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AAA: francescani cercansi

Iniziativa sorprendente dei Cappuccini svizzeri: un annuncio nella rubrica della ricerca del personale rivolto a professionisti disposti a cambiare vita e a indossare il saio

Fare voto di povertà, castità e obbedienza non è una scelta semplice. Specie oggi dove non conta colui che è, ma solo colui che ha. Dove la sessualità ha assunto il carattere di uno svago, con la sua buona dose di mercificazione televisiva. E dove l’atteggiamento diffuso verso il mondo è quello individualista e infantile per cui tutto è dovuto. I tre voti, com’è noto, caratterizzano uno degli ordini monastici più antichi del cristianesimo, quello francescano, per molti il più vicino all’etica e alla spiritualità predicate dal Cristo. Nel corso dei secoli, tante persone hanno trovato in quella dimensione una piena realizzazione di se stessi, eppure sembra che l’affascinante mondo dei monaci in saio stia patendo in modo sempre più grave la crisi delle vocazioni che affligge la Chiesa.

Un segnale di questa crisi è ben rappresentato dall’annuncio, sobrio ma ben visibile, che l’ordine dei Cappuccini svizzeri ha pubblicato nell’edizione più venduta del diffusissimo periodico Alpha, nello spazio dedicato alla ricerca del personale. Il quarto di pagina è stato inserito, e già questo è significativo, nella sezione “banche e assicurazioni”, e si rivolge esplicitamente a «banchieri, giornalisti, teologi, uomini d’affari, avvocati ed esperti di comunicazione, di età compresa tra i 22 e i 35 anni, indipendenti, capaci di fare vita comune, curiosi e d’iniziativa».

Sostanzialmente, eccezion fatta per i teologi, tutte categorie che con la povertà e l’obbedienza, in senso spirituale, hanno sicuramente poca dimestichezza. I Cappuccini ne sono consci, infatti specificano nell’annuncio: «non offriamo alcuna paga, ma spiritualità e preghiera, contemplazione, uno stile di vita egualitario, libero da ricchezze materiali personali e con un modello comune di relazioni umane». Dopo tre anni di apprendistato come novizio, il “candidato” potrà essere ordinato come monaco. A buon peso, il loro portavoce aggiunge: «chi pensasse che qui le cose si prendono alla leggera, si sbaglia di grosso». Insomma il messaggio è: abbandonate Mammona e avvicinatevi a Dio. Si tratta di capire se è un messaggio coraggioso, ingenuo o calcolato.

Di fatto l’annuncio è un disperato tentativo di fermare il processo che sta portando alla scomparsa dei Cappuccini in Svizzera. Oggi rimangono soltanto 200 frati, con un’età media di 70 anni. Con il loro annuncio i francescani puntano a coprire quella che chiamano, con un linguaggio molto business, la “carenza di personale”, acquisendo dai 10 ai 20 novizi. Ed è solo l’inizio: l’ordine intende investire altre risorse in una campagna di comunicazione diretta a sfatare i cliché sulla vita monastica, e che punterà, come passo successivo, a conquistare persone provenienti dal settore del sociale.

Gli esperti svizzeri di cose ecclesiastiche sono scettici sull’iniziativa. È di moda fare vacanza in un monastero, ma per gran parte delle persone investirci un’intera vita non è un’idea attraente. Soprattutto se si tratta di individui abituati a un tenore di vita antitetico a quello monastico francescano. Chi sceglie quella strada, in genere, lo fa in conseguenza di una lunga serie di crisi personali, ed è forse a quello che puntano i Cappuccini svizzeri. Non a caso hanno iniziato dal settore dove si annidano i peggiori “squali” dell’economia odierna, e dove i livelli di stress e di senso di colpa possono manifestarsi con maggiore virulenza. I ripensamenti e le rivolte di coscienza non sono infrequenti (solo ieri ne ha parlato Marco Giorgerini qui sul Ribelle) e, con una buona strategia di marketing, i Cappuccini puntano dritti in quell’ambito dove la crisi può mietere le maggiori vittime.

Ciò che stupisce è lo scarto tra l’immaginario classico del francescano e l’utilizzo di metodologie di marketing così moderne, dove l’ordine viene concepito come un’azienda, e la crisi delle vocazioni come una mera carenza di personale. Volendo malignare, può essere sospetto che i monaci inizino la loro ricerca proprio tra professionisti che potrebbero portare in dote le loro competenze nel fare soldi o nel muoversi efficacemente, ovverosia senza scrupoli, nel mondo iper competitivo degli affari e dei media. Ma la tradizione spirituale francescana è una delle poche che ancora rimane al di sopra di ogni sospetto. È più probabile che i frati abbiano solo voluto indulgere a una mondana tattica di comunicazione, con l’unico scopo, per altro raggiunto, di far parlare di sé. Se poi questo indurrà qualche inumano banchiere o businessman ad abbandonare Mammona per dedicarsi al proprio spirito e al servizio del prossimo, allora si tratterà di un peccato veniale. Del tutto perdonabile.

Davide Stasi


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Secondo i quotidiani del 12/11/2010