea». In questo caso, non è scattato il benservito e il Congresso europeo ebraico ha “solo” preteso da De Gucht il ritiro ufficiale delle dichiarazioni ritenute “antisemite”.

Va peggio a Thilo Sarrazin, consigliere della  Bundesbank, la banca centrale tedesca. Dopo aver detto che «i musulmano invadono la Germania» e che «tutti gli ebrei condividono un gene particolare, come i baschi condividono un certo gene che li differenzia dagli altri», il consiglio direttivo della Bundesbank ha deciso di allontanare Sarrazin dal suo incarico. Il consigliere tenta invano di riparare al danno dichiarandosi «estremamente dispiaciuto», ma lascerà volontariamente il suo incarico. 

Ricapitolando, nonostante questi precedenti Sanchez sfida comunque la lobby ebraica. E viene cacciato per questo. C’è da dire, però, che avrebbe potuto limitarsi a prendersela con Stewart e col canale televisivo che lo ospita. Invece ha incluso nell’invettiva anche la Cnn, dove lavorava. Inoltre, è curioso che sia insorto contro quella satira americana che attacca, senza distinzioni, l’intero sistema politico. Vedi le “gag” che hanno come protagonisti Sarah Palin, esponente del movimento conservatore del “Tea Party” e lo stesso presidente Barack Obama. 

Se è vero che ognuno ha il suo carattere, e quello di Sanchez è un po’ troppo permaloso, il suo caso evidenzia quanto i media americani siano uno strumento di potere che si appella alla libertà d’espressione, ma che poi non può oltrepassare  certe barriere.

 

Pamela Chiodi


Okay, la magistratura è una lobby. E il PdL, invece?

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