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L'Italia nei Piigs, è ufficiale. Lo spread è a 182 punti

Come abbiamo visto nei giorni (e nei mesi) scorsi, non era difficile da prevedere ciò che sta succedendo in queste ore: anche per l'Italia sta aumentando lo spread sui titoli di Stato. Qualche media ha dato la notizia (tra questi il Tg di Mentana) ma in linea generale, almeno mentre scriviamo queste note, la cosa è relegata in seconda (se non terza) fascia da quasi tutti i quotidiani on-line e non. A favore, invece, delle ultime notizie sullo stato del governo del nostro Paese. Tra elezioni sì o elezioni no, invece, sarebbe molto più opportuno cercare di capire ciò che davvero può cambiare le sorti degli italiani. Lo spread è al momento a 182 punti rispetto a quello dei titoli di Stato tedeschi (ovvero un livello mai raggiunto negli oltre dieci anni di vita dell'Euro).

Intanto, in poche parole, spieghiamo cosa è lo spread, in questo caso. Si tratta della percentuale in più, rispetto alla Germania che ha invece il valore più basso in Europa, che l'Italia deve pagare, come interesse, a chi decide di acquistare i titoli di Stato. La vendita di questi è cosa comune: per finanziarsi, gli stati emettono questi titoli e li mandano all'asta. E il mercato li compra. Chi decide di comperare questi titoli, dandoci moneta contante e passando all'incasso alla scadenza di questi titoli (per esempio a dieci anni) ottiene un interesse. L'entità di questo interesse è decisa dal mercato, si fa per dire. Più uno stato è solido, dal punto di vista politico e soprattutto economico, più i rendimenti sono bassi: si tratta di un investimento sicuro che però non fa ottenere grossi guadagni. Viceversa, più uno stato è in crisi e più i rendimenti dei titoli salgono. Devono salire. Altrimenti i mercati non li acquistano. 

Se questi interessi salgono significa che il mercato, per comperare i titoli, è disposto a farlo solo se gli interessi sono alti, visto che il rischio è reputato alto.

Sinteticamente: rendimenti bassi uguale stato solido, rendimenti alti uguale stato meno solido.

Per intenderci, gli spread della Grecia sono alle stelle, così come quasi quelli dell'Irlanda, e così del Portogallo e della Spagna. Ovvero i paesi Piigs, quasi sull'orlo dell'insolvenza, della zona Euro. Chi mancava all'appello? L'Italia. Ed eccoci arrivati.

Dal punto di vista pratico - sul quale tutti i cittadini italiani ne fanno e ne faranno le spese - il nostro Stato si sta indebitando sempre di più con dei pagherò che iniziano ad avere percentuali molto alte. Non altissime come nei casi degli altri paesi citati, ma insomma decisamente alte. Perché, evidentemente, anche i mercati si sono accorti che il nostro ossigeno inizia a scarseggiare. E dunque stringono il cappio al nostro collo.

Vedremo che non mancherà molto alla notizia dell'inizio di una quota consistente di mercato dei Cds anche sul nostro Stato. Prima o poi - forse non prestissimo ma sicuramente presto - si inizierà, insomma, a scommettere sul fallimento dell'Italia.

Con buona pace di chi professava e professa che siamo fuori dalla crisi o quasi.

 

Valerio Lo Monaco

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