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Al primo posto Michelle Obama. Al secondo...

Ecco a voi la classifica di Forbes sulle superdonne del mondo

 

Le classifiche della rivista Forbes non smettono di pioverci addosso. Una volta all'anno, senza pietà, si abbattono sulle nostre teste e non si allontanano facilmente. Da domani, e per diversi giorni, il rischio è di incappare in discussioni minuziose sul fatturato di Lady Gaga o sui dischi di Madonna. Stavolta, infatti, non si parla di abiti e di acconciatura o di scappatelle. Questa volta il fato ci ha dato in sorte la graduatoria delle cento donne più potenti. Di tutto il mondo, ci mancherebbe.

Dato che notizie dirompenti come queste non possono essere date col contagocce, diciamo subito che Michelle Obama è prima in classifica e Irene Rosenfeld e Oprah Winfrey si piazzano sul podio rispettivamente al secondo e terzo posto. A seguire troviamo Angela Merkel, Hillary Clinton, e poi giù giù fino a Dominique Senequier, che ottiene l'ultimo posto. Ora che lo sappiamo, possiamo dormire sonni tranquilli.

Anche se resta qualche dubbio, in realtà. Forbes afferma che questi personaggi hanno «inciso sulla vita di milioni di persone». Ma sarà vero? In effetti non sembrerebbe così essenziale, apprendere che la celebre conduttrice tv Oprah Winfrey sta per lanciare la sua personale rete satellitare o che Condoleezza Rice perde posizioni in favore della Merkel... Ma tant'è: le classifiche di Forbes, diffuse e analizzate dai vari media, si impongono all'attenzione generale. Si impongono, per dirla meglio, all'attenzione di coloro che fingono di credere (e a volte ci credono davvero) di poter diventare miliardari perché, in fondo, “anche Bill Gates non era nessuno, e Silvio si è fatto da sé”. L’American Dream non muore mai. L'illusione dell’arricchimento contagia milioni di persone. Forse miliardi.

Aldilà di una facile ironia comunque, il fenomeno Forbes deve far riflettere. In fondo, illustra benissimo il meccanismo che regola il perverso cursus (dis)honorum sognato da molti e messo in atto da molti altri. Per ottenere la celebrità non è necessario, e anzi non è opportuno, contribuire al bene della società. Non si tratta né di mettere a frutto le proprie doti intellettive e neppure di eccellere producendo beni o servizi di pubblica utilità. Basta far parlare di sé (di grazia, qualcuno crede davvero che Lady Gaga sia un'artista?), costruirsi un personaggio che entri nell'immaginario collettivo, e non risparmiarsi in ospitate tv, interviste eccetera. Se poi come nel caso della signorina Gaga si dichiara di voler portare sul palco qualche cadavere, giusto per apparire trasgressivi, è anche meglio. Una volta ottenuta la copertina di giornaletti scandalistici, il successo non farà che aumentare. Aumenteranno i soldi. Aumenterà anche il potere di cui si dispone. E solo in pochi si chiederanno su quali basi questo potere si fondi. 

Quanto a Forbes, sempre pronta a classificare ogni cosa, non ci ha ancora omaggiato di una classifica sui suoi introiti o di una retrospettiva sui suoi direttori. Cerchiamo di rimediare in piccola parte. La rivista, nonostante quel che si potrebbe credere leggendo questo articolo, non tratta affatto solo di  gossip. È stata fondata nel 1917 da B.C Forbes col nobile intento di divulgare notizie di finanza ed economia. E da questi è stata diretta fino al 1954. Dopo la relativamente breve direzione del primogenito Bruce, passa nelle mani di Malcolm Stevenson Forbes che la dirige fino al 1990. Un tipo strano Malcolm, ma soprattutto ricco. Colleziona yachts, “uova” Fabergé, Harley Davidson e, per non farsi mancare niente, acquista anche un atollo nelle Figi, ora venduto dagli eredi contro le disposizioni paterne. Suo figlio è l'attuale direttore del periodico e un politico di spicco di area repubblicana. Si candida nel 1996 e nel 2000 alla presidenza USA, si batte a favore della pena di morte, contro i matrimoni gay e, naturalmente, contro l'aborto.

Stando alle cronache, però, non sempre si dimostra al di sopra di ogni sospetto. Nel 1985, nominato da Ronald Reagan a capo di Radio Free Europe, creata insieme a Radio Liberty per contribuire alla caduta dei regimi comunisti, si dà a pazze spese e agisce da amministratore quantomeno poco oculato. Si scaglia ad esempio contro il patrimonio eccessivo di Castro e si chiede che fine farebbe Cuba se il leader maximo scappasse coi soldi, ma tace sulla propria fortuna stimata intorno ai 1800 milioni di  dollari. 

Peccato. Magari i suoi lettori gradirebbero assai. Denaro & gossip. Potere e frivolezza. Che cocktail irresistibile.

 

Marco Giorgerini

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