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Il Film: Last night

Un vero peccato per Last night che le, legittime, proteste sindacali abbiano impedito il “red carpet” del film al Festival di Roma, ma non tanto perché Keira Knightley e Eva Mendes che sfilano messe giù da gara meritano, quanto perché sarebbe stata l’unica cosa valida del film.

Veramente l’unica, altrimenti il film è vuoto pneumatico: la regista Massy Tadjedin non pare essersi resa conto che girare un film come fosse cinema d’autore, non basta a trasformarlo in un film d’autore, al massimo lo rende di una noia mortale. Certo la poverina non è stata aiutata dal soggetto: veramente esilino. Siamo messi di fronte, infatti, a una storia di tradimenti incrociati e neppure pienamente consumati all’interno di una coppia insignificante.

Una coppia newyorkese glamour brillante, ma non di prima fascia, un po’ vorrei ma non posso, che si muove fra creativi che si credono artisti, forse un po’ delle nostrane sinistra cachemire e destra mulino bianco potrebbero ben rivedersi nel quadretto. Lei scrive da free lance su riviste di moda, ma ci viene fatto credere che avrebbe potuto essere una scrittrice, meno male che non è: almeno nella fiction riescono a risparmiarsi cattivi romanzi, mentre nella realtà troppe persone come lei, specie in questo paese, purtroppo trovano editori e risonanza.

Per dare profondità e significato a un film non basta, non deve poter bastare, la descrizione di piccole nevrosi o psicosi all’interno della vita vuota di una persona scialba: i problemi gravissimi e profondi di questa donna, di questa coppia, non hanno neppure alcun motivo di essere. Meglio le persone con cui contemporaneamente si tradiscono, ma senza coraggio o senza consumare: almeno le vite di questi hanno un significato in sé.

Il tradimento di Keira, non consumato, è provocato. Lei cerca, provoca, desidera ma non riesce ad arrivare in fondo: una donna veramente indecisa a tutto. Eva Mendes riesce invece a trascinare il titubante marito di Keira nel gorgo dell’adulterio, ma lui poi scappa e torna alla moglie, più che per amore per abitudine e mancanza di coraggio, o, peggio, per l’incapacità di distinguere una donna di valore. Ma si sa è più facile gestire, e farsi gestire, da una sciacquetta: una Donna potrebbe pretendere di avere un Uomo che si comporta come tale.

Se c’è un personaggio da salvare è forse proprio quello di Eva Mendes, che sa quello che vuole, che ha sofferto nella vita e che tristemente deve ammettere di essere invaghita di un mezz’uomo. La controparte di Keira invece merita meno: scrittore di romanzi, che se fossero reali rifiuteremmo di leggere visto l’ambiente glamour creativo da cui sarebbero orginati, si lascia trascinare nel gioco infantile della vecchio amore impossibile invischiandosi in un melenso romanticismo di cartone, fatto di coccole anziché sano sesso.

L’unico valore della  pellicola è di farci vedere come la società occidentale sia caduta in basso, il problema è che lo fa male: il film è brutto. Non pochi sono, infatti, i film che fustigano la situazione attuale di vuoto e lo fanno in maniera magistrale, ecco, forse, il problema è forse proprio questo: la Tadjedin non fustiga i costumi, ma se ne compiace fino a trovare profonde le fisime di una donna frustrata, che cerca di “elevare” con nevrosi varie un’esistenza inutile.

 

Ferdinando Menconi

 

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