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La Fiat è stata condannata di nuovo, in appello, per attività antisindacale

A quanto pare a Mirafiori, luogo di lotta sindacale e contrasto tra azienda e operai, la Fiat si rifiutava di effettuare il pagamento mensile delle quote sindacali tramite cessione di credito da parte degli iscritti alla Usb. In pratica si è rifiutata di operare le trattenute sindacali. La stessa cosa sarebbe accaduta a Cassino per la FLMUniti-Cub. 

L'Unione Sindacale di Base (Usb) e il FLMUniti-Cub dovevano essere, nelle intenzioni della Fiat, ostacolati nella loro rappresentatività attraverso questa specie di embargo economico. La cosa, evidentemente, non ha funzionato. Le motivazioni dell'accanimento aziendale contro questi sindacati, secondo il Segretario Provinciale del FLMUniti-Cub, Franco Di Domenico, sarebbero dovuti alla natura del sindacato: la Fiat ne avrebbe preferito al suo posto uno più accomodante.

Certo non è la prima volta che la Fiat viene condannata per attività antisindacale. Recentemente - in agosto - era accaduto per i tre operai ormai noti per essere stati licenziati illegittimamente e poi reintegrati nel posto di lavoro. Ancora solo qualche mese fa la stessa Usb aveva ricevuto una diffida per aver proclamato lo sciopero in quattro sabati di lavoro straordinario imposti dalla ditta alla Sevel, la fabbrica del gruppo Fiat che si trova ad Atessa. Chiaramente il sindacato ha a sua volta diffidato la Sevel dal proseguire le sue attività antisindacali. Si tratta naturalmente di voce sprecata anche perché l'azienda, se sa bene che presumibilmente a livello legale non arriverà a nulla - in questo caso, ad esempio, già nel 2007 la Fiat aveva denunciato e richiesto un risarcimento per mancata produzione nei confronti dello sciopero indetto nei sabati di straordinario ritirando tutto in tribunale - sa anche che, in questo periodo di crisi, la perdita del lavoro è la cosa che fa più paura e l'intimidazione del sindacato, in un modo o nell'altro, paga. Intanto nello stesso stabilimento, oltre al licenziamento dei precari, per far fronte alla crisi dell'auto è stato tolto ai lavoratori ogni premio produttività - quella stessa parte di reddito che la finanziaria ha deciso di tassare solo al 10% per il prossimo anno.

Insomma nonostante le condanne la condotta dell'azienda torinese, che aspira ad avere di italiano solo il nome, non pare abbia subito alcuna alterazione. Anzi gli ultimi procedimenti, tutti di condanna in appello e tutti per attività antisindacale, danno il polso della situazione e dei metodi aziendali. Il sindacato è fastidioso. Non fosse altro perché comunque può rallentare l'attuazione delle decisioni aziendali. Perché, ormai, si tratta solo di questo. Le intenzioni della Fiat in questo senso, infatti, sono chiarissime: tra le altre cose la delocalizzazione e chiusura degli stabilimenti meno produttivi e remunerativi per l'azienda sembrano ormai ineluttabili. Tutto per guadagnare di più con un prodotto desueto, destinato - se non altro - alla crisi di vendita perenne: l'automobile.

Se l'azienda fa il suo lavoro - sporco e ingiusto - e, fregandosene dei diritti dei lavoratori, cerca il massimo profitto a loro discapito, nemmeno il sindacato riesce a dare ai lavoratori la protezione e la sicurezza che dovrebbe. Se da una parte, infatti, la condanna della Fiat per comportamento antisindacale dovrebbe in qualche modo limitarne le attività in questo senso, dall'altra gli stessi sindacati vivono in uno stato di perenne discordia che, alla fine, fa ovviamente gioco all'azienda e nuoce agli iscritti. L'ultimo esempio sono le assemblee separate dei vari sindacati decise a Mirafiori (Fim, Uilm e Fismic da una parte e Fiom dall'altra) che indeboliscono tutte le sigle - il sindacato maggioritario, la Fiom, arriva al 31% - e con loro, soprattutto, i lavoratori.

Indovinate, al solito, chi paga - e continuerà a pagare - le conseguenze di tutto questo.

 

Sara Santolini

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