Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

L'Europa peggiora e la Grecia non riparte. Ovviamente

I dati economici resi noti ieri sono importanti da mettere a fuoco, ma non tanto dal punto di vista prettamente numerico, quanto per cercare di capire la direzione verso la quale si sta andando e dunque cercare, almeno un po', con discreta approssimazione, di anticipare il futuro più prossimo.

Naturalmente ci riferiamo anche alla situazione di Irlanda e Portogallo, della quale peraltro avevamo scritto anche giorni (e mesi) addietro. Ma ci riferiamo soprattutto a quanto sta accadendo in Grecia. Già, proprio il paese ellenico, leggermente fuori fuoco rispetto allo zoom dei media di massa negli ultimissimi giorni, è invece quello in grado di far capire esattamente la situazione.

Vediamo. In primo luogo i dati - brevemente - e quindi il trend. A peggiorare, in senso generale, è il quadro di tutta la zona euro. Il rapporto deficit/pil complessivo è passato dal 2% del 2008 al 6.3% attuale. Una crescita vertiginosa. In merito al debito complessivo dei Paesi, si è arrivati al 79.2% dal 69.8% precedente.

In merito ai singoli stati il discorso è molto semplice. Palma d'oro per il rapporto deficit/pil spetta ovviamente alla Grecia, arrivata al 15.4% (rispetto al 13.6% stimato in precedenza), quindi, a seguire, l'Irlanda, al momento al 14.4%, il Regno Unito con l'11.4%, la Spagna con l'11.4% e il Portogallo, al 9.3%. L'Italia, almeno secondo i numeri - attenzione: di questo unico dato - non ha una situazione così disastrosa: si attesta con un rapporto deficit/pil al 5.3% (la Francia è al 7.5%).

Le cose cambiano se si prende in esame il debito pubblico, ovvero la bolla della quale scrivemmo già due anni addietro. Su questo dato siamo tra i più alti d'Europa, con il nostro sonoro 116%, appena dietro alla Grecia che ha il 126.8%.

Ciò che va messo a fuoco, come accennato, è però un dato generale, e ben oltre la semplice rilevazione del fatto che tutti i Paesi stiano affrontando una crescita del rapporto deficit/pil e del debito pubblico. Bisogna puntare l'obiettivo sulla Grecia, ovvero sul Paese che ha subìto, al momento, gli interventi più marcati per cercare di "salvare la situazione e far ripartire l'economia". I tagli operati tempo addietro, per i quali ancora non si sono (e non lo saranno) stemperate le proteste, unitamente al denaro concesso dietro usura dai soliti noti, non solo non hanno tamponato la situazione, ma non sono riusciti a innescare alcun circolo virtuoso.

Il trend della Grecia continua a peggiorare malgrado i sedicenti salvataggi. Il che è (ed era) facile aspettarselo: tentare di risolvere un problema del genere sperando di far ripartire l'economia nel momento stesso in cui si tagliano stipendi e posti di lavoro e si aumentano le tasse era (ed è) cosa che solo i cialtroni economisti che ci ritroviamo potevano sperare.

La cosa è allarmante, perché gli aiuti che dovranno arrivare a brevissimo in Irlanda e in Portogallo, e a seguire in Spagna e poi in Italia, vanno tutti nella stessa direzione e si basano sullo stesso concetto. Sbagliato, come è facile intuire e oggi - questo il punto - come è ormai dichiaratamente dimostrato.

 

Valerio Lo Monaco

 

Secondo i quotidiani del 17/11/2010

Armiamoci e pagate