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Pubblico Vs privato. A perdere è il popolo

Bisognerebbe sapere se tra i 200 mila (a quanto pare) in piazza ieri, nelle proteste in varie parti d'Italia (e anche di altri Paesi) con al centro il tema della scuola, ci siano stati i discenti delle Università private insieme a quelli della scuola pubblica. A dire il vero, se così fosse, sarebbe stato un controsenso.

I tagli alla scuola sono rimasti. Ma non a quella privata. Ovviamente.

Cosa altro aspettarsi da un governo che fa della proprietà privata e del liberismo alcune delle sue punte di lancia? Beninteso, il tema è arcinoto: pubblico contro privato. E in merito alla scuola (ma lo stesso discorso, ad esempio, si può fare nel medesimo modo per quanto attiene alla Sanità) le differenze tra pubblico e privato si fanno sempre più evidenti.

Inutile entrare nel merito specifico della cosa: i fatti si conoscono da tempo. E il clima, il momento storico nel quale avvengono, pure: non ci sono denari pubblici a sufficienza, e dunque i tagli. Che colpiscono ovviamente il pubblico, in vari settori, tra i quali la scuola.

Ciò su cui è utile riflettere è il criterio con il quale il nostro governo decide di investire il denaro pubblico. Perché se è vero - come è vero - che grazie a debito pubblico, perdita della sovranità monetaria, sprechi e clientele, ciò che i cittadini conferiscono allo Stato mediante le tasse torna indietro se non in piccolissima parte visto che il grosso si perde nei fiumi che abbiamo accennato, è vero altresì che lo stesso denaro pubblico, gestito da chi è al governo, continua ad affluire in alcune direzioni precise. Anche in tempo di crisi come questo.

Magari non ci sono soldi per i servizi pubblici, non ce ne sono a sufficienza per i sussidi e le necessità del popolo, ma si trovano sempre per il settore privato e, ad esempio, per l'editoria: i 280 milioni stanziati per quotidiani che sempre meno vengono comprati e letti, e che di fatto sono delle vere e proprie aziende per generare utili mediante la pubblicità (dunque tutto fuorché servizio informativo), sono lì a dimostrarlo.

La scuola pubblica viene tartassata e quella privata aiutata. Aiutata si fa per dire. Il giornalismo libero, indipendente, di servizio fatica a trovare i propri lettori (lettori sfornati da una scuola, da un ambito culturale, fatiscente) però i fogli filo-governativi (naturalmente: potrebbero mai essere non governativi visto che dai contributi concessi dal governo dipendono?) possono continuare a esistere sulle spalle di tutti.

Quello che va messo a fuoco è il trend del mondo nel quale viviamo: la politica aiuta le lobby che sostengono la politica stessa perché da essa dipendono. E viceversa. In un percorso circolare - chiuso - dal quale è del tutto escluso il pubblico. Ovvero il soggetto verso il quale la politica dovrebbe indirizzare i propri sforzi. A vincere è il privato, il business. A perdere tutti gli altri. Naturalmente il pubblico, la massa, capisce a stento la situazione. E la conferma è che per quanto riguarda il nostro Paese, accorrerà in massa alle urne, a breve, per votare in favore di chi (di una parte e dell'altra) una volta incassato il voto, continuerà a fare gli interessi opposti a quelli di chi l'ha votato. Ma nella scuola e sui media questo non lo spiegano.

Valerio Lo Monaco

 

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