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Agricoltura mondiale. Giù la produzione, su i prezzi

Come riporta il Fao Food Outlook, il 2010 si chiude in forte ribasso. E a subirne le maggiori conseguenze saranno proprio i Paesi con un reddito minore  

Il rapporto semestrale appena pubblicato dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, e presentato a Roma nella giornata di ieri non lascia ben sperare. Al termine del 2010 i dati sul costo delle importazioni alimentari a livello mondiale potrebbero rilevare una situazione più critica di quella del 2008, anno che da questo punto di vista fu tra i peggiori in assoluto. 

Se le informazioni divulgate dall'organizzazione non turbano troppo il ricco Occidente, il problema assume un'importanza smisurata per vaste fasce della popolazione mondiale. Lo scorso 16 ottobre, in occasione della trentesima Giornata dell'alimentazione, il direttore della Fao Jacques Diouf parlò di 925 milioni di persone in stato di malnutrizione cronico, e aggiunse che ben ventuno tra i trenta paesi a emergenza alimentare sono situati nel continente Africano. L'ultimo rapporto, però, oltre a evidenziare questa tragica e nota realtà, mostra che il trend della produzione agricola è in ribasso, in contrasto con quanto ci si aspettava. E, va da sé, se la produzione delle materie prime cala il costo delle importazioni non potrà che crescere.

Lo confermano gli esperti: «Prevediamo che al termine del 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell'undici per cento per i paesi più poveri e del venti per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare. Il costo totale a livello mondiale con tutta probabilità supererà nell'anno in corso il tetto dei mille miliardi di dollari, in linea con il record registrato nel 2008». Anche l'Onu ha di recente sottolineato la gravità della situazione e i suoi membri hanno messo l'accento sull'assoluta necessità di invertire la tendenza nell'anno a venire. 

Ma il problema sta proprio qui. L’attuale contrazione, intorno al due per cento, è abbastanza alta da rendere estremamente difficoltoso il ritorno agli standard precedenti. E, a maggior ragione, un loro incremento. Stando sempre agli uomini dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il mais si ridurrà del dodici per cento e le riserve di grano del dieci. Molto peggio per l'orzo, il cui calo potrebbe arrivare al trentacinque per cento. Unica eccezione il riso, in aumento del sei per cento.

Infine, c'è il caso dello zucchero. L' “oro bianco” è andato incontro a un aumento vertiginoso del prezzo pur avendo, contemporaneamente, beneficiato di una forte produzione. L'apparente paradosso si spiega considerando la domanda dei consumatori che è in costante e rapida ascesa, tanto da rendere insufficiente l'imponente crescita superiore al sette per cento. 

Fin qui le previsioni e i dati del rapporto. Quanto ai propositi abbiamo detto: stimolare la produzione per far diminuire i costi. Secondo la Fao, «date queste previsioni di calo delle scorte mondiali il volume della produzione del prossimo anno sarà cruciale per la stabilità dei mercati internazionali». E le cause? Innanzitutto le cattive condizioni meteorologiche. Ma c’è dell’altro. Nel settore cerealicolo, ad esempio, pesa la decisione del Cremlino di bloccare le esportazioni. E la Russia è tra i massimi produttori mondiali di grano. La drastica misura, valida fino al luglio 2011 per effetto di una recente proroga, è stata assunta da Medvedev in seguito ai danni provocati dai roghi divampati in agosto. Organizzazioni come la IFPRI – International Food Policy Research Institute – tendono a minimizzare l’incidenza del provvedimento, ma le conseguenze negative ci sono. 

Infine, ma in realtà al primo posto, non vanno dimenticate le cause strutturali. A cominciare dall’industrializzazione forzata che ha tolto spazi, finanziamenti e risorse umane all’agricoltura. Quello che emerge in questi giorni insomma è un problema che come al solito rinvia ai vizi intrinseci del modello economico dominante. E per risolverlo non basterà certo, come è stato fatto, nominare Roul Bova o Celine Dion “Ambasciatori Fao di buona volontà”.

 

Marco Giorgerini

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