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Tagli a tutto tranne che alle "missioni di pace"

Mancherebbero - ancora - 2 miliardi. Il decreto legge correttivo in materia finanziaria del 2011, così come era stato pensato, in pratica, non aveva copertura economica. È quello che ha detto ieri Tremonti e il motivo per il quale, alla fine, è stato costretto a limitare la manovra a 5 miliardi e mezzo.

La Finanziaria che è stata approvata a maggio 2010, e che dovrebbe far entrare nelle casse dello Stato quasi 25 miliardi di euro in 2 anni, è in pratica una lista di tagli e sospesi: al suo interno c'è la riduzione delle finestre pensionistiche, il congelamento dei contratti pubblici, i tagli ai comuni, alle regioni, ai costi della politica. Ovviamente tagliare semplicemente le spese senza preoccuparsi delle conseguenze, almeno in questo caso, non ha pagato. Quasi tutti i ministeri sono in rotta di collisione con Tremonti -  che fa i salti mortali tra bilancio pubblico, richieste e proteste dei ministri sotto la pressione dell'opinione pubblica. 

Il decreto, detto anche "pacchetto Sviluppo", del quale si sta occupando Tremonti in questi giorni, non è altro che un correttivo della manovra di maggio. I soldi dovrebbero andare sostanzialmente in parte all'Università, in parte alle amministrazioni locali - visto il malcontento un po' troppo diffuso - in parte agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, assegni sociali ecc) e in parte al rifinanziamento semestrale delle missioni di pace. Per quest'ultima voce erano inizialmente previsti 800 milioni, ossia 1,6 miliardi/annui - il 50% in più delle risorse destinate all'Università e 100 milioni più di quanto destinato agli ammortizzatori sociali.  Se questa ripartizione la dice lunga su quali siano le vere priorità del governo (Tremonti ha parlato di "spese irrinunciabili") ancora più lunga su di esse la dice il fatto che il maxiemendamento presentato al ddl alla fine preveda invece spese per 5,5 miliardi - tagliando dunque di 1,5 miliardi la manovra ma togliendo solo 100 milioni alle "missioni di pace" mentre, ad esempio, dell'emergenza maltempo in Veneto si deve ancora parlare. C'è quasi da farsi venire il dubbio che le priorità della politica non collimino con quelle dei cittadini...

La motivazione del taglio dei fondi è che, ovviamente, Tremonti questi soldi non sa proprio dove andarli a prendere. Il decreto legge aveva bisogno, per essere attuato, di 7 miliardi di euro. Di questa cifra 5 miliardi ci sarebbero già: 1 miliardo proverrebbe dalle entrate del monopolio dei giochi, 2 miliardi e mezzo dalle aste delle frequenze e 1,5 miliardi da un fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio. Se solo da queste tre voci dovevano venire le risorse del ddl correttivo le previsioni di entrata sono state, evidentemente, sbagliate. Come sono state sbagliate le dichiarazioni di aspettativa di ripresa economica rilasciate a favore di telecamera dai nostri uomini di governo - probabilmente più in cattiva che in buona fede.

Un esempio di questi "errori di valutazione" è la legge di regolarizzazione tributaria di capitali detenuti all'estero e non denunciati. La speranza dichiarata era che tale legge, nota come "scudo fiscale", facesse rientrare in Italia i soldi necessari a coprire buona parte della finanziaria stessa nelle casse statali e quelli utili per la ripresa economica negli investimenti privati. C'è da credere che, se chi ha detenuto fino a ieri fondi neri all'estero fosse stato obbligato a pagarci sopra le tasse, avremmo potuto coprire interamente qualsiasi tipo di finanziaria - e sarebbe anche avanzato più di qualcosa nelle casse dello Stato. Ma così non è stato. Non solo perché lo scudo fiscale ha previsto il pagamento di una bassissima percentuale dell'intero importo dovuto dallo Stato ma anche perché i fondi regolarizzati quasi mai hanno ripreso la via dell'Italia - sono invece rimasti all'estero, ormai puliti e utilizzabili a piacimento, alla luce del sole. Davvero un bell'affare.

Sara Santolini

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