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GB. Rette universitarie triplicate, studenti in rivolta

Il governo Cameron smentisce le promesse elettorali e porta i costi annuali da tre a novemila sterline. Ieri a Londra 50 mila giovani sono scesi in piazza per dire di no

Avanti tutta con la politica dei tagli ai finanziamenti pubblici e degli aumenti a carico dei cittadini. Nel luglio scorso il governatore della Bce Jean-Claude Trichet era stato chiaro, affermando che a causa del periodo di crisi tutti siamo indebitati e tutti dobbiamo farci carico di sostenere “la sfera finanziaria”. Al momento dell'intervista, già da un mese il governo inglese aveva deciso di aumentare le rette universitarie. 

L'aumento previsto è pesante, dalle attuali tremila sterline a un massimo di novemila. All’inizio non c’erano state proteste e l'apparente calma era stata scambiata per accettazione. Ieri l’illusione è venuta meno. Cinquantamila studenti provenienti da tutta la Gran Bretagna si sono riversati nelle strade di Londra per manifestare a gran voce il loro dissenso. Mentre il corteo principale stava sfilando lungo il centro della capitale una nutrita minoranza ha dato l'assalto alla Millbank Tower, quartier generale dei conservatori, l'ha occupato fino alle 21 e ha fatto sventolare dal tetto numerosi striscioni. Nei corpo a corpo ingaggiati con le forze dell'ordine durante l'irruzione nell'edificio una decina di persone sono rimaste ferite e quaranta e più studenti sono stati arrestati. La polizia ha fatto male i conti sottovalutando la forza della protesta, e il capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson, ha dato ordine di aprire un'inchiesta per far luce sul tentennamento dei suoi uomini, che ha definito «imbarazzante per Londra e per tutti noi». Senza dubbio una figuraccia, quella degli agenti: si sono persino dovuti lanciare in un'impacciata corsa alla difesa del palazzo che ospita il servizio segreto britannico, lasciato del tutto sguarnito. Corsa impacciata quanto inutile, visto che non era certo la sede dell'intelligence l'obiettivo dei manifestanti. 

La loro rabbia si è invece appuntata contro il vicepremier Nick Clegg (il premier Cameron era impegnato nel G20 a Seul), fatto bersaglio di slogan corrosivi per non aver rispettato l'impegno a non toccare le tasse universitarie assunto in campagna elettorale. Il livello della polemica all'interno del governo di coalizione è alto ed è tutto un rimbalzare di accuse reciproche. Clegg scarica ogni responsabilità sui governi precedenti (Berlusconi docet), mentre la Labour Harriet Harman contrattacca: «Sei mesi fa eri contrario a un aumento che portasse le tasse universitarie da tremila a quattromila sterline, ora difendi un aumento che le triplica».

Poco interessati alle polemiche di palazzo, i ragazzi mirano al sodo e affermano come non sia proponibile un provvedimento che limiterebbe per molti il diritto all'istruzione. Diversi di loro aggiungono anche una motivazione più pragmatica: dato che sono proprio i laureati a garantire i servizi di maggior valore, lo Stato non può far finta di nulla e anzi deve incentivare il loro percorso di studi, eliminando tutto ciò che lo può ostacolare. È una protesta trasversale che ha riscosso l'appoggio, tra l'altro, anche di otto premi Nobel. I motivi per opporsi alla manovra del ministro del Tesoro George Osborne non mancano, tanto più considerando che questa riguarderà oltre al settore dell'istruzione anche quello previdenziale e pubblico. L'attuale governo di coalizione, allo scopo dichiarato di diminuire il deficit, pari a ben 156 miliardi di sterline, non è mai andato per il sottile quando si è trattato di tagliare la spesa pubblica. Persino l'iperliberista Thatcher si era mossa con maggior prudenza, riducendola dell'otto per cento. Poca roba, a fronte dei tagli del governo Cameron che rasentano la soglia del venti per cento. 

Dalla capitale della Corea del Sud il primo ministro, commentando i fatti di ieri, fa sapere che «dobbiamo fare in modo che tale comportamento non resti impunito», e il ministro del lavoro Smith ribadisce l'importanza della rivoluzione del Welfare. Si tenta, intanto, di rabbonire gli studenti ricordando loro che potranno iniziare a pagare solo dopo aver trovato un lavoro e raggiunto un salario di 21 mila sterline. Ma la prospettiva di indebitarsi prima ancora di andare a lavorare non risulta gradita, e il presidente della Nation Union of Students vuole che questo sia chiaro «40 mila sterline per cinque anni di studio sono un debito pesante».

Soldi a parte, la questione deve essere analizzata anche da un altro punto di vista. Quello della mobilità sociale. Proprio quando si fa più forte in Europa l'intolleranza per la “casta”, madre di se stessa e votata all'immobilismo, limitando il diritto allo studio si pongono le basi per cristallizzare ancora di più la società e rendere sempre più difficile il passaggio da un ceto all'altro. Insomma, l'oligarchia diviene se possibile ancora più intoccabile.

 

Marco Giorgerini

 

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