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Mutui sospesi? Per le banche è un vantaggio

Finalmente in arrivo le misure a tutela delle famiglie che non riescono a pagare le rate per l’acquisto della prima casa. Ma l’onere viene scaricato sui conti pubblici e per gli istituti di credito diventa un affare

Dal 15 novembre le famiglie in difficoltà possono chiedere la sospensione delle rate del mutuo per la prima casa grazie al fondo di solidarietà, proposto ancora nel 2007 dal governo Prodi, pubblicato nella G.U. del 2 settembre 2010 dopo tre anni di limbo. Il provvedimento consente di ottenere la sospensione fino a 18 mesi del pagamento delle rate sui mutui stipulati per la prima casa fino a un massimo di 250mila euro, e si rivolge a famiglie con reddito Isee inferiore a 30mila euro annui e che si trovino in difficoltà per perdita del lavoro, invalidità, inderogabili ristrutturazioni o eventi legati alla salute. 

E proprio su queste condizioni divampano già le polemiche. «Un modesto aiuto per pochissime famiglie», lo aveva già definito Franco Chiriaco, Segretario Generale del Sunia, il Sindacato degli Inquilini; ed è ancora più pesante lo scetticismo del Codacons, per il quale le famiglie in stato di grave disagio sono almeno 130 mila, ma «le condizioni restrittive» impediscono loro di accedere alla misura. Anzi, paradossalmente il Fondo del Governo è più restrittivo dell’accordo, sottoscritto lo scorso dicembre 2009 tra Abi e Consumatori, che ha già avallato le richieste di sospensiva per un anno di quasi 31mila famiglie, a testimonianza che la necessità di un intervento in questa direzione c’era eccome.

Anche sull’operatività del Fondo rimangono non poche ombre. La moratoria dell’Abi, a suo modo, è chiarissima: per dodici mesi l’utente sospende il pagamento della rata e allunga il suo mutuo di un anno, trovandosi ovviamente maggiorati gli interessi finali. Il Fondo statale invece prevede che nel periodo di stop dalle rate venga rinviata a fine periodo solo la quota capitale, mentre gli interessi relativi ai mesi di sospensione vengono pagati dal Fondo (e quindi dalla collettività). Sintetizzando: per quanto riguarda le banche, i loro interessi vengono corrisposti comunque, nel senso che lo spread resterà a carico della famiglia beneficiaria che dovrà comunque rimborsarlo anche nel periodo di moratoria, mentre il versamento della quota “in conto capitale” sarà solamente rinviato di un anno (con il dovuto interesse, è chiaro).

E qui allora l’impalcatura traballa, perché l’analisi di tutto ciò sembra rivelare un progetto fatto ancora una volta ad hoc per scaricare sul cittadino tutti gli oneri, sollevando il sistema bancario da qualsivoglia contributo. Un po’ come accade, su ben altra scala, nel disastro economico che sta conducendo intere nazioni sull’orlo del baratro: qualche responsabilità ce l’hanno proprio le banche di mezzo mondo, solo che non se ne fanno carico. Vada come vada, rimettere insieme i cocci della finanza internazionale è sempre un problema degli Stati. Chi ha speculato se la passa bene e le vittime della speculazione continuano a pagarne il prezzo, direttamente o indirettamente.

Per di più, una ricerca proprio dell’Abi ha verificato che “sui tassi applicati a maggio 2010 - è emerso che il tasso fisso sui mutui in Italia si attesta intorno al 4,61%, più caro di 60 punti base rispetto alla media dei tassi applicati dalle banche dell'area euro, ovvero il 13% in più. Il che, tradotto in rate - considerando un mutuo di 150mila euro da rimborsare in 25 anni - corrisponde a un esborso mensile aggiuntivo di 50 euro. Oppure 15mila euro se si considera l'intero piano di ammortamento”. I motivi? Secondo l’Abi i mutui italiani sono più cari per colpa della giustizia italiana: “al crescere dei costi connessi con le procedure giudiziarie, necessarie per far valere il credito vantato, le condizioni economiche applicate sui mutui diventano più onerose”.

Chiaro, no? Le famiglie pagano mutui più cari perché alle banche potrebbe costare parecchio recuperare i soldi di chi non può più far fronte al pagamento. Ma allora la solidarietà di questo Fondo per chi è? Per i mutuatari o per il sistema bancario, a cui si toglie anche la preoccupazione di dover recuperare eventuali insolvenze?

 

Massimo Frattin

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