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Oltre i festini la vera "festa". Ai popoli

Mentre i nostri media sono impelagati nell'ennesimo scandalo su abuso d'ufficio e luci rosse di una fra le macchiette più ridicole del pianeta, il mondo, come è normale che sia, va avanti. E vanno avanti inesorabilmente gli eventi davvero in grado di cambiare la situazione delle cose, per tutti questa volta, e non per i fortunati (fortunati?) partecipanti ai festini di palazzo.

Finito lo show dei minatori cileni e mascherato ad arte quello della mondezza a Napoli, forse sarebbe stato meglio dare conto di quanto accade a livello economico in diverse parti d'Europa. E descrivere la portata di quanto accadrà tra poche ore, tra le elezioni di mid term negli Usa e il nuovo Quantitative Easing della Fed. Cose, queste ultime, che davvero possono avere un peso per la vita di tutti noi.

Ad ogni modo, tra un asse Sarkozy-Merkel e un vertice Ue, la crisi morde, sempre per gli stessi motivi, in differenti paesi europei. Non fosse che il minimo comune denominatore risiede nel fatto che se i tagli dei vari governi proseguono per confermare la tesi secondo la quale saranno i cittadini a pagare per una crisi che non hanno generato, allo stesso modo è facile aspettarsi - come sta puntualmente avvendendo - che non proprio tutti, in tutte le parti del mondo, si faranno condurre al macello docilmente come facciamo noi italiani impegnati a parlare di festini e pratiche sadomaso di chi dovrebbe, in teoria, passare notti insonni a cercare di capire come portarci fuori dalla crisi.

Ma lo sanno, dentro a quei palazzi, tra un bunga bunga e una telefonata in questura, che l'Europa sta per esplodere? E lo sanno, gli italiani, quanto di realmente importante sta avvenendo in tanti paesi precedendoci solo di qualche settimana o mese al massimo? A leggere i quotidiani pare di no, eppure sarebbe importante, per chi voglia capire, sapere che la direttrice che indicammo diversi mesi addietro si sta puntualmente verificando.

Dopo la Grecia (visti i pacchi bomba?) gli altri Piigs stanno seguendo a ruota. Tutti quanti. Esclusa l'Italia, per ora, a quanto pare almeno sentendo parlare l'opinione popolare. Sì, ogni tanto esce la notizia di una stangata delle Regioni, sulle Pensioni, sul licenziamento di 300 mila dipendenti pubblici. Una bella inchiesta di Report, il mal di pancia la Domenica sera, e poi il Lunedì riprende il solito tran tran, fatto di dichiarazioni e contro dichiarazioni sul nulla. Appunto.

In realtà il nostro ingresso ufficiale nel treno dei paesi a forte rischio è dietro l'angolo, ammesso di non aver ancora accettato di esserci dentro.

In Francia (perse di vista le proteste?) Portogallo, Spagna e Irlanda (e Gran Bretagna) e presto anche Germania (quando l'Euro sarà così alto che anche la produzione dei precari tedeschi, sui quali si basa il sedicente "miracolo" della Merkel, non riusciranno a vendere più neanche un bulllone in Europa e nel Mondo) continuano i tagli. I licenziamenti. L'inasprimento delle condizioni sociali.

Da noi le immagini di Terzigno, degli operai arrampicati, dei concorsi truccati e di tante altre manifestazioni passano in secondo piano e a livello nazionale vengono dimenticate.

Il Portogallo invece si appresta a varare una manovra lacrime e sangue per risanare i conti pubblici. Governo e opposizione, in quel paese, sono uniti nel mettere e punto i dettagli. La situazione è allarmante, con un deficit salito al 12 per cento. Su chi peseranno tali tagli è facile immaginarlo.

E in Irlanda non si sta certo meglio. Anzi, sono previsti nuovi tagli alla spesa pubblica e l'aumento delle tasse: ovvero le due leve con le quali i governi di tutti i paesi possono tentare di far sudare sangue ai cittadini. Si parla, per l'ex tigre celtica, di 15 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. Il costo maggiore sostenuto dalle casse dello Stato è relativo al salvataggio degli istituti di credito, che ha pesato per una cifra pari a quasi il 12 per cento del Pil. A questo va aggiunto la spesa per il salvataggio di altre Banche, che fa salire tale cifra al 32%. È ora, dunque, di rientrare da tale spesa. E il rientro, naturalmente, sarà a carico dei cittadini.

Resta da vedere se quando la scure si abbatterà platealmente anche sul nostro Paese - e non manca molto: riusciremo ancora a interessarci di altro, oppure ci prenderà la rabbia allo stomaco? Ma chi conosce un minimo gli italiani può facilmente supporre il futuro.

 

Valerio Lo Monaco

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