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Europa inesistente: Usa e Cina a caccia (sopra di noi)

Dalla padella alla brace. Dalla morsa Usa a quella cinese


Nella attuale guerra delle valute in atto, i due grandi protagonisti sono Usa e Cina, dove il primo paese ha bisogno del secondo per non crollare del tutto (la Cina deve comperare Titoli di Stato statunitensi) e il secondo ha bisogno (anche) del primo per vendere a più non posso tutto quanto viene prodotto nelle sue fabbriche piene di schiavi.

Senonché, siccome la guerra si paventa senza esclusione di colpi, visto che siamo alle battaglie finali, come abbiamo visto giorni addietro gli Usa spolverano le vecchie armi - tutt'altro che liberiste - di svalutazione del Dollaro e Protezionismo, ovvero dazi doganali, guarda caso proprio, e principalmente, nei confronti dei prodotti cinesi.

A questo punto - sembra di giocare a Risiko, purtroppo - la Cina che fa? Va in Grecia e promette di aiutare lo stato ellenico, fatiscente e agonizzante, con un fondo di 5 miliardi. Aiuto col trucco: tale fondo sarà destinato all'indotto navale greco, che però - ecco il punto - dovrà comperare navi cinesi. Della serie: ti presto i soldi se poi li usi per comprare la mia merce. Il tutto non è a somma zero, per la Cina (mentre è quasi a zero per la Grecia, visto che poi quei soldi prestati torneranno da dove sono venuti e non rimarranno ai lavoratori greci): così facendo, la Cina sposta l'asse della sua influenza sull'Europa; tenta di incrinare i rapporti Europa-Usa; e fa uno sgambetto proprio agli Stati Uniti. Della serie: mi metti i dazi? E io me ne vado in Europa, oltre, ovviamente, a non comperare più tuo debito pubblico e a eliminare tutti i dollari che possiedo, così la tua moneta, e tu insieme a lei, andate a picco.

Ciò non gli impedisce, naturalmente, di giocare sporco con la propria moneta, tenendola bassa all'inverosimile, ed evitando anche la conferenza di chiusura del vertice di ieri, dopo i - flebili, e inutili - richiamo anche dell'Europa a voler intervenire sullo Yuan.

Cosa ne emerge? Due cose, una a rafforzare l'altra, vedendo la cosa dalla nostra posizione. La prima: in questo gioco a scacchi, l'Europa è del tutto assente. La seconda: siamo il terreno di caccia. I grandi player, da una parte e dall'altra, fanno di noi - dell'Europa - ciò che vogliono. Vengono, declassano, investono, speculano, ci comprano e ci mettono sotto usura. 

Prima legati alla way of life degli Usa, e abbiamo visto dove ci ha portato, sia economicamente sia dal punto di vista sociale, e ora alla visione cinese, che sappiamo già cosa sia (dalle parti dei lavoratori Fiat - e non solo - hanno iniziato ad accorgersene per bene).

L'Europa non ha visione. Non sa neanche di esistere. In balia dei due estremi del globo, della BCE la quale pensa agli interessi dei propri azionisti, e della sua incapacità di sentirsi blocco geopolitico e culturale, impero, schmittianamente parlando, e attore della storia. Noi subiamo e basta. A turno, qualcuno ci tiene fermi e l'altro ci sodomizza, e poi si danno il cambio.

Mentre dalle nostre parti, proprio quelle vicine, si discetta per mesi di 70 metri quadri a Montecarlo.

 

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 11/10/2010

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